Il festival della filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo è un tentativo partecipato dei filosofi di dare una risposta alle inquietudini che travagliano il mondo in cui viviamo. Il dialogo tra gli uomini e le civiltà diventa una necessità primaria. La globalizzazione dei diritti e dei bisogni non può tramutarsi in imposizione della democrazia. I filosofi devono elaborare nuovi modelli di analisi che portino ad una azione politica per un incontro pacifico tra tutte le civiltà.
Il festival ha avuto grande successo di pubblico perché ha portato la filosofia oggettivamente elitaria verso gli uomini comuni: cittadini democratici, studenti medi ed universitari. Ma è ovvio che non siamo alla filosofia di massa, anche se tutti nel nostro piccolo possiamo filosofeggiare, solo i filosofi di professione possono svolgere questa attività dell’intelletto in sé e per sé. A noi non-filosofi ci è offerta una grande occasione di farci una nostra opinione. Tutti siamo chiamati a ricercare le condizioni per creare una polis mondiale senza barriere e senza violenze.
La filosofia che si apre all’esterno, parlando ad un pubblico di non addetti ai lavori, risponde al bisogno di una cultura senza mediatori e al desiderio di ascoltare coloro che, pur avendo delle idee, sono estromessi dai mezzi di comunicazione di massa.
Ecco l’elenco dei filosofi che sono scesi in piazza: Jean-Loup Amselle, Vittorino Andreoli, Marc Augé, Ermanno Bencivenga, Enrico Berti, Remo Bodei, Stefano Boeri, Rosi Braidotti, Massimo Cacciari, Umberto Curi, Paolo de Bernardis, Luciano De Crescenzo, Daniele Del Giudice, Franco Farinelli, Maurizio Ferraris, Jonathan Friedman, Umberto Galimberti, Aldo G. Gargani, Sossio Giametta, Peter Greenaway, Tullio Gregory, Franco La Cecla, Ignazio Licata, Michel Maffesoli, JeanLuc Marion, Giacomo Marramao, Elio Matassi, Cettina Militello, Salvatore Natoli, Elena Pulcini, Carlo Rovelli, Remo Ruffini, Augusto Sagnotti, Emanuele Severino, John Tomlinson, Achille C. Varzi, Gianni Vattimo, Mario Vegetti, Paolo Virno, Maurizio Viroli, Piero Zanini, Danilo Zolo.
20 settembre 2004
19 settembre 2004
Avvocato lei è un imbecille - Giovanni Impastato
Per aver dato dell’imbecille all’avvocato difensore del boss mafioso Tano Badalamenti gli è stata confiscata la pizzeria che gestisce a Cinisi, paese di 10 mila abitanti, in provincia di Palermo, poco distante dall’aeroporto di Punta Raisi.E’ capitato a Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. Peppino fu punito per essersi permesso di denunciare le nefandezze del potente boss mafioso Tano Badalamenti, anche lui nato a Cinisi; il suo corpo, dilaniato da una bomba, venne trovato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani; avrebbero voluto mascherare il suo omicidio come la morte di un terrorista. Con sentenza definitiva è stato appurato che la sua morte fu ordinata dal Badalamenti.
L’avvocato del mafioso Badalamenti ha citato in giudizio Giovanni Impastato per diffamazione. «Ho difeso, forse con un termine eccessivo, la memoria di mio fratello - ha detto Giovanni -, ma chi sostiene che mio fratello sia morto mentre stava compiendo un attentato terroristico è un imbecille in malafede».
Giovanni sta ottenendo la solidarietà di tanti. A cominciare da Fabio Picchi, proprietario del Cibrèo, uno dei ristoranti più amati di Firenze e d’Italia. Si sta mobilitando affinché dieci, cento, mille, diecimila ristoratori diano dell’imbecille all’avvocato di Badalamenti, «così lui se vuole diventa il monopolista della ristorazione italiana».
Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, a proposito del pignoramento della pizzeria di Giovanni Impastato ha detto: «Questa è una sorta di confisca alla rovescia, che invece di colpire il mafioso colpisce un protagonista della lotta contro la mafia».
Il film di Marco Tullio Giordana I cento passi ha contribuito a tenere viva la memoria di Peppino Impastato e a farlo conoscere anche ai giovani di oggi.
18 settembre 2004
L’ora di religione
Non ho seguito con molta attenzione la storia delle assunzioni degli insegnanti di religione cattolica. Ma ho capito molto bene che è un grande regalo che l’attuale governo di destra sta facendo alla chiesa cattolica per accaparrarsene i voti.
A fronte del solo 18% di assunzioni sui 70 mila posti disponibili per tutte le tradizionali materie, per la religione invece in due anni i posti verranno coperti al 100%.
I nomi dei docenti di religione verranno indicati dal vescovo locale e lo stato non potrà rifiutarsi di assumerli. E se poi perderanno il gradimento del vescovo, niente paura, nessuno potrà più licenziarli, verranno utilizzati nell’insegnamento di altre materie. Alla faccia della laicità dello Stato.
Ma perché anziché insegnare religione cattolica, nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, facendo regolari concorsi per le assunzioni?
A fronte del solo 18% di assunzioni sui 70 mila posti disponibili per tutte le tradizionali materie, per la religione invece in due anni i posti verranno coperti al 100%.
I nomi dei docenti di religione verranno indicati dal vescovo locale e lo stato non potrà rifiutarsi di assumerli. E se poi perderanno il gradimento del vescovo, niente paura, nessuno potrà più licenziarli, verranno utilizzati nell’insegnamento di altre materie. Alla faccia della laicità dello Stato.
Ma perché anziché insegnare religione cattolica, nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, facendo regolari concorsi per le assunzioni?
17 settembre 2004
Giovanni Raboni
Il poeta Giovanni Raboni, nato a Milano nel 1932, è morto ieri, 16 settembre 2004, a Parma in seguito ad un attacco cardiaco.È stato poeta, saggista, critico letterario e traduttore. Tra i suoi principali lavori di traduzione spiccano "I fiori del male" di Baudelaire e la versione integrale di "Alla ricerca del tempo perduto"di Proust.
Ha ricoperto anche l'incarico di direttore editoriale negli anni Settanta per la casa editrice Guanda. Era critico del “Corriere della Sera”, dove si occupava anche di teatro.
Tutte le poesie di Raboni sono state raccolte in un volume nel 1997 dall’editore Garzanti. Nel 2002 è uscita la raccolta di versi Barlumi di storia. Nel 1980 era stato pubblicato il volume di prose narrative La fossa di Cherubino.
La sua produzione poetica alterna modi colloquiali e modi alti su tematiche che comprendono l’introspezione lirica e lo sdegno civile, per approdare a un raffinato manierismo. Raboni ha utilizzato la forma chiusa e recuperato la metrica tradizionale e la rima.
Ha vinto nel 2003 il premio Librex Montale e il premio Vitaliano Brancati. Da due anni presiedeva il premio Bagutta.
Voglio ricordare Giovanni Raboni con una sua poesia tratta da Barlumi di storia.
E per tutto il resto, per quello
che in tutto questo tempo
ho sprecato o frainteso, per l'amore
preso e non dato, avuto e non ridato
nella mia ingloriosa carriera
di marito, di padre e di fratello
ci sarà giustizia, là, un altro appello?
Niente più primavera,
mi viene da pensare, se allo sperpero
non ci fosse rimedio, se morire
fosse dolce soltanto per chi muore.
16 settembre 2004
Stati Generali dell’Editoria
Si sono svolti a Roma ieri e l’altro ieri gli Stati generali dell’editoria. Ma cosa significa Stati Generali? Mi pare di ricordare che anche la Moratti organizzò tempo fa gli Stati Generali della Scuola. E la scuola continua a colare a picco. Ma questi dell’editoria sono forse altra cosa. E comunque quei termini, che mi richiamano qualcosa di militaresco (che poco ha a che fare con la Rivoluzione francese), a me non piacciono. Le cose trattate sono invece interessanti.
Anche se l’obiettivo diretto è stato mancato, se ne è raggiunto un altro insperato. Gli editori invitando vari ministri berlusconiani speravano in qualche attenzione particolare che si sarebbe dovuta tradurre in contributi. Ed invece sono stati svillaneggiati dal ministro dei Beni Culturali. Giuliano Urbani, chi era costui? Un uomo sbagliato, al posto sbagliato. Come quasi tutti i ministri del governo Berlusconi. Che c’entra Urbani con la cultura? Quasi la stessa cosa che c’entra la Moratti con la scuola. Cioè niente.
Ecco una sintesi delle cose dette dall’Urbani che hanno fatto saltare i nervi agli editori: «1. La vostra categoria sta bene, se il più grande degli editori, Berlusconi, non si lamenta; 2. Verrà introdotto un ticket per il prestito dei libri in biblioteca, che dovrà essere pagato da chi usufruisce del servizio; 3. Voi editori per fare affari dovete puntare sul mercato cinese».
Adornato poi - secondo l’editore Laterza - ha sparato un’amenità più grossa ancora, quando ha sostenuto seriamente che l’Italia è all’ultimo posto in fatto di lettura perché da noi c’è tanto sole, e con il sole si va al mare e a passeggio, e quindi si legge di più nei paesi freddi.
In conclusione i vassalli del Berlusca hanno ottenuto un’alleanza di tutti contro l’Uno. Giuseppe Laterza mette sull’avviso: «Prima o poi capiranno che in politica i voti, oltre che contarli, si pesano. E i nostri voti sono pesanti…».
Anche se l’obiettivo diretto è stato mancato, se ne è raggiunto un altro insperato. Gli editori invitando vari ministri berlusconiani speravano in qualche attenzione particolare che si sarebbe dovuta tradurre in contributi. Ed invece sono stati svillaneggiati dal ministro dei Beni Culturali. Giuliano Urbani, chi era costui? Un uomo sbagliato, al posto sbagliato. Come quasi tutti i ministri del governo Berlusconi. Che c’entra Urbani con la cultura? Quasi la stessa cosa che c’entra la Moratti con la scuola. Cioè niente.
Ecco una sintesi delle cose dette dall’Urbani che hanno fatto saltare i nervi agli editori: «1. La vostra categoria sta bene, se il più grande degli editori, Berlusconi, non si lamenta; 2. Verrà introdotto un ticket per il prestito dei libri in biblioteca, che dovrà essere pagato da chi usufruisce del servizio; 3. Voi editori per fare affari dovete puntare sul mercato cinese».
Adornato poi - secondo l’editore Laterza - ha sparato un’amenità più grossa ancora, quando ha sostenuto seriamente che l’Italia è all’ultimo posto in fatto di lettura perché da noi c’è tanto sole, e con il sole si va al mare e a passeggio, e quindi si legge di più nei paesi freddi.
In conclusione i vassalli del Berlusca hanno ottenuto un’alleanza di tutti contro l’Uno. Giuseppe Laterza mette sull’avviso: «Prima o poi capiranno che in politica i voti, oltre che contarli, si pesano. E i nostri voti sono pesanti…».
15 settembre 2004
In cerca dei tutor
Il caos regna sovrano nella scuola italiana. E’ scontato che la Moratti, per la sua formazione professionale, non capisca nulla di scuola, ma quello che mi sorprende è che i suoi consiglieri, i quali di scuola dovrebbero capirne, hanno le idee assolutamente confuse. Hanno voluto a tutti i costi cambiare la precedente organizzazione scolastica, che con fatica cominciava a dare i suoi frutti positivi, mettendo in atto una controriforma scriteriata. In questi giorni di inizio del nuovo anno scolastico si è alle prese con la fantastica invenzione dei tutor. Dovrebbero essere dei superdocenti con il compito di coordinare gli altri docenti di classe e consigliare gli allievi e le loro famiglie, ma non c’è nessun criterio per la loro individuazione. La scelta dovrebbe essere fatta dal collegio dei docenti e la nomina dal dirigente. Ma nessuno in pratica sa cosa e come fare. E si rischia lo stallo. E allora il Ministero non sa trovare niente di meglio che minacciare i dirigenti di declassamento se non creano i tutor. I tutor nominati si rifiutano di svolgere quel ruolo, perché di soldi per compensare quel maggiore impegno non ce ne sono. I sindacati dicono che la Moratti non può imporre il tutor, perché manca il contratto e perché le scuole possono rivalersi della loro autonomia. Insomma è un gran casino. E chi ne soffre è la formazione. Speriamo che passino presto questi tempi bui.
14 settembre 2004
Cos’è l’arte?
Tema
Cos’è l’arte?
Svolgimento di Letiza Moratti
L’arte è una cosa con la quale o senza la quale si vive lo stesso. Molte opere d’arte si trovano nelle chiese, ma non servono a niente, perché non si possono vendere. Io ho vari amici del mio rango che hanno comperato tante opere d’arte, riempiendo i loro salotti buoni; è certamente un buon investimento. Ma anche chi vive solo dello stipendio, che noi vogliamo ancora per ora continuare a garantire, può permettersi di comprare delle buone riproduzioni di opere d’arte; non fanno una bella figura, ma meglio che niente. Ed io per cercare di ridurre il complesso di inferiorità degli operai nei confronti dei loro datori di lavoro sto studiando una riforma per cercare di non far capire l’importanza dell’arte. Ed infatti secondo questa mia grande riforma la Storia dell’Arte dovrà essere studiata solo nei Licei classici, dove generalmente vanno solo i figli di noi ricchi capaci. E siccome all’Università si può accedere anche con i diplomi delle altre scuole superiori ho pensato che è bene sopprimere la laurea in Storia dell’Arte. Chi vorrà studiare questa materia dovrà iscriversi al corso di laurea in Conservazione dei beni scientifici e della comunità industriale. I centotrenta professori universitari e i quaranta ricercatori del settore storico-artistico, che mi hanno scritto una lettera deplorando la mia iniziativa ministeriale, non hanno capito la mia finalità democratica. E poi se il mio grande capo Berlusconi può distruggere tutta l’Italia per gli affari suoi, perché io nel mio piccolo non mi posso consentire di distruggere solamente l’istruzione?
Letizia Moratti
Cos’è l’arte?
Svolgimento di Letiza Moratti
L’arte è una cosa con la quale o senza la quale si vive lo stesso. Molte opere d’arte si trovano nelle chiese, ma non servono a niente, perché non si possono vendere. Io ho vari amici del mio rango che hanno comperato tante opere d’arte, riempiendo i loro salotti buoni; è certamente un buon investimento. Ma anche chi vive solo dello stipendio, che noi vogliamo ancora per ora continuare a garantire, può permettersi di comprare delle buone riproduzioni di opere d’arte; non fanno una bella figura, ma meglio che niente. Ed io per cercare di ridurre il complesso di inferiorità degli operai nei confronti dei loro datori di lavoro sto studiando una riforma per cercare di non far capire l’importanza dell’arte. Ed infatti secondo questa mia grande riforma la Storia dell’Arte dovrà essere studiata solo nei Licei classici, dove generalmente vanno solo i figli di noi ricchi capaci. E siccome all’Università si può accedere anche con i diplomi delle altre scuole superiori ho pensato che è bene sopprimere la laurea in Storia dell’Arte. Chi vorrà studiare questa materia dovrà iscriversi al corso di laurea in Conservazione dei beni scientifici e della comunità industriale. I centotrenta professori universitari e i quaranta ricercatori del settore storico-artistico, che mi hanno scritto una lettera deplorando la mia iniziativa ministeriale, non hanno capito la mia finalità democratica. E poi se il mio grande capo Berlusconi può distruggere tutta l’Italia per gli affari suoi, perché io nel mio piccolo non mi posso consentire di distruggere solamente l’istruzione?
Letizia Moratti
11 settembre 2004
Bin Laden è vivo
Il segretario di Stato americano Colin Powel ha di recente affermato che Osama Bin Laden è ancora vivo ed è in fuga. Che sia vivo pare cosa scontata, ma che sia in fuga ne dubito fortemente. Bin Laden non è stato mai veramente cercato e quindi non ha motivo di fuggire.
Quasi certamente tutto quello che è stato detto dall’amministrazione Bush su Bin Laden, per giustificare l’invasione dell’Afghanistan, è falso, come sono false le motivazioni dichiarate per invadere l’Iraq (esistenza di armi di distruzioni di massa). Osama Bin Laden ha rivendicato l’attacco dinamitardo all’ambasciata americana in Africa Orientale ed altri atti terroristici, ma ha negato ogni partecipazione di Al Qaeda all’attacco delle torri gemelle l’11 settembre 2001. La famosa videoconfessione è stato dimostrato essere una manipolazione.
E’ certo invece che i 19 dirottatori erano tutti appartenenti alla Jihad islamica, con base in Egitto. Ma Bush, anziché farsi consegnare i leader dell’organizzazione, inviò al suo amico Mubarak altri soldi e altre armi.
Affidabili testimoni afghani hanno raccontato ai giornalisti di aver visto Bin Laden lasciare il Paese subito dopo l’11 settembre. Gli americani sapevano benissimo che, quando il 6 ottobre 2001 dichiararono guerra all’Afghanistan, Bin Laden non si trovava in quel paese.
E’ anche falso che Al Qaeda avesse la sede centrale in Afghanistan. E’ risaputo che armi e militanti di Al Qaeda sono finanziati con fondi sauditi che transitano su banche pakistane, ed è anche risaputo che detti militanti sono protetti dall’agenzia di intelligence pachistana.
Credo anche che Bush sappia benissimo dove si trovi Bin Laden, altrimenti dovremmo dubitare che gli Stati Uniti siano veramente una grande potenza.
Quasi certamente tutto quello che è stato detto dall’amministrazione Bush su Bin Laden, per giustificare l’invasione dell’Afghanistan, è falso, come sono false le motivazioni dichiarate per invadere l’Iraq (esistenza di armi di distruzioni di massa). Osama Bin Laden ha rivendicato l’attacco dinamitardo all’ambasciata americana in Africa Orientale ed altri atti terroristici, ma ha negato ogni partecipazione di Al Qaeda all’attacco delle torri gemelle l’11 settembre 2001. La famosa videoconfessione è stato dimostrato essere una manipolazione.
E’ certo invece che i 19 dirottatori erano tutti appartenenti alla Jihad islamica, con base in Egitto. Ma Bush, anziché farsi consegnare i leader dell’organizzazione, inviò al suo amico Mubarak altri soldi e altre armi.
Affidabili testimoni afghani hanno raccontato ai giornalisti di aver visto Bin Laden lasciare il Paese subito dopo l’11 settembre. Gli americani sapevano benissimo che, quando il 6 ottobre 2001 dichiararono guerra all’Afghanistan, Bin Laden non si trovava in quel paese.
E’ anche falso che Al Qaeda avesse la sede centrale in Afghanistan. E’ risaputo che armi e militanti di Al Qaeda sono finanziati con fondi sauditi che transitano su banche pakistane, ed è anche risaputo che detti militanti sono protetti dall’agenzia di intelligence pachistana.
Credo anche che Bush sappia benissimo dove si trovi Bin Laden, altrimenti dovremmo dubitare che gli Stati Uniti siano veramente una grande potenza.
9 settembre 2004
Vittorio Feltri. Anche gli stronzi meritano una citazione
Io non conoscevo Vittorio Feltri, se non per averlo visto qualche volta per sbaglio in televisione. Non meriterebbe parlarne, ma per una volta voglio fare un’eccezione, anche i coglioni meritano una citazione.
Dai risultati deduco che prima di cominciare a scrivere s’inciucchi con vino trattato o si faccia con qualche droga pesante. Sto commentando quanto Feltri ha scritto ieri sul rapimento avvenuto a Baghdad di Simona Pari e di Simona Torretta.
Comincio dalla fine dove dice: «Posso solo manifestare il mio schifo. E il mio sdegno verso chi ha spinto le sfortunate donne sull’orlo del baratro». Ma, Vittorio Feltri, sei tu che fai schifo, per le castronerie e le palle che hai scritto. Sarebbe da ridere, se non ci trovassimo davanti a fatti tragici.
Ed ecco un florilegio delle sue cazzate offensive. A cominciare dal titolo del suo articolo: «Vittime dei pacifisti». Feltri fai schifo.
«Ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani», dove i cani sono gli iracheni bisognosi, malati, bambini. Feltri fai schifo.
«Per gli islamici assatanati dal bigottismo coranico noi occidentali abbiamo il valore, nullo, di una zanzara. … La stima che i musulmani scalmanati hanno di noi è pari a quella che essi hanno dei maiali. Per loro siamo solo zanzare, ragni, mosche. Le care Simone non si sono rese conto di essere zanzare». Da schiacciare. Feltri fai schifo.
«Le Simone sono noglobal. Le Simone poverine erano ubriache di bischerate rosse. Serie nella loro dabbenaggine antiamericana, un po’ stolte a dirla per intero, stordite dalle fregnacce propagandistiche della sinistra italiana. Ma a forza di rimbambirsi con frasi fatte melense e false si viene trascinati al patibolo». Per lui sono già morte. Feltri fai schifo.
«Smettetela inutilissimi idioti di imbottire i cervelli più candidi e bambineschi di scemenze pauperistiche. Povere Simone. Intronate di balle e indotte a partire per Bagdad. Non vi è giunta all’orecchio la notizia che ogni due per tre sgozzano un occidentale, lo sequestrano, lo stendono? Baldoni non vi ha insegnato nulla? I due reporter francesi, sapete dove sono?». Feltri fai schifo.
«Le hanno puntate, catturate, e dio sa cosa le attende. Non so immaginare le azioni oscene del beduino arrapato». Feltri fai schifo.
Ne ho parlato questa volta di un verme insignificante, Vittorio Feltri, non ne parlerò mai più.
Dai risultati deduco che prima di cominciare a scrivere s’inciucchi con vino trattato o si faccia con qualche droga pesante. Sto commentando quanto Feltri ha scritto ieri sul rapimento avvenuto a Baghdad di Simona Pari e di Simona Torretta.
Comincio dalla fine dove dice: «Posso solo manifestare il mio schifo. E il mio sdegno verso chi ha spinto le sfortunate donne sull’orlo del baratro». Ma, Vittorio Feltri, sei tu che fai schifo, per le castronerie e le palle che hai scritto. Sarebbe da ridere, se non ci trovassimo davanti a fatti tragici.
Ed ecco un florilegio delle sue cazzate offensive. A cominciare dal titolo del suo articolo: «Vittime dei pacifisti». Feltri fai schifo.
«Ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani», dove i cani sono gli iracheni bisognosi, malati, bambini. Feltri fai schifo.
«Per gli islamici assatanati dal bigottismo coranico noi occidentali abbiamo il valore, nullo, di una zanzara. … La stima che i musulmani scalmanati hanno di noi è pari a quella che essi hanno dei maiali. Per loro siamo solo zanzare, ragni, mosche. Le care Simone non si sono rese conto di essere zanzare». Da schiacciare. Feltri fai schifo.
«Le Simone sono noglobal. Le Simone poverine erano ubriache di bischerate rosse. Serie nella loro dabbenaggine antiamericana, un po’ stolte a dirla per intero, stordite dalle fregnacce propagandistiche della sinistra italiana. Ma a forza di rimbambirsi con frasi fatte melense e false si viene trascinati al patibolo». Per lui sono già morte. Feltri fai schifo.
«Smettetela inutilissimi idioti di imbottire i cervelli più candidi e bambineschi di scemenze pauperistiche. Povere Simone. Intronate di balle e indotte a partire per Bagdad. Non vi è giunta all’orecchio la notizia che ogni due per tre sgozzano un occidentale, lo sequestrano, lo stendono? Baldoni non vi ha insegnato nulla? I due reporter francesi, sapete dove sono?». Feltri fai schifo.
«Le hanno puntate, catturate, e dio sa cosa le attende. Non so immaginare le azioni oscene del beduino arrapato». Feltri fai schifo.
Ne ho parlato questa volta di un verme insignificante, Vittorio Feltri, non ne parlerò mai più.
8 settembre 2004
Cortili
7 settembre 2004
Cecenia: per capire
Il nazionalismo ceceno parte da molto lontano. I ceceni nel 1818 si erano battuti contro l’espansione imperialista degli zar e dopo il 1917 contro i bolscevichi. La Cecenia fu costituita in regione autonoma nel 1922, unita poi nel 1934 con l’Inguscezia è divenuta nel 1936 una repubblica autonoma della Russia sovietica.La coabitazione con il potere sovietico è stata sempre conflittuale, con numerose rivolte e sollevazioni. Nel 1944 Stalin soppresse la repubblica cecena e fece deportare in massa la popolazione nella steppa kazaca e nella taiga siberiana. Il popolo ceceno poté ritornare sul proprio territorio solo dopo la morte di Stalin e nel 1957 fu ripristinata la repubblica.
La volontà di indipendenza, riesplosa nei primi anni Novanta, dopo lo scioglimento del regime sovietico, portò alla ribellione armata contro Mosca e alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza. Il governo di Mosca non ha mai riconosciuto questa indipendenza, non volendo rinunciare alla rilevante ricchezza petrolifera del sottosuolo ceceno ed ha ingaggiato una spietatissima repressione armata che ha provocato quasi centomila morti. La guerra cecena iniziata da Eltsin continua oggi con Putin. Ma la guerriglia cecena non si lascia sconfiggere.
Il nazionalismo è la forza più importante della storia moderna che riesce a sopravvivere a tutto e a tutti. Sbaglia chi non capisce questo, come stanno sbagliando Bush in Iraq e Putin in Cecenia. Il nazionalismo pur di raggiungere il suo obiettivo di indipendenza si mescola al fondamentalismo religioso e si serve del terrorismo, che è l’arma dei deboli. «In fin dei conti, cosa muove la politica statunitense dopo l’11 settembre, se non un nazionalismo offeso e violato?», si chiede William Pfaff, esperto di fatti internazionali.
Attualmente la Cecenia conta circa 780 mila abitanti e la Russia 144 milioni.
6 settembre 2004
Fecondazione assistita – Il manifesto e la bandiera
Se nove mesi prima della nascita dell’attuale ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, i suoi genitori avessero potuto far esaminare l’embrione che poi l’avrebbe generato, certamente l’avrebbero fatto sopprimere graziando l’umanità di un caso clinico. Lui sì paragonabile (ma solo come caso clinico) al capo dei nazisti. E’ un’offesa questa? Ma l’offesa di difesa e meno grave dell’offesa di attacco. Questo signore (si fa per dire) non può permettersi di offendere impunemente chi non la pensa come lui. Il suo manifesto potrebbe benissimo essere usato per lo stesso compito per cui il suo collega Bossi disse di voler usare la bandiera italiana.
Sentite ora cosa ha detto il forzista Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera dei deputati. Prima però consentitemi una piccola digressione. L’onorevole Biondi porta il mio stesso cognome, ma non ha nessunissima parentela con me; un po’ però mi fa vergognare che uno che porta il mio cognome abbia fatto la brutta fine di ritrovarsi nell’allegra e dannosa compagnia del Berlusca. Ed ecco la riflessione di Alfredo Biondi: «Se Giovanardi non capisce che l’attuale legge sulla fecondazione assistita è formata da una sequela di divieti che non tengono conto dei diritti e delle aspettative di chi non può avere figli, allora ha un problema di analisi suo, personale. Ma non può fare analisi offensive verso chi la pensa in modo diverso da lui, non rispetta né avversari, né amici, visto che l’opposizione alla legge è stata trasversale».
Più incazzato ancora per l’accusa di nazista è un tuttora amico della compagnia Berlusca, il segretario del Partito Radicale Daniele Capezzone, che denuncerà in sede penale e civile il ministro Giovanardi, autore del manifesto dell’Udc di Modena in cui i referendari della fecondazione assistita vengono paragonati ai nazisti.
A noi non ci resta che accogliere l’invito del segretario del Pdci di Modena, Monica Macchioni, per la parte di competenza: «Credo ci sia sufficiente carne al fuoco per decidere di non votare più per il ministro e per andare subito a firmare per il referendum contro chi pretende di decidere sulla vita, sulla pelle e sulla felicità delle persone».
Sentite ora cosa ha detto il forzista Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera dei deputati. Prima però consentitemi una piccola digressione. L’onorevole Biondi porta il mio stesso cognome, ma non ha nessunissima parentela con me; un po’ però mi fa vergognare che uno che porta il mio cognome abbia fatto la brutta fine di ritrovarsi nell’allegra e dannosa compagnia del Berlusca. Ed ecco la riflessione di Alfredo Biondi: «Se Giovanardi non capisce che l’attuale legge sulla fecondazione assistita è formata da una sequela di divieti che non tengono conto dei diritti e delle aspettative di chi non può avere figli, allora ha un problema di analisi suo, personale. Ma non può fare analisi offensive verso chi la pensa in modo diverso da lui, non rispetta né avversari, né amici, visto che l’opposizione alla legge è stata trasversale».
Più incazzato ancora per l’accusa di nazista è un tuttora amico della compagnia Berlusca, il segretario del Partito Radicale Daniele Capezzone, che denuncerà in sede penale e civile il ministro Giovanardi, autore del manifesto dell’Udc di Modena in cui i referendari della fecondazione assistita vengono paragonati ai nazisti.
A noi non ci resta che accogliere l’invito del segretario del Pdci di Modena, Monica Macchioni, per la parte di competenza: «Credo ci sia sufficiente carne al fuoco per decidere di non votare più per il ministro e per andare subito a firmare per il referendum contro chi pretende di decidere sulla vita, sulla pelle e sulla felicità delle persone».
5 settembre 2004
Mi sento impotente di fronte alla violenza
Mi sento impotente e sradicato di fronte alla violenza che impera nel mondo e alla teorizzazione della sua ineluttabilità.Impotente quando molti americani applaudono Bush che afferma che lui andrà ad ammazzare i nemici (veri o creati?) in casa loro per impedire che loro possano venire in America ad ammazzare gli americani. Ma mi chiedo perché loro (nemici o pseudo nemici) non lo potrebbero o non lo dovrebbero anticipare?
Impotente di fronte ai 400 (forse 600) sacchi neri con dentro i morti, principalmente bambini, di Beslan in Russia. Ma Putin non aveva detto che non si sarebbe ripetuto l’errore del tragico blitz delle teste di cuoio nel teatro di Dubrovka? Evidentemente mentiva o peggio ancora a Beslan qualcuno è stato più forte di Putin.
Impotente di fronte alla sudditanza acritica di Berlusconi e soci nei confronti dell’americano Bush. Impotente di fronte al dilemma di dover scegliere a tutti i costi fra la guerra di Bush o la violenza dei terroristi. Ma io, cosa apparentemente strana per me laico convinto, scelgo una terza strada: quella della pace senza se e senza ma del polacco papa Wojtyla.
Mi consola il fatto di non essere solo su questa via. Faccio letteralmente mie le affermazioni di alcuni volontari della Festa de l’Unità di Genova. «Quei sette, otto che governano il mondo si devono rendere conto che il terrorismo è diventato un problema che si ripropone tutti i giorni e che la strada fin qui seguita per combatterlo non ha fatto che alimentarlo». «E’ il sistema mondiale che va discusso e ridisegnato. Finché ci saranno popolazioni che muoiono di fame, finché si continuerà a calpestare i diritti umani, il problema del terrorismo non si potrà risolvere». E a proposito dei bambini uccisi a Beslan: «I terroristi sono caduti nella trappola di fare una guerra tra poveri».
4 settembre 2004
Libri in fiamme a Weimar
Molte migliaia di libri (forse 30.000) sono andati in fiamme nell'incendio sprigionatosi l'altro ieri nella biblioteca della città tedesca di Weimar in Turingia. La biblioteca, voluta dalla duchessa Anna Amalia (1739-1807), custodisce circa un milione di libri. Tra l'altro vi sono 2.000 manoscritti del Medio Evo, 8.400 carte geografiche, una collezione di preziose Bibbie (una appartenuta a Lutero del 1543 fortunatamente è scampata al fuoco). Sono raccolte anche moltissime edizioni dei classici tedeschi: Goethe, Schiller, Herder, Wieland.
Il piccolo ducato di Weimar era divenuto alla fine del settecento il centro della cultura tedesca, tanto da essere chiamata da M.me De Staël l'Atene della Germania. Ma divenne anche centro politico importante, tanto da dar vita nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, alla repubblica di Weimar appunto; repubblica democratica che crollò nel 1933 con l'avvento di Hitler.
Profondissima è la ferita ed incalcolabile è il danno provocati dalle fiamme. Il rogo dei libri di Weimar richiama alla memoria quelli delle biblioteche di Alessandria e di Heidelberg.
La distruzione dei libri segna una perdita d'identità collettiva e individuale. Le biblioteche pubbliche e le nostre biblioteche private svelano da dove veniamo, chi siamo e verso dove andiamo.
In questi tempi bui della ragione, in cui alla violenza si risponde con la violenza, una via di scampo ci potrebbe essere data dalla cultura storica. Ma gli uomini che oggi governano il mondo e la nostra nazione non fanno sperare nulla di buono. E' triste e deprimente sentire un capo di governo vantarsi di aver letto l'ultimo libro venti anni fa.
Il piccolo ducato di Weimar era divenuto alla fine del settecento il centro della cultura tedesca, tanto da essere chiamata da M.me De Staël l'Atene della Germania. Ma divenne anche centro politico importante, tanto da dar vita nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, alla repubblica di Weimar appunto; repubblica democratica che crollò nel 1933 con l'avvento di Hitler.
Profondissima è la ferita ed incalcolabile è il danno provocati dalle fiamme. Il rogo dei libri di Weimar richiama alla memoria quelli delle biblioteche di Alessandria e di Heidelberg.
La distruzione dei libri segna una perdita d'identità collettiva e individuale. Le biblioteche pubbliche e le nostre biblioteche private svelano da dove veniamo, chi siamo e verso dove andiamo.
In questi tempi bui della ragione, in cui alla violenza si risponde con la violenza, una via di scampo ci potrebbe essere data dalla cultura storica. Ma gli uomini che oggi governano il mondo e la nostra nazione non fanno sperare nulla di buono. E' triste e deprimente sentire un capo di governo vantarsi di aver letto l'ultimo libro venti anni fa.
3 settembre 2004
Andiamo a lavorare
Da conteggi fatti risulta che il Berlusca dei 1180 giorni di governo ne abbia passato oltre la metà in vacanza, a temprarsi lo spirito (ma quale?), a rifarsi la faccia, a trapiantarsi i capelli, a piantare cactus. Dal conteggio delle ferie sono sottratti i giorni passati ad ordinare le fioriere, in occasione dei summit, inclusi nei giorni lavorativi. Alla faccia di noi poveri mortali che i pochi giorni di ferie (30 su 365 all'anno) ce li siamo passati chiusi in casa o in macchina per raggiungere e lasciare il luogo della villeggiatura. E al lavoro siamo tornati più stressati di quando lo abbiamo lasciato. Ma il Berlusca non è contento, dice che noi lavoriamo poco e sta preparando una legge per ridurci i ponti e concentrare i week-end. Le vacanze e i ponti li deve fare solo lui. Solo ad un altro consente di poterlo fregare sulla durata delle ferie, all'amico americano George W. Bush.
1 settembre 2004
Venezia - 61ma mostra internazionale d’arte cinematografica
E’ cominciato oggi il Festival del Cinema di Venezia. Avrei voluto essere lì per fare in questo blog una cronaca giornaliera dei film visti e degli eventi vari. Ma purtroppo non è così, devo accontentarmi di leggere della Mostra sui giornali ed in internet e vedere qualcosa in tv. Spero il prossimo anno di poterci essere a Venezia. Mi sto organizzando. Mi consola un po’ quello che ha scritto Alberto Crespi in un articolo introduttivo alla Mostra: «Forse continuare ad andare a Venezia, o a Cannes, è una perdita di tempo. Gli eventi globali del cinema sono altri». Ma subito dopo aggiunge: «Detto questo, a Venezia ci saremo, e ben disposti». Beato lui.Ecco i numeri della 61a mostra internazionale d’arte cinematografica. Film in concorso: 21; film fuori concorso: 16; Venezia Orizzonti: 27; Venezia Mezzanotte: 10; Venezia Cinema Digitale: 18; Venezia Corto Cortissimo: 33. Nei numeri ho incluso oltre ai film anche gli Eventi speciali. Altre sezioni programmate sono: Italian Kings of the B’s, retrospettiva del cinema italiano di genere; Settimana Internazionale della Critica (SIC), rassegna di 7 opere prime; Giornate degli Autori, spazio del nuovo cinema organizzato dall’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dall’API (Autori Produttori Indipendenti).
Domenica 5 settembre infine vi sarà un segmento particolare della Mostra intitolato Storia segreta del cinema italiano – Underground Italia, saranno proiettati un film a testa di Alberto Grifi, Gianfranco Baruchello, Romano Scavolini; conosco i primi due e i loro film, ne ho parlato nella mia tesi di laurea Avanguardia e Kitsch nel Cinema italiano.
Ecco due link utili sulla mostra
http://www.labiennale.org/it/cinema/
http://it.movies.yahoo.com/venezia/2004/
31 agosto 2004
Fahrenheit 9/11
“Mi hai preso per fesso una volta, non lo farai più”. Michael Moore vorrebbe che la maggioranza degli americani dicesse questo a Bush con il voto di novembre prossimo quando verrà eletto il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Con questa battuta infatti si chiude il suo film Fahrenheit 9/11, che ho visto ieri sera.Il film si apre con la certezza da parte di Moore che Bush non abbia vinto le elezioni presidenziali di quattro anni fa con il voto popolare, ma con una colossale truffa messa in atto da parte dei poteri forti degli Stati Uniti.
Il film segue poi nello smantellare una per una tutte le bugie dette da Bush e dal suo entourage per giustificare l’invasione dell’Iraq, voluta in realtà per fini poco nobili: mettere la mani sul petrolio iracheno ed incrementare le commesse alle industrie belliche.
Vengono anche presentati minuziosamente fatti e documenti che testimoniano dei forti legami economici tra la famiglia di Bush e la famiglia di Bin Laden, che esistevano prima dell’attacco alle torri gemelle e che continuano ad esistere oggi.
Parte predominante del film è la guerra in Iraq: le menzogne dette per giustificarla, i sistemi usati per arruolare i soldati fra i giovani più poveri e bisognosi, la tragicità delle bombe intelligenti che colpiscono a caso uccidendo principalmente civili inermi, i corpi martoriati di americani ed iracheni, i tantissimi morti, le famiglie colpite dai lutti abbandonate a se stesse, i feriti da dimenticare perché non servono più e costano troppo.
Moore ha voluto fare scientemente un film militante, nella speranza che possa aiutare a far venire fuori e a far vincere l’America migliore che vuole la pace ed il rispetto degli altri.
Ma il film è anche molto bello, non a caso ha vinto la Palma d’Oro nell’ultimo Festival di Cannes.
Cast Tecnico Artistico
genere Documentario
anno 2004
nazione U.S.A.
casa distributrice BIM
regista Michael Moore
interpreti Michael Moore , George W. Bush , Debbie Petriken
sceneggiatura Michael Moore
fotografia Mike Desjarlais
musiche Jeff Gibbs montaggio Kurt Engfehr, Christopher Seward, T. Woody Richman
durata 110
data uscita 27-08-2004
29 agosto 2004
Olimpiadi di Atene – Stefano Baldini
Finalmente! Dopo l’ansia, la speranza, la delusione di ieri per la sconfitta con l’Argentina nella finale di basket, di oggi pomeriggio per la sconfitta con il Brasile nella finale di pallavolo, stasera finalmente l’esplosione di gioia per la vittoria di Stefano Baldini nella maratona. Le olimpiadi di Atene non potevano chiudersi nel modo migliore. Ho seguito con grande interesse le gare, a cominciare dalla vittoria nel ciclismo di Paolo Bettini.Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Atene
Dalla cerimonia inaugurale tutta elettronica e tecnologica si è passati alla cerimonia di chiusura in cui è prevalso l’aspetto umano. Ho apprezzato di più.
28 agosto 2004
Porta del giardino
27 agosto 2004
In memoria di Enzo Baldoni
La morte di Enzo Baldoni, la morte di Fabrizio Quattrocchi, la morte dei 20 militari italiani uccisi a Nassyria, la morte dei 14 mila civili iracheni (conteggio dell’iraqbodycount.net), la morte delle migliaia e migliaia di soldati iracheni che nessuno conta, la morte dei soldati inglesi e dei soldati delle altre nazioni che hanno invaso l’Iraq, la morte degli oltre venti giornalisti morti dall’inizio della guerra, tutti questi morti e tutti gli altri morti dell’assurda e meschina guerra che si continua a combattere in Iraq peseranno sulle coscienze di Bush, di Blair, di Berlusconi, che questa guerra hanno voluto e continuano a volere.Ma questi signori hanno una coscienza?
Il tribunale dell’umanità li ha condannati al massimo della pena. Saranno chiamati a renderne conto.
25 agosto 2004
La rivincita di Natale
Cinema in villa 2004 – Martina Franca (Taranto) – 5° filmLa vita è un gioco sporco dove vince chi bara più forte. E’ un mondo senza morale quello che Avati mostra nel suo film. Sarebbe una fortuna se questo esistesse solo nella finzione cinematografica, ma purtroppo esempi del genere abbondano nella vita reale: politica, sociale, amministrativa, sportiva, artistica.
Il massimo valore diventa il potere raggiunto con qualsiasi mezzo anche se disonesto (quasi sempre). Il pessimismo regna sovrano nel film. Ma forse un piccolo filo di speranza ci viene comunque lasciato; il film si chiude con l’inquadratura di un piccolo presepe.
Un film in pratica senza una storia (se non una partita a poker), interamente giocato sulla recitazione degli attori, tutti bravissimi, senza alcuna caduta di tono.
E’ triste la nostra società se ci porta verso la più nera solitudine ed il più totale fallimento.
Trama
Il tavolo verde di Avati si accende ancora e riluce degli sguardi di cinque personaggi in cerca di sé stessi e di un momento che per tutti, vincente o perdente, si imprime in una vita che non sempre è quella che sembra, e, molto frequentemente, rappresenta una dura realtà.
Franco, 18 anni dopo una sconfitta in una partita a carte che lo ha segnato (anche economicamente), cerca i suoi “compagni di ventura” per giocare una rivincita su molti fronti. Lele, critico cinematografico malato di cancro, Ugo, conduttore televisivo, Stefano, proprietario del “luogo del delitto”, l’avvocato Santelia. I protagonisti, fra giochi delle parti, si presentano nuovamente a rivivere quell’attimo che li mette a confronto in valore assoluto, senza considerare la loro condizione di vita attuale. La tensione della vecchia amicizia è ora dentro il mazzo di carte, che legge e mette a confronto ancora una volta l’anima e il cuore di chi è coinvolto.
Cast Tecnico Artistico
Regia Pupi Avati
Sceneggiatura Pupi Avati
Fotografia Pasquale Rachini
Scenografia Simona Migliotti
Musica Riz Ortolani
Montaggio Amedeo Salfa
Prodotto da Antonio Avati (Medusa Film, Duea Film)
Durata 99'
Distributore Medusa Film
Personaggi e Iterpreti
Franco Mattioli Diego Abatantuono
Antonio Santelia Carlo Delle Piane
Lele Bagnoli Alessandro Haber
Ugo Cavara Gianni Cavina
Stefano Bertoni George Eastman
24 agosto 2004
Agata e la tempesta
Cinema in villa 2004 – Martina Franca (Taranto) – 4° filmLa tempesta richiamata nel titolo è tutta interiore. Le certezze, che i personaggi credevano di avere, diventano illusorie. La realtà di ieri non è la realtà di oggi, che a sua volta non sarà quella di domani. La concretezza dei fatti si tramuta in dilatazione onirica. L’esperienza da reale diventa gradatamente surreale. Il quotidiano diviene sogno ad occhi aperti.
Agata ha in sé tutte queste potenzialità, ma quasi mai ne è consapevole; la vita degli altri si trasforma al suo contatto, o forse è solo in lei che avviene questa trasformazione.
Un film commedia che tende a trasformarsi in favola. Luci, suoni e paesaggi assecondano questa trasformazione. Molto bravi tutti gli attori ad immergersi in questo mondo fatato e a dargli vita.
Trama
Agata si sentiva al sicuro nella sua libreria e invece è come se all'improvviso fosse precipitata dentro la trama di un bizzarro romanzo: la passione inattesa per un ragazzo esuberante e forse troppo disinvolto, l'improvvisa scoperta che l'amato fratello Gustavo in realtà non è suo fratello e le lampadine che misteriosamente si fulminano al suo passaggio.
Sulle tracce di Gustavo, architetto in fuga da una vita che non sente più sua, Agata finisce a Cicognara, un piccolo paese sprofondato nella nebbia d’inverno e nell'afa d'estate. E' qui che vive Romeo il vero fratello di Gustavo che nel frattempo, accantonata momentaneamente l'architettura, si dedica alla cura di Bianchina, la gallina di sua madre buonanima, e alla ricerca di suo padre.
Romeo fa il rappresentante d'abbigliamento, scorazza su e giù per la pianura a bordo della sua familiare arancione, ama profondamente sua moglie ma non perde occasione di tradirla. Ha un sogno: mollare tutto e aprire un vivaio di trote.
Per Agata, Gustavo e Romeo, e per i singolari personaggi che intorno a loro si raccolgono, si aprono le porte di una stramba famiglia tutta da scoprire e di una vita tutta da inventare.
Cast tecnico artistico
Regia Silvio Soldini
Sceneggiatura Silvio Soldini, Doriana Leondeff, Francesco Piccolo
Fotografia Arnaldo Catinari
Scenografia Paola Bizzarri
Costumi Silvia Nebiolo
Musica Giovanni Venosta
Montaggio Carlotta Cristiani
Prodotto da Luigi Musini, Roberto Cicuto, Tiziana Soudani per Albachiara, Amka Film, Mercury Films Productions, Lumière & Co., Euroimages
(Italia, 2004)
Durata 120'
Distribuzione Mikado
Personaggi e Interpreti
Agata Licia Maglietta
Romeo Giuseppe Battiston
Gustavo Emilio Solfrizzi
Ines Marina Massironi
Nico Claudio Santamaria
Maria Libera Giselda Volodi
Generoso Remo Remotti
Daria Monica Nappo
23 agosto 2004
Che ne sarà di noi
Cinema in villa 2004 – Martina Franca (Taranto) – 3° filmE’ un film sui giovani di oggi che offre tanti spunti di riflessione sia ai giovani che agli adulti, sia ai figli che ai genitori. Gli spettatori giovani potranno chiedersi, appunto, “che ne sarà di noi?”; gli adulti potranno dire “ecco cosa eravamo noi!”, ma anche facendo ricorso alla loro esperienza pratica prevedere cosa diventeranno i giovani.
E’ una storia raccontata dal punto di vista dei giovani, non a caso il giovane protagonista del film Silvio Muccino (22 anni) è anche autore del soggetto e della sceneggiatura.
Ma i giovani di oggi sono tutti come quelli presentati nel film: disimpegnati, dediti alle droghe, svogliati negli studi? Io credo e so di no. Ma anche gli adulti sono tutti come quelli del film: rassegnati, separati, assenti? Io so di no.
Bei colori, bei paesaggi; un film che prende e si fa seguire. Buona testimonianza del nuovo cinema italiano.
Trama
Matteo (Silvio Muccino) ha appena fatto l’esame di maturità ed è innamorato follemente di una ragazza più grande di lui. Carmen (Violante Placido), questo il nome della fanciulla, decide di partire per la Grecia senza neanche avvertirlo. Matteo non si perderà d’animo e dopo aver convinto i suoi amici Manuel (Elio Germano) e Paolo (Giuseppe Sanfelice) a seguirlo a Santorini farà in modo di incontrare la sua amata proprio sulla bellissima isola greca. Quando i tre arriveranno in questo lembo di terra in mezzo al mediterraneo scopriranno però che la bella Carmen è una ragazza ambigua e problematica che farà soffrire non poco il povero Matteo.
Cast tecnico
Regia Giovanni Veronesi
Sceneggiatura Giovanni Veronesi, Silvio Muccino
Durata 100'
Montaggio Claudio Di Mauro
Musiche Andrea Guerra
Scenografia Marco Dentici
Fotografia Fabio Zamarion
Paese, Anno Italia 2004
Produzione Aurelio Deaurentiis
Distribuzione FilmAuro
Personaggi e Interpreti
Matteo Silvio Muccino
Carmen Violante Placido
Paolo Giuseppe Sanfelice
Manuel Elio Germano
Bea Valeria Solarino
Sandro Enrico Silvestrin
Valentina Katy Louise Sanders
Monica Myriam Catania
22 agosto 2004
La notte della taranta
Per annullare l’effetto del morso della tarantola bisogna ballare tutta la notte.
La pizzica è appunto il tradizionale ballo liberatorio provocato da lu pízzicu della taranta.
Melpignano, un paese di 2.200 abitanti a sud di Lecce, ha celebrato ieri la settima edizione de “La Notte della Taranta”. Evento musicale straordinario al quale hanno partecipato, a detta dei giornali locali, dalle 50 alle 70 mila persone. Maestro concertatore l’etnomusicologo e organettista Ambrogio Sparagna, che per l’occasione ha dato vita ad un’Orchestra Popolare formata da sessanta musicisti salentini che suonavano tamburelli, organetti, timpani e grancasse, mandolini, chitarre, ciaramelle e cornamuse; ruolo importantissimo ha svolto la voce umana, anche con molti canti in forma polifonica.
Ospiti d’eccezione Franco Battiato, Gianna Nannini e Francesco di Giacomo (voce del Banco del Mutuo Soccorso), che hanno cantato brani della tradizione popolare salentina.
Io avevo sentito suonare e cantare Ambrogio Sparagna ed il suo gruppo al 1° Festival dell’Organetto, svoltosi all’inizio di agosto a Villa Castelli in provincia di Brindisi.
La pizzica è appunto il tradizionale ballo liberatorio provocato da lu pízzicu della taranta.
Melpignano, un paese di 2.200 abitanti a sud di Lecce, ha celebrato ieri la settima edizione de “La Notte della Taranta”. Evento musicale straordinario al quale hanno partecipato, a detta dei giornali locali, dalle 50 alle 70 mila persone. Maestro concertatore l’etnomusicologo e organettista Ambrogio Sparagna, che per l’occasione ha dato vita ad un’Orchestra Popolare formata da sessanta musicisti salentini che suonavano tamburelli, organetti, timpani e grancasse, mandolini, chitarre, ciaramelle e cornamuse; ruolo importantissimo ha svolto la voce umana, anche con molti canti in forma polifonica.
Ospiti d’eccezione Franco Battiato, Gianna Nannini e Francesco di Giacomo (voce del Banco del Mutuo Soccorso), che hanno cantato brani della tradizione popolare salentina.
Io avevo sentito suonare e cantare Ambrogio Sparagna ed il suo gruppo al 1° Festival dell’Organetto, svoltosi all’inizio di agosto a Villa Castelli in provincia di Brindisi.
20 agosto 2004
Non ti muovere
Cinema in villa 2204 – Martina Franca (Taranto) – 2° filmQuando fatico tanto con la mente, come sta succedendo dopo aver visto questo film, prima di poter cominciare a scrivere qualcosa, significa che il film non mi è piaciuto.
Film duro e senza speranza. Non ho letto il libro da cui è stato tratto il film. Credo che certe storie possono avere un valore artistico quando vengono trascritte con le parole in un romanzo, ma non hanno nessun senso quando vengono tradotte con le immagini in un film. O almeno così è successo in questo film. Le immagini non riescono a mostrare il vuoto interiore e la mancanza di sentimenti dei personaggi.
La pioggia battente a inizio film sul luogo dell’incidente zummato dall’alto, le squallide sagome in cemento armato dei palazzi nascenti attorno all’ancora sopravvissuta vecchia casa popolare della coprotagonista del film, la truce simulazione della violenza sessuale peggio ancora se poi confessata con una scritta sulla sabbia, il tanto sangue fatto sgorgare dai corpi umani, la scarpa rossa depositata nel punto di materializzazione di una visione onirica, sono immagini che non connotano nulla.
In questo film maggiore significato hanno spesso le parole, tradendo appunto l’origine letteraria. Come per esempio in un dialogo tra Timoteo e Italia. «Mi perdonerai mai?». «Dio non ti perdonerà!». «Dio non esiste, amore mio». «Speriamo, amore mio, speriamo».
Trama
Una giornata di pioggia, uno stop non rispettato, una ragazza di quindici anni che frena, scivola e cade dal motorino. Una corsa in ambulanza verso l'ospedale. Lo stesso in cui il padre lavora come chirurgo. Mentre un collega opera sua figlia, Timoteo rimane in attesa. Nel terrore dell'evento estremo, racconta, getta la sua maschera di fermezza e cinismo, di padre e marito modello, per svelare un'immagine di sé straniata e violenta. Nella speranza di poter barattare le parole con il silenzio del coma, la morte con la vita, rivela, in un immaginario dialogo con la figlia, un segreto doloroso: la storia, dall'apparenza squallida, di un amore extraconiugale potente e viscerale. Ed ecco apparire un'estate arroventata di tanti anni prima, una squallida periferia urbana, una donna docile e derelitta, con un nome spropositato, Italia.
Cast tecnico artistico
Regia: Sergio Castellitto
Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
Fotografia: Gianfilippo Corticelli
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Isabella Rizza
Montaggio: Patrizio Marone
Musica: Lucio Godoy
Prodotto da: Marco Chimenz, Giovanni Stabilini, Riccardo Tozzi
(Italia, Spagna, Inghilterra 2004)
Durata: 125'
Distribuzione cinematografica: Medusa
Personaggi e Interpreti
Timoteo: Sergio Castellitto
Italia: Penelope Cruz
Elsa: Claudia Gerini
Ada: Angela Finocchiaro
Manlio: Marco Giallini
Alfredo: Pietro De Silva
19 agosto 2004
Il segreto della bandana
Il Berlusca trascorre le vacanze estive per ricostruirsi. Lo scorso anno si fece il lifting alla faccia. Quest’anno si è trapiantato i capelli. Il prossimo anno a quale organo toccherà? Ma chi se ne frega, sono cazzi suoi, usando il pluralis maiestatis.
Si è messo in testa che vuole diventare eterno. Usa e userà tutti i troppi soldi che ha per raggiungere questo obiettivo. L’unica differenza fra lui e Dio è che Dio è sempre esistito, lui invece purtroppo è nato un certo anno.
Dobbiamo rassegnarci, noi e i figli dei nostri figli e oltre, a vederlo per sempre candidato alla presidenza del consiglio. Speriamo solo candidato, ma non eletto. Dipenderà da noi e dai figli dei nostri figli.
Una proposta però gliela farei al Berlusca: noi gli riconosciamo l’eternità, ma lui si toglie dai coglioni per sempre.
Si è messo in testa che vuole diventare eterno. Usa e userà tutti i troppi soldi che ha per raggiungere questo obiettivo. L’unica differenza fra lui e Dio è che Dio è sempre esistito, lui invece purtroppo è nato un certo anno.
Dobbiamo rassegnarci, noi e i figli dei nostri figli e oltre, a vederlo per sempre candidato alla presidenza del consiglio. Speriamo solo candidato, ma non eletto. Dipenderà da noi e dai figli dei nostri figli.
Una proposta però gliela farei al Berlusca: noi gli riconosciamo l’eternità, ma lui si toglie dai coglioni per sempre.
18 agosto 2004
Il miracolo
Cinema in villa 2004 – Martina Franca (Taranto) – 1° film«Hai visto Dio? Allora sei scemo pure tu». E’ una battuta, rivolta al protagonista, che potrebbe essere una chiave di volta per una possibile lettura del film Il miracolo di Edoardo Winspeare.
I miracoli non sono quelli soprannaturali, ma possono avverarsi nella vita quotidiana fatti dall’amore, dall’amicizia, dalla tolleranza, dall’accettazione reciproca. La Luce non è quella che ci colpisce da fuori, ma è dentro ognuno di noi e ci fa vedere all’improvviso cose mai pensate e forse mai volute. Dio non è fuori di noi, ma è dentro di noi e tutti potremmo vederlo.
Il film è stato presentato, con scarso successo, lo scorso anno alla Mostra del Cinema di Venezia. Winspeare, a dispetto del nome, è sempre vissuto in Puglia, terra che ama e che mostra nei suoi film. Il miracolo è stato girato interamente a Taranto, la città dei fumi avvelenati e portatori di morte dell’Ilva (già Italsider) dai quali nessun miracolo riesce a liberarci. Ma è anche la città dalla luce incantevole che dall’alba al tramonto colora il suo mare.
Parte della critica non ha accolto con favore questo film, ma per fortuna non sono i critici a fare i film. A me il film è piaciuto molto, e non solo perché sono pugliese. Fra gli attori io assegno la palma a Stefania Casciaro, che interpreta il personaggio di Cinzia, ragazza abbandonata e disadattata che vive nella solitudine, ma che infine sarà miracolata dall’amore e dall’amicizia del piccolo santo protagonista del film.
Il film è stato il primo di una piccola rassegna, intitolata “Cinema in villa”, presentata a Martina Franca in provincia di Taranto, organizzata con grande merito e competenza dal critico cinematografico Gianluca Fumarola.
Trama
Tonio è un bambino di 12 anni. Un giorno viene investito da un'automobilista (Cinzia) che poi scappa spaventata senza prestargli soccorso. Prima di perdere i sensi Tonio vede una strana luce che cambierà la sua vita. Portato in ospedale si risveglia dal coma. Lì, aggirandosi per i corridoi e le stanze durante la notte, viene casualmente in contatto con un uomo in fin di vita: l'elettrocardiogramma sul monitor è una linea piatta, ma quando Tonio gli si avvicina e lo tocca, il suo cuore riprende il battito normale. Il nonno di un suo compagno di classe, terminale per un cancro allo stomaco, riprende a mangiare grazie alle sue visite. Le voci corrono e ben presto i media s'interessano al caso.
Cast Tecnico Artistico
Regia: Edoardo Winspeare
Sceneggiatura: Giorgia Cecere, Pierpaolo Pirone
Fotografia: Paolo Carnera
Scenografia: Sabrina Balestra
Costumi: Maria Giovanna Caselli
Montaggio: Luca Benedetti
Musica: Officina Zoé
Prodotto da: Maurizio Tini (Italia, 2003)
Durata: 93'
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution
Personaggi e Interpreti
Tonio: Claudio D'Agostino
Cinzia: Stefania Casciaro
Pietro: Carlo Bruni
Annalisa: Anna Ferruzzo
Nonno: Angelo Gamarro
Sarino: Rosario Sambito
Giornalista: Luca Cirasola
Masi: Frank Crudele
Madre di Cinzia: Celeste Cacciaro
17 agosto 2004
In cerca di Dio
Sarà moda o bisogno reale? O solo desiderio di fuggire dalla normalità e dalla banalità. La domanda di religiosità è molto forte, accomuna cattolici e non, credenti e non.In Italia la percentuale di quelli che si dichiarano cattolici praticanti è salita dal 33 al 38 per cento. Molti di questi vanno a messa tutte le domeniche.
I luoghi sacri sono meta di molti pellegrini. Santiago di Compostela in Spagna, Lourdes in Francia, Roma in Italia e tantissimi altri. Forte è la commistione del sacro con il profano. La media giornaliera dei pellegrini che partono a piedi da Roncisvalle per andare a Campostela è di quasi 700; di giorno si cammina nel massimo silenzio, ma la sera i viaggiatori di tutti i continenti si riuniscono in una specie di net café per una chat mondiale.
Per il santuario della Madonna del Divino Amore, ai Castelli romani, ogni sabato a mezzanotte dal Circo Massimo partono molte migliaia di pellegrini, che imboccano la via Appia ed arrivano all’alba; partecipano italiani ed extracomunitari: etiopi, eritrei, filippini, latinoamericani.
Il santuario mariano di Lourdes è frequentato da 6 milioni di visitatori l’anno.
Altrettanti pellegrini richiama il santuario di padre Pio a San Giovanni Rotondo.
Altro luogo di pellegrinaggio è Taizé in Francia, dove affluiscono credenti e non credenti, cattolici e protestanti.
La religiosità non è più stanziale ma in movimento. Non si proviene più dalle parrocchie ma dai movimenti. I santi più amati, oltre San Pio da Pietralcina, sono madre Teresa di Calcutta, papa Giovanni XXIII, Santa Teresa del Bambino Gesù; San Francesco di Assisi è un santo antico, ma sempre modernizzato, è un santo acclamato da pacifisti, ambientalisti, no global, è popolare anche tra i musulmani.
Contraltare a questi movimenti religiosi sono le sette di Satana, ma è tutta un’altra storia.
16 agosto 2004
La berlusconite
Massimo Riva sul settimanale L’espresso n. 33/2004 continua a metterci in guardia dal pifferaio di Arcore. Sono pienamente d’accordo con Riva e faccio mio quello che lui scrive e che qui sintetizzo.
Nubi sempre più nere si allungano sulla finanza pubblica dopo tre anni di governo Berlusconi. A dispetto della situazione economica pesante e negativa, Berlusconi non smette di sfoggiare i suoi sorrisi a 64 denti e continua a dire che taglierà le tasse. Impermeabile a realtà e verità, mentre continua a far salire la pressione fiscale, insiste nel dire che lui mai ha messo e mai metterà le mani nelle tasche degli italiani.
Non è il primo venditore di fumo che compare sulla scena politica italiana, ma ciò che particolarmente allarma della propaganda berlusconiana è che essa ha fatto breccia in larghe fasce della società, diffondendovi una pericolosa forma di allucinazione politica che porta a perdere il contatto con la realtà, a credere nelle panzane miracolistiche, a cullarsi in sogni prodigiosi. Questa sindrome infettiva merita il nome di “berlusconite”.
Siamo di fronte, con le scemenze a ruota libera, a una demagogica opera di diseducazione di massa che ricorda precedenti inquietanti: il Mussolini degli anni Trenta. Con gli aggiornamenti dovuti ai tempi nuovi, si propone così lo stesso problema: come riportare alla logica della ragione e della realtà quei tanti, troppi, italiani che si sono lasciati incantare dal pifferaio di Arcore.
Nubi sempre più nere si allungano sulla finanza pubblica dopo tre anni di governo Berlusconi. A dispetto della situazione economica pesante e negativa, Berlusconi non smette di sfoggiare i suoi sorrisi a 64 denti e continua a dire che taglierà le tasse. Impermeabile a realtà e verità, mentre continua a far salire la pressione fiscale, insiste nel dire che lui mai ha messo e mai metterà le mani nelle tasche degli italiani.
Non è il primo venditore di fumo che compare sulla scena politica italiana, ma ciò che particolarmente allarma della propaganda berlusconiana è che essa ha fatto breccia in larghe fasce della società, diffondendovi una pericolosa forma di allucinazione politica che porta a perdere il contatto con la realtà, a credere nelle panzane miracolistiche, a cullarsi in sogni prodigiosi. Questa sindrome infettiva merita il nome di “berlusconite”.
Siamo di fronte, con le scemenze a ruota libera, a una demagogica opera di diseducazione di massa che ricorda precedenti inquietanti: il Mussolini degli anni Trenta. Con gli aggiornamenti dovuti ai tempi nuovi, si propone così lo stesso problema: come riportare alla logica della ragione e della realtà quei tanti, troppi, italiani che si sono lasciati incantare dal pifferaio di Arcore.
15 agosto 2004
Moana Pozzi
Uscirà a metà settembre un libro postumo di Moana Pozzi, intitolato Il diario.Moana che aveva frequentato le elementari dalle suore Orsoline, il liceo scientifico dai Padri Scolopi e aveva studiato chitarra classica al Conservatorio, a 14 anni scopre il sesso, ma poi divenuta pornostar teorizzò che la penetrazione è apprezzabile come fornitrice di piacere solo dopo aver compiuto i 17 anni.
Collezionò flirt e passioni di alto livello mondano, personaggi che lei citò per nome e cognome nel suo libro La filosofia di Moana: Luciano De Crescenzo, Marco Tardelli, Renzo Arbore, Massimo Troisi, Francesco Nuti, Nicola Pietrangeli, Roberto Falcao. Ma non disdegnava di farsi accarezzare nuda, nei suoi spettacoli teatrali, da spettatori qualunque.
Era talmente forte il richiamo del sesso che dopo aver girato metri e metri di pellicola in un’orgia con quattro maschi, corre in bagno «a farmi scopare appoggiata a un lavandino» con il più attraente dei quattro.
Nella vita reale, fuori dal porno, confessava di amare leggere scrittori come «Moravia, Kundera, Poe, Yourcenar, Anais Nin, Burroughs».
Nella sua casa amava circondarsi con oggetti di arte sacra, inginocchiatoi, acquasantiere; timida e imbarazzata nelle conferenze stampa con i giornalisti, diceva: «Mi sento molto più a mio agio quando sono in palcoscenico e mi esibisco nuda». Diceva di credere in Dio e nella vita dopo la morte, «immagino il Paradiso come un posto di campagna con tanti alberi. Penso che avremo vicino le persone a cui abbiamo voluto bene e che il tempo non esisterà», ma nello stesso tempo ti invitava a vivere «come se dovessi morire domani e pensa come se non dovessi morire mai». Lei è morta dieci anni fa, all’età di 33 anni, in un ospedale di Lione per un cancro al fegato. Moana Pozzi è stata definita in tanti modi, eccone uno: «Una Jessica Rabbit in polpa, che pratica fellatio, cunnilingus e ogni genere di coito, davanti alla macchina da presa o sui palcoscenici a luci rosse, senza perdere la naturale eleganza che le viene dalla nascita buona borghese». Moana è stata considerata un simbolo per i suoi tempi, ma oggi “l’estremo” da lei praticato si è in pratica trasferito nel costume corrente.
14 agosto 2004
Le olimpiadi dello spreco
La cerimonia inaugurale dei giochi olimpici di Atene è stata la più costosa di tutti i tempi: sono stati spesi 120 milioni di euro. Uno schiaffo alla povertà della stragrande maggioranza dei 201 paesi partecipanti. Chissà cosa direbbe il barone De Coubertin. Sarebbe bastata una spartana sfilata delle squadre delle nazioni partecipanti, l’accensione della fiaccola olimpica e la dichiarazione dell’inizio dei giochi.Tutti quei soldi buttati al vento nel giro di poche ore avrebbero potuto essere utilizzati proficuamente per costruire impianti sportivi nei paesi poveri che ne sono carenti.
Il kitsch ha imperato per tutta la lunghissima cerimonia, quasi un videogioco scadente. Sei ore per riempire d’acqua tutta la parte centrale della pista, tre soli minuti per svuotarla, 22.500 chili di scenografie coordinate da 72 computer, 1.888 luci, 370 casse acustiche per 859.900 watt, 2.428 esseri umani dipinti, travestiti, seminudi, tipo la donna incinta che entra in acqua: tutto sfarzo inutile.
Più kitsch ancora quella specie di immenso cannone, che funge da fiaccola.
Spettacolo complicatissimo e freddo.
Altra cifra spropositata è stata spesa per l’apparato di sicurezza, che è costato un miliardo e 700 mila euro. E queste sono solo piccole cifre rispetto al costo complessivo di tutta l’olimpiade. Ma per fortuna che ci sono le gare.
13 agosto 2004
Sottoscrizione per la casa di Gramsci
Ho sempre considerato le uscite di Francesco Cossiga delle sbruffonate. Ma questa volta no. L’allarme che lancia e la proposta che fa le condivido appieno. Spero che non sia un’altra delle sue provocazioni. Ma se quello che dice è vero, al di là delle sue intenzioni, è una cosa molto seria.La casa dove a Torino visse, pensò, scrisse e operò politicamente Antonio Gramsci sta per essere trasformata in albergo. «Se si consumerà lo scempio di una destinazione alberghiera data con il permesso delle autorità a quello che dovrebbe essere un monumento storico, vuol dire che questo Paese sta perdendo ormai il senso dei valori più profondi ed attuali della sua identità nazionale: civile, culturale e politica».
Condivido appieno questa affermazione di Cossiga, che si auspica invece che la casa di Gramsci diventi un museo e un centro di studio. E per raggiungere questo obiettivo lancia un appello a Stato, Regione, Provincia, Comune o a qualche “ricco signore” affinché trovino i soldi per acquistare quella casa. E si rivolge anche a l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, affinché apra una sottoscrizione. Sono pronto a dare il mio contributo, non da “ricco signore” ma da povero dipendente statale. Chiedo però che i soldi che verranno raccolti vengano usati solo ed elusivamente per acquistare la casa di Gramsci e per eventuali successive iniziative in essa; altrimenti vengano restituiti a chi li ha dati. Ho tristi esperienze di soldi da me dati per un fine e poi utilizzati per altro.
12 agosto 2004
Forno della masseria Antoglia
11 agosto 2004
Fay Wray – La ragazza di King Kong
Fay Wray, la bella di cui si innamorò King Kong, è morta all'età di 96 anni domenica notte nel suo appartamento sulla Quinta Avenue di Manhattan. La Wray era nata nel 1907 in una fattoria dell'Alberta, in Canada e si era trasferita a Los Angeles ancora adolescente con la madre, dopo la separazione dei genitori.Ha interpretato più di 100 film. Ma la celebrità arrivò con il mitico King Kong del 1933 diretto da Merian Cooper e Ernest B. Schoedsack. Inorridita e affascinata dall’enorme bestione, passerà con lui dalla giungla alla cima dell’Empire State Building di New York, prima che gli aeroplani da guerra glielo ammazzino. Ma King Kong, e l'esile Fay lo sapeva, era una bestia ferita, capace di provare sentimenti e di riconoscere la bellezza. Le pose procaci e le infinite letture trasversali la innalzano a figura simbolo della storia del cinema facendo dimenticare tutte le altre pellicole da lei girate. Era la stessa Wray, infatti, a riconoscere che la sua interpretazione in King Kong era stata la più importante di tutta la sua carriera cinematografica: "Con gli anni ho capito che King Kong è diventata una cosa spirituale per molti e anche per me", aveva rivelato in un'intervista nel 1993.
Rifiutò anche una piccola parte offertale nel 1976 nel remake di King Kong con Jessica Lange. "Il film che ho interpretato io - aveva risposto la Wray - era così straordinario, così pieno di immaginazione e effetti speciali, che non potrà mai essere eguagliato".
Prima di girare King Kong, la Wray aveva lavorato con registi del calibro di Erich Von Stroheim (Sinfonia nuziale) e David Sterberg (Le mazzate).
Dopo questi ruoli ne interpretò altri venti da protagonista al fianco di William Powell, Richard Arlen e Gary Cooper.
10 agosto 2004
Vacanze a luci rosse
Non so quanti di noi, che scriviamo nei blog o li leggiamo, possono permettersi una vacanza a luci rosse. Forse nessuno. E allora consentitemi un simile viaggio, anche se piccolo, con la fantasia; e voi seguitemi, non costa niente.I locali con le caratteristiche cui accennerò esistono veramente, ma non li nominerò, non voglio fare propaganda gratuita. In questi locali l’erotismo e la sensualità sono più importanti della conversazione e dei cocktail.
Se abbiamo 6 mila euro e una momentanea “amnesia” sul valore dei soldi possiamo passare un’intera notte, previo appuntamento telefonico, in un locale con una pista da ballo di 4 mila posti, ma anche con un ballatoio da cui si accede a dieci mini-suite in stile marocchino dove possiamo attuare qualsiasi fantasia erotica con una compagnia stimolante ed accondiscendente.
Altro locale in cui fare una puntatina, ma solo il lunedì notte, è un megaclub da 13 mila persone dove consentirci una “manumission”. Verso le 3 di notte il palco diventa quasi un set di una pellicola hard core, con sesso esplicito (anche molto duro) in diretta. Il pubblico si lascia coinvolgere.
Le donne potranno andare nel locale per scambisti più grande d’Europa, di proprietà di Jessica Rizzo. Qui il sesso si fa davvero.
Ma con la fantasia si può viaggiare anche in internet, e qui le vie sono infinite.
8 agosto 2004
Investire sulla creatività
Basta con i politici di professione. O meglio basta con quello che fanno e dicono i politici di professione. Dopo il disastro della politica di destra di Berlusconi, nella sinistra si ritorna a parlare di programma.Giuliano Amato su la Repubblica ha detto la sua, suscitando varie reazioni. A me interessano quelle provenienti dalla cosiddetta società civile, che è l’anima di ogni possibile cambiamento. Roberto Cotroneo su l’Unità sta provocando le risposte di personalità appartenenti a quest’area. Cominciando da Domenico De Masi, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma. E De Masi va giù duro contro Giuliano Amato, che «è un uomo intelligente e stimabile; ma il suo articolo su Repubblica è l’articolo di un burocrate noioso». Bisogna avere più coraggio, il personale politico della sinistra deve essere sì integerrimo ma anche creativo. Il programma della sinistra non può più interessarsi solo degli operai che fanno lavoro manuale e che rappresentano al massimo il 20 per cento della popolazione, ma deve occuparsi anche e di più dei lavoratori intellettuali. Non solo lotte sindacali, pensioni, debito pubblico, ma movimenti, aggregazioni, flessibilità, creatività. «Non viviamo più di catene di montaggio e di meccanismi ripetitivi. E il lavoro creativo rende liberi. E dunque felici».
Evviva De Masi, sono d’accordissimo con te.
31 luglio 2004
La parola più ricorrente
La parola più ricorrente, in questi ultimi tempi, quando si parla di Berlusconi è: “merda”.
Il giornale inglese Guardian di ieri ha scritto che Tony Blair si è messo “nella merda”, accettando l’invito fattogli da Silvio Berlusconi di passare alcuni giorni di vacanza a Villa Certosa, la residenza-bunker del Berlusca lungo la costa sarda. L’espressione “nella merda” è scritta in italiano, in corsivo. La decisione di Blair è ritenuta talmente sbagliata, disgustosa e nauseante, da giustificare l’uso di un’immagine escrementale. Scrive ancora il Guardian: “La decisione di Blair di portare la sua famiglia (la moglie Cherie e i quattro figli) nella villa di Berlusconi otterrà due effetti simultanei: costituirà un affronto al partito laburista e causerà irritazione tra i leader europei, pochi dei quali hanno parole gentili verso Berlusconi”.
Sia sul Times che sul Guardian Villa Certosa viene descritta come una sorta di ritiro demenziale con “duemila cactus selezionati personalmente dal proprietario”, un teatro all’aperto “in stile greco”, numerose piscine, una riserva di caccia con cinghiali veri, un accesso dal mare con ascensore incastonato tra le rocce. In pratica uno schiaffo a tutti gli italiani, sia quelli che l’hanno votato che quelli che non l’hanno votato. Ci considera tutti pezzenti.
Il giornale inglese Guardian di ieri ha scritto che Tony Blair si è messo “nella merda”, accettando l’invito fattogli da Silvio Berlusconi di passare alcuni giorni di vacanza a Villa Certosa, la residenza-bunker del Berlusca lungo la costa sarda. L’espressione “nella merda” è scritta in italiano, in corsivo. La decisione di Blair è ritenuta talmente sbagliata, disgustosa e nauseante, da giustificare l’uso di un’immagine escrementale. Scrive ancora il Guardian: “La decisione di Blair di portare la sua famiglia (la moglie Cherie e i quattro figli) nella villa di Berlusconi otterrà due effetti simultanei: costituirà un affronto al partito laburista e causerà irritazione tra i leader europei, pochi dei quali hanno parole gentili verso Berlusconi”.
Sia sul Times che sul Guardian Villa Certosa viene descritta come una sorta di ritiro demenziale con “duemila cactus selezionati personalmente dal proprietario”, un teatro all’aperto “in stile greco”, numerose piscine, una riserva di caccia con cinghiali veri, un accesso dal mare con ascensore incastonato tra le rocce. In pratica uno schiaffo a tutti gli italiani, sia quelli che l’hanno votato che quelli che non l’hanno votato. Ci considera tutti pezzenti.
30 luglio 2004
A testa bassa contro le pensioni
La riforma del governo Berlusconi contro le pensioni fa parte di un disegno di distruzione dei diritti dei lavoratori. Lo affermano in modo unitario tutti i sindacati.
E’ una riforma costruita sulla base di carte truccate, ha affermato il sociologo del lavoro Luciano Gallino.
Il bilancio dell’Inps non è affatto nelle condizioni disastrose che sono state descritte. Anzi, è assolutamente in equilibrio. Tutti i proclami terroristici sull’imminente crollo dell’Inps non hanno alcuna giustificazione tecnica.
I lavoratori giovani quando arriveranno alla pensione avranno un vitalizio del 23 per cento in meno dei loro padri. Secondo un calcolo statistico fatto, se un padre prendeva una pensione mensile di 1.138,26 euro, un figlio a pari condizioni prenderà solo 871,09 euro. I poveri di fatto aumenteranno. Questo ovviamente non riguarderà Berlusconi e soci; loro se ne fregano altamente di noi poveri diavoli, lavoratori dipendenti o autonomi o che speriamo di diventarlo, che tiriamo a campare quasi alla giornata.
Bisogna bloccare a tutti i cosi questa controriforma e ricambiarla.
E’ una riforma costruita sulla base di carte truccate, ha affermato il sociologo del lavoro Luciano Gallino.
Il bilancio dell’Inps non è affatto nelle condizioni disastrose che sono state descritte. Anzi, è assolutamente in equilibrio. Tutti i proclami terroristici sull’imminente crollo dell’Inps non hanno alcuna giustificazione tecnica.
I lavoratori giovani quando arriveranno alla pensione avranno un vitalizio del 23 per cento in meno dei loro padri. Secondo un calcolo statistico fatto, se un padre prendeva una pensione mensile di 1.138,26 euro, un figlio a pari condizioni prenderà solo 871,09 euro. I poveri di fatto aumenteranno. Questo ovviamente non riguarderà Berlusconi e soci; loro se ne fregano altamente di noi poveri diavoli, lavoratori dipendenti o autonomi o che speriamo di diventarlo, che tiriamo a campare quasi alla giornata.
Bisogna bloccare a tutti i cosi questa controriforma e ricambiarla.
27 luglio 2004
Ozio creativo
Per gli scrittori l’ozio non è il padre dei vizi, ma il ventre molle dal quale nascono le parole che incastonate opportunamente traducono le idee. Lo scrittore ha bisogno di crearsi il vuoto fuori e dentro di sé per riempirlo poi quasi inconsapevolmente ma costantemente con parole e discorsi. Non ci sono orari, né giorni dell’anno, per la scrittura. Il tempo dell’ozio non è tempo perduto, ma tempo ritrovato per andare incontro alla vita. La realtà diventa immaginazione, la visione diventa vita. Quasi tutta la letteratura è il frutto della pigrizia. Ma la strada per lavorare oziando è lunga ed impervia. E non sempre si raggiunge la meta. La pancia non può rimanere vuota.
26 luglio 2004
Faccia di merda
Chi recita nell’avanspettacolo è preparato a sentirsi dire: «Vai via», «Tornatene a casa», «Buffone», anche se queste esortazioni ed epiteti non fanno certo piacere.
In questi ultimi tempi sta capitando molto frequentemente all’attorucolo e chansonnier, nonché Pres.del Cons., Silvio Berlusconi.
Anche le risposte, piuttosto fiorite, da parte del malcapitato attore nei confronti delle provocazioni del pubblico sono da mettere in conto. Ma quando per rispondere si ricorre al turpiloquio allora si capisce che l’attore è fuori di sé. Il Berlusca dopo la cena dell’altra sera con il cancelliere tedesco Schröder a Gabicce, all’uscita sul lungomare di Rimini è stato accolto con fischi e applausi e con le frasi di cui sopra.
All’ordinaria contestazione ha partecipato anche una signora cinquantenne, che capitata a tiro del Pres.del Cons. è stata apostrofata con un bel: «Tu hai una bella faccia di merda». Risposta immediata e scontata: «E tu hai una bella faccia da culo».
L’attuale Pres.del Cons., quando era un ragazzo squattrinato, cantava e suonava a Rimini. E quindi è allenato alle battute da avanspettacolo. Ma noi non glielo consentiamo, anche se è ubriaco.
In questi ultimi tempi sta capitando molto frequentemente all’attorucolo e chansonnier, nonché Pres.del Cons., Silvio Berlusconi.
Anche le risposte, piuttosto fiorite, da parte del malcapitato attore nei confronti delle provocazioni del pubblico sono da mettere in conto. Ma quando per rispondere si ricorre al turpiloquio allora si capisce che l’attore è fuori di sé. Il Berlusca dopo la cena dell’altra sera con il cancelliere tedesco Schröder a Gabicce, all’uscita sul lungomare di Rimini è stato accolto con fischi e applausi e con le frasi di cui sopra.
All’ordinaria contestazione ha partecipato anche una signora cinquantenne, che capitata a tiro del Pres.del Cons. è stata apostrofata con un bel: «Tu hai una bella faccia di merda». Risposta immediata e scontata: «E tu hai una bella faccia da culo».
L’attuale Pres.del Cons., quando era un ragazzo squattrinato, cantava e suonava a Rimini. E quindi è allenato alle battute da avanspettacolo. Ma noi non glielo consentiamo, anche se è ubriaco.
25 luglio 2004
Poltronisti
«Spero che tu sia stato nominato per le tue qualità e non per la generosità di Berlusconi», ha detto Follini a Buttiglione. Traduzione: «Sanno tutti che tu nei confronti di Mario Monti non conti proprio niente. Ed io non consentirò che Berlusconi, con la tua nomina, ci freghi ancora una volta».
Pecoraro Scanio, che mi è simpatico in alcune sue uscite, a proposito del siluramento di Mario Monti con la nomina di Rocco Buttiglione a Commissario europeo, ha detto: «è una vergogna. La rinuncia a Monti per una controfigura come Buttiglione è la prova del modesto livello del nostro governo. Il premier Berlusconi ha usato i soldi ottenuti grazie a un enorme conflitto di interessi per comprarsi pezzi di un altro partito».
Io spero che vinca Follini contro Buttiglione. E se lo pseudo filosofo venisse sfiduciato dalla carica di presidente dell’Udc?
Antonio Tabucchi, del quale sottoscrivo integralmente tutti gli interventi sulla politica italiana, in una lettera indirizzata al Berlusca scrive: «Egregio Pres.del Cons., Lei pensava che tutti i Suoi alleati fossero dei cafoni. Dei mediocri ai quali si può offrire una poltrona, una sdraio, un’amaca. Ma Follini forse ha letto il Vangelo ed ha trovato nel libro che è alla base del cristianesimo quegli aneliti di giustizia sociale, di eco-distribuzione del reddito, di liberazione dai potenti, che forse ispirarono il Cristo. Ed ha avuto lo scatto giusto».
Noi lo speriamo, perché crediamo che la vita non è pappatoia, velieri, ville, amicizie potenti, sniffamenti.
Pecoraro Scanio, che mi è simpatico in alcune sue uscite, a proposito del siluramento di Mario Monti con la nomina di Rocco Buttiglione a Commissario europeo, ha detto: «è una vergogna. La rinuncia a Monti per una controfigura come Buttiglione è la prova del modesto livello del nostro governo. Il premier Berlusconi ha usato i soldi ottenuti grazie a un enorme conflitto di interessi per comprarsi pezzi di un altro partito».
Io spero che vinca Follini contro Buttiglione. E se lo pseudo filosofo venisse sfiduciato dalla carica di presidente dell’Udc?
Antonio Tabucchi, del quale sottoscrivo integralmente tutti gli interventi sulla politica italiana, in una lettera indirizzata al Berlusca scrive: «Egregio Pres.del Cons., Lei pensava che tutti i Suoi alleati fossero dei cafoni. Dei mediocri ai quali si può offrire una poltrona, una sdraio, un’amaca. Ma Follini forse ha letto il Vangelo ed ha trovato nel libro che è alla base del cristianesimo quegli aneliti di giustizia sociale, di eco-distribuzione del reddito, di liberazione dai potenti, che forse ispirarono il Cristo. Ed ha avuto lo scatto giusto».
Noi lo speriamo, perché crediamo che la vita non è pappatoia, velieri, ville, amicizie potenti, sniffamenti.
24 luglio 2004
Fotografia e Letteratura
Con la nascita della fotografia nel 1839 è nata fra gli scrittori la diatriba, tra sostenitori e detrattori, sulla possibilità o meno di proficui rapporti tra le due creatività della fotografia e della letteratura. Emile Zola sosteneva che il romanzo dovesse essere concepito proprio come una fotografia. Arthur Rimbaud ha addirittura realizzato alcuni servizi fotografici. Charles Baudelaire invece si scaglia contro la dilagante passione per la fotografia. Successivamente in genere si sono creati buoni rapporti tra le due arti e sono nati progetti di collaborazione tra scrittori e fotografi. Io che ho fatto per quindici anni il fotografo professionista ovviamente credo che fotografia e letteratura sono strettamente collegate tra loro, pur conservando però la loro autonomia e sovranità. Delle decine di migliaia dei miei scatti, al di là di quelli per matrimoni e cerimonie varie, quello che per me resta e conserva valore sono gli scatti sul territorio agrario e sull’architettura rurale delle mie parti. Quelle foto hanno corredato miei scritti sulla storia locale.
22 luglio 2004
Cultura a metri
L’Associazione Italiana Editori in un rapporto illustrato in occasione della presentazione degli Stati Generali dell’editoria, che si terranno a Roma il 14 e 15 settembre, nei quali verrà presentata la situazione del mercato del libro in Italia, ha individuato un curioso parametro per misurare il possesso ed il consumo dei libri. I possessori di libri sono stati suddivisi in base alla lunghezza degli scaffali pieni di libri posseduti. L’elite è costituita da una piccola percentuale di nuclei familiari che posseggono più di otto metri di scaffali di libri. Io mi onoro di appartenere a questa categoria. Il settore del libro è in lieve crescita ma è lontano dagli standard europei. Una quota rilevante del mercato del libri è stata coperta per l’anno 2003 dai libri venduti in edicola insieme ai quotidiani. E’ in crescita l’editoria di viaggi, sport, salute, spiritualità, fumettistica, gialli, fantasy. La tiratura media dei libri di autori italiani è scesa a 4.200 copie. E’ molto buona la situazione dei libri tradotti da lingue straniere. Ma il quadro generale che viene fuori è che noi italiani continuiamo a leggere poco.
20 luglio 2004
Da Roma 2
Scrivo ora da un net cafè di Roma. Quello che ho detto ieri sull'hotel con Internet in pratica è tutto da annullare. Stamattina il computer era bloccato e non vi è stato verso di farlo partire. Mi sono reso conto che il computer ed Internet erano stati installati da pochissimi giorni e da mani inesperte. Non vi erano protezioni, mancavano i programmi fondamentali. Una buona idea del proprietario dell'hotel, ma deve ancora lavorarci molto. A meno che Internet non sia uno specchietto per le allodole. Ed io in questo caso sarei stato un'allodola; ho abboccato. Ieri non ero sicuro nemmeno di essere riuscito a pubblicare il messaggio; ora ho verificato che era stato pubblicato. Ma verso mezzanotte, e subito dopo, i problemi per la pubblicazione sono in supereva. Forse a quell'ora vi è troppo affollamento. Saluto da Roma tutti gli amici che mi leggono da Roma.
19 luglio 2004
Da Roma
Scrivo da Roma, dove mi trovo per ragioni familiari. Non volendomi portare il portatile appresso, e comunque avrei incontrato delle difficoltà per la connessione, ero ormai rassegnato ad abbandonare Internet anche se per pochi giorni. Invece ho avuto un colpo di fortuna; facendo la ricerca in Internet per la prenotazione di un hotel non tanto costoso, sono incappato in un hotel in cui fra i servizi ordinari offrivano un computer in camera con la connessione ADSL ad Internet. Sono rientrato in hotel da poco ed ecco l’odierno mio messaggio nel blog. Niente di particolare, solo una testimonianza.
17 luglio 2004
Chip in corpo
In futuro le macchine saranno più intelligenti degli uomini. E’ quanto affermano i cultori della Cibernetica e non nei bar ma dalle cattedre universitarie. L’ibrido uomo-macchina (il cyborg) viene visto come la realizzazione di un’umanità superiore, più potente e con più capacità di quella attuale. Gli occhi vedranno anche di notte grazie ai raggi X. Avremo una memoria senza limiti ed energia inesauribile. Collegando il nostro sistema nervoso a un computer il pensiero sarà trasformato in impulsi magnetici. Comanderemo arti protesici e bionici con la sola forza del pensiero. Così come faremo muovere i veicoli col pensiero. Parleremo senza aprire bocca, i segnali laringei inviati ad un processore verranno trasformati in parole. Gli uomini senza chip nel loro corpo diverranno una sottospecie. Non siamo ancora all’uomo eterno, ma solo perché la tecnologia non è ancora eterna, anch’essa diventa obsoleta nel tempo.
16 luglio 2004
Camilleri comunista
Andrea Camilleri pubblica il suo primo libro di successo sul commissario Montalbano all’età di 69 anni: La forma dell’acqua, che io lessi quando uscì nel 1994. Dopo ho comprato tutti i libri su Montalbano per mia moglie, che è una lettrice totale di Camilleri. Io però ne ho letto pochi.
Ma amo e seguo Camilleri nei suoi interventi sulla stampa in “difesa” del comunismo. Ad un intervistatore che gli fa notare che chiamare qualcuno “comunista” è diventato quasi un insulto, lui risponde: «Io comunista lo sono sempre stato. Il capitalismo non affranca dal bisogno. Il comunismo almeno ci ha provato».
Ad un’altra domanda sul perché pubblica i suoi libri con la Mondatori di proprietà di Berlusconi, risponde: «Non è Berlusconi che paga Camilleri. E’ Camilleri che, purtroppo, fa guadagnare un po’ anche Berlusconi». Camilleri ha venduto ad oggi 10 miloni di copie dei suoi libri.
Vive con la stessa donna, sposato, da quasi 50 anni. Ha tre figlie. Ha quasi 80 anni. Sostiene che i soldi fanno stare meglio in salute: «Con i miei tre milioni di vecchie lire al mese di pensione pensavo: "Se mi ammalo, avrò i soldi per curarmi?”. Da quando sono ricco mi ammalo di meno».
Ma amo e seguo Camilleri nei suoi interventi sulla stampa in “difesa” del comunismo. Ad un intervistatore che gli fa notare che chiamare qualcuno “comunista” è diventato quasi un insulto, lui risponde: «Io comunista lo sono sempre stato. Il capitalismo non affranca dal bisogno. Il comunismo almeno ci ha provato».
Ad un’altra domanda sul perché pubblica i suoi libri con la Mondatori di proprietà di Berlusconi, risponde: «Non è Berlusconi che paga Camilleri. E’ Camilleri che, purtroppo, fa guadagnare un po’ anche Berlusconi». Camilleri ha venduto ad oggi 10 miloni di copie dei suoi libri.
Vive con la stessa donna, sposato, da quasi 50 anni. Ha tre figlie. Ha quasi 80 anni. Sostiene che i soldi fanno stare meglio in salute: «Con i miei tre milioni di vecchie lire al mese di pensione pensavo: "Se mi ammalo, avrò i soldi per curarmi?”. Da quando sono ricco mi ammalo di meno».
15 luglio 2004
Monica Bellucci: contro la legge sulla procreazione assistita
La bellissima Monica Bellucci ha posato nuda e con il pancione per protestare contro la legge sulla procreazione assistita. “Una legge – ha detto – coercitiva e iniqua che limita il sacrosanto diritto delle donne ad avere figli”.Approvata lo scorso 12 febbraio è stata definita una legge inutilmente crudele. Vieta di poter avere un figlio con le tecniche mediche di fecondazione assistita a chi non può averlo in altro modo. Pone l’obbligo dell’impianto obbligatorio anche se viene accertato un difetto genetico nell’embrione. Blocca la ricerca sugli embrioni e sulle cellule staminali, una delle ricerche più promettenti della medicina e della biologia. Impedisce di produrre più di tre embrioni per ciclo di fecondazione, con conseguenti plurimi tentativi. Vieta l’analisi genetica preimpianto.
Sono nati tre comitati: il primo dei Radicali per l’abrogazione totale della legge; il secondo con l’obiettivo di far abolire il primo articolo-ossatura della legge; il terzo per chiedere l’abrogazione delle parti riguardanti la salute della donna, la libertà di ricerca e la possibilità dell’uso della fecondazione eterologa.
E’ cominciata la raccolta delle firme. Ne occorrono 500mila entro il 20 settembre. Mobilitiamoci per raggiungere subito l’obiettivo.
14 luglio 2004
Autogol
Rappresentanti di alcuni partiti di sinistra si sono trovati d’accordo con la Lega e con la Moratti sulla bocciatura della classe riservata a venti ragazzi egiziani di religione islamica, voluta dagli insegnanti del liceo “Agnesi” di Milano.
Cosa era avvenuto? La scuola milanese aveva deciso di accogliere i ragazzi egiziani in un’aula che aveva un’unica differenza, rispetto alle altre, quella di non avere appeso alle pareti nessun simbolo religioso, in pratica niente crocifisso. Apriti cielo! Tutti i beghini governativi, che hanno ignorato tutti i più elementari diritti umanitari nella vicenda della Cap Anamur, si strappano i capelli al solo pensiero che vi possa essere un’aula scolastica senza crocifisso.
In pratica si è voluto ricacciare questi ragazzi mussulmani a studiare nel ghetto di qualche moschea, in barba a tutti i buoni propositi di integrazione. Come ha detto Umberto Eco, il meglio è nemico del bene.
Ed in questa scelta che c’entrano i partiti di sinistra? E’ stato il classico autogol all’ultimo secondo di gioco, che fa perdere la partita.
Cosa era avvenuto? La scuola milanese aveva deciso di accogliere i ragazzi egiziani in un’aula che aveva un’unica differenza, rispetto alle altre, quella di non avere appeso alle pareti nessun simbolo religioso, in pratica niente crocifisso. Apriti cielo! Tutti i beghini governativi, che hanno ignorato tutti i più elementari diritti umanitari nella vicenda della Cap Anamur, si strappano i capelli al solo pensiero che vi possa essere un’aula scolastica senza crocifisso.
In pratica si è voluto ricacciare questi ragazzi mussulmani a studiare nel ghetto di qualche moschea, in barba a tutti i buoni propositi di integrazione. Come ha detto Umberto Eco, il meglio è nemico del bene.
Ed in questa scelta che c’entrano i partiti di sinistra? E’ stato il classico autogol all’ultimo secondo di gioco, che fa perdere la partita.
13 luglio 2004
Grande Fratello porno
Sui teleschermi inglesi il prossimo mese andrà in onda in dieci puntate un reality show a luci rosse. Sarà data la possibilità a uomini scelti tra il pubblico di vivere nella stessa casa con cinque pornostar. L’occhio delle telecamere spierà 24 ore su 24 le performances sessuali dei concorrenti. Al vincitore finale sarà assegnato come premio un contratto con una casa di produzione di film porno. Il programma verrà trasmesso via cavo o via satellite e s’intitolerà “Private Stars”. Non so se potrà essere visto in Italia. Io, che non ho visto i Grandi Fratelli italiani (se non qualche rara puntata della prima edizione) e che non sono granché esperto di spettacoli porno, qualche capatina la farei.
11 luglio 2004
Italia senz’anima
Da ventuno giorni 37 africani sudanesi sono bloccati sulla nave “Cap Anamur” al largo di Porto Enpedocle, in Sicilia. Il governo italiano si appiglia alla legge Bossi-Fini per non farli sbarcare.
L’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, scrive: “Non li vuole nessuno quei 37 profughi africani. Ci si richiama a leggi e a trattati internazionali, ci si barrica dietro a questioni di principio. E a naufragare miseramente stavolta è il senso di umanità”.
Berlusconi tace, è impegnato a salvare la poltrona.
Il grande fotografo Oliviero Toscani scrive: “Ho vergogna ad appartenere alla razza umana. Preferirei essere un gatto, un cane, un verme, una bestia, un animale. Perché gli animali sanno avere molto più senso di solidarietà tra di loro di quanto dimostrino di avere gli esseri umani del primo mondo ricco e sempre triste”.
Facciamo sentire la nostra voce di italiani umani, contro la Bossi-Fini e Berlusconi.
Apprendo ora che il ministro dell’Interno Pisanu vuol denunciare tutti quelli che hanno aiutato i profughi: la società armatrice della Cap Anamur, il comandante della nave e “tutti i soggetti che dovessero risultare coinvolti nella vicenda”. Vergogna!
L’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, scrive: “Non li vuole nessuno quei 37 profughi africani. Ci si richiama a leggi e a trattati internazionali, ci si barrica dietro a questioni di principio. E a naufragare miseramente stavolta è il senso di umanità”.
Berlusconi tace, è impegnato a salvare la poltrona.
Il grande fotografo Oliviero Toscani scrive: “Ho vergogna ad appartenere alla razza umana. Preferirei essere un gatto, un cane, un verme, una bestia, un animale. Perché gli animali sanno avere molto più senso di solidarietà tra di loro di quanto dimostrino di avere gli esseri umani del primo mondo ricco e sempre triste”.
Facciamo sentire la nostra voce di italiani umani, contro la Bossi-Fini e Berlusconi.
Apprendo ora che il ministro dell’Interno Pisanu vuol denunciare tutti quelli che hanno aiutato i profughi: la società armatrice della Cap Anamur, il comandante della nave e “tutti i soggetti che dovessero risultare coinvolti nella vicenda”. Vergogna!
10 luglio 2004
Carlo Di Palma
Quando si vede o si parla di un film il pensiero va subito al regista. Non si parla quasi mai del contributo dato dagli altri tecnici per la buona riuscita del film. Ma per alcuni film i nomi dei tecnici diventano inscindibili dal nome del regista; il nome di Carlo Di Palma lo è per molti film. Ha lavorato con tanti grandi registi italiani e stranieri. Mario Monicelli ha detto di lui: “Era un uomo silenzioso e veloce. Sistemava tutto e non te ne accorgevi”. Francesco Rosi, parlando della comunità dei cineasti che ha fatto grande il cinema italiano degli anni ’60 e ’70, dice: “Carlo era parte della comunità, con la sua intelligenza, con la sua creatività, con la sua straordinaria sensibilità”.Qui, a testimonianza della grandezza di Carlo Di Palma, mi limiterò a citare solo alcuni film da lui diretti come direttore della fotografia e da me visti: Kapò (1960) di Gillo Pontecorvo, Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi, Deserto Rosso (1964) di Michelangelo Antonioni, L’armata brancaleone (1966) di Mario Monicelli, Blow-up (1966) di Michelangelo Antonioni, La ragazza con la pistola (1968) di Mario Monicelli, Dramma della gelosia (1970) di Ettore Scola.
E’ stato il direttore della fotografia di fiducia di una grandissima attrice: Monica Vitti, che ha anche diretta come regista in tre film.
Ha realizzato come direttore della fotografia anche dieci film di Woody Allen, ma quest’ultimo è un regista che io amo poco.
Di Palma era nato a Roma il 17 aprile 1925; è morto all’età di 79 anni.
Una curiosità: nei film di genere si firmava con lo pseudonimo di Charles Brown.
9 luglio 2004
Aboliamo la scuola?
Le fantasie creative della Moratti e del Berlusca sono riuscite a partorire l’idea che, per alleggerire gli zaini degli alunni e per far risparmiare le famiglie sull’acquisto dei libri, si dovrebbero abolire i libri di testo sostituendoli con materiali prelevati da Internet. Prima domanda: chi dovrebbe fornire agli alunni il computer ed il costo di Internet? Se le stesse famiglie, costano meno i libri. Seconda domanda: chi assicura che il materiale cartaceo stampato da Internet sarebbe più leggero degli attuali libri di testo? Io ho frequentato un corso ministeriale di informatica; per portare, alla scuola sede del corso, i materiali che sono stato costretto a stampare da Internet avrei avuto bisogno non di uno ma di quattro zainetti.
Il passo successivo, dopo quello dell’abolizione dei libri di testo, dovrebbe essere quello dell’abolizione della scuola. Il maestro Internet sarebbe certamente più bravo di un demotivato e sottopagato maestro laureato. Con grande risparmio per lo Stato!?!
Io, per risolvere il problema, proporrei di abolire la Moratti e Berlusconi. Con grande risparmio per tutti.
Il passo successivo, dopo quello dell’abolizione dei libri di testo, dovrebbe essere quello dell’abolizione della scuola. Il maestro Internet sarebbe certamente più bravo di un demotivato e sottopagato maestro laureato. Con grande risparmio per lo Stato!?!
Io, per risolvere il problema, proporrei di abolire la Moratti e Berlusconi. Con grande risparmio per tutti.
8 luglio 2004
La casa morta
L’Istituto italiano di cultura a Mosca è in mano a una pazza creativa di fandonie. Una tal Angelica Carpifave, “professoressa honoris causa” all’Università Statale e Culturale di Mosca, diplomificio di recente istituzione che fornisce lauree agli “ignoranti” uomini d’affari. Nominata dal Berlusca, è stata dichiarata ufficialmente non gradita dal ministro della cultura russo. A promuovere la cultura italiana a Mosca è stata messa una persona con la quale gli intellettuali russi non vogliono parlare. Uno dei più grandi italianisti russi, Viktor Gaiduk, ha detto che Carpifave “fa ridere tutta Mosca” per le cose che fa, come Berlusconi insomma che fa ridere tutto il mondo. Un altro italianista, Ghennadij Kiselev, che ha tradotto in russo Calvino, Moravia, Lampedusa, Landolfi, Baricco, ha detto che sotto la gestione Carpifave l’Istituto è diventato “un castello kafkiano, una fortezza buzzatiana, popolata solo di guardie, che sorvegliano perché nessuno entri in biblioteca”. Il 9 febbraio scorso il 100% del personale dell’Istituto ha aderito ad uno sciopero indetto da Cgil-Cisl-Uil contro la gestione della nuova direttrice. Quasi tutti poi si sono fatti trasferire presso l’Ambasciata italiana. La direttrice si è barricata da sola nelle stanze dell’Istituto, in compagnia degli agenti della security privata (ex Kgb). Su ordine della direttrice, la biblioteca e la videoteca dell’Istituto sono stati chiusi al pubblico “perché a contatto con il personale e con studiosi e studenti i libri e le videocassette s’impolverano e si rovinano”.
7 luglio 2004
Inciucio
In questo mio blog non ho mai parlato delle elezioni comunali che si sono svolte nel mio paese a giugno ed alle quali ho partecipato attivamente, non come candidato ma come organizzatore della campagna elettorale. Non ne ho parlato perché poteva non interessare a nessuno. Ma una curiosità, a campagna elettorale conclusa e a risultati conseguiti, voglio dirla. Si votava a turno unico, siamo un paese verso i diecimila abitanti. Le liste erano due. Ho perso. L’altra lista, concorrente alla mia, era stata personalizzata con il nome del sindaco uscente, non più ricandidabile dopo due legislature. Un piccolo duce, prepotente ed arrogante. Da abbattere. Nelle altre elezioni aveva preso l’82% dei voti, questa volta il 58%, il 25% in meno; ma non è stato sufficiente per lasciarlo a casa. Ha candidato a sindaco un nome sconosciuto, da poter giostrare a piacimento. Ma forse il tutto non sta funzionando come previsto. Il sindaco eletto vuol comandare lui. Per me stanno facendo il gioco delle parti. Staremo a vedere. Ed ecco la curiosità. Quest’ultimo sindaco da candidato, all’apertura della nostra campagna elettorale, ha partecipato non invitato a tutta la manifestazione che si svolgeva al chiuso. Qualche sera fa da sindaco eletto ha partecipato alla nostra cena di fine campagna elettorale; ma questa volta era stato invitato da qualcuno dei nostri. Ed al suo arrivo è stato pure applaudito. Molto strana la politica nel mio paese; forse per questo è difficile che le cose cambino. Io invece non appena è arrivato lui mi sono alzato e me ne sono andato.
6 luglio 2004
Super Bugiardo
Marco Travaglio nel suo Bananas di oggi ha elencato, tra le tantissime dette, 26 (ventisei) bugie spudorate del Berlusca. Io ne richiamo solo 6 (sei). “Non fonderò mai un partito” prima di fondare Forza Italia. “Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta” prima di spostare l’intero Cda, tutti i direttori e molti giornalisti e comici. “Su Biagi, Santoro e Luttazzi, in Bulgaria, scherzavo”, dopo averli fatti cacciare dalla Rai con un diktat dalla Bulgaria. “In Cecenia non è successo niente”, dopo lo sterminio di 200 mila ceceni su un milione. “Il lifting non volevo farlo, ma Veronica ha insistito”, prima della smentita di Veronica. “Fra Tremonti e Fini c’è una buona sintonia”, un giorno prima delle dimissioni di Tremonti su richiesta di Fini.
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