27 dicembre 2004

Come si fa un blog

«Ero molto a disagio. Dal mio personalissimo punto di vista il Governo Berlusconi, anche tralasciando lo specifico politico, stava impazzando oltre i confini del minimo buon gusto e sventolava a destra e a manca la bandiera della volontà popolare. Dall'altro lato, quello dell'opposizione, non vedevo nessuna alternativa che mi desse un briciolo di sicurezza. Io, come è nel mio diritto democratico, non mi sentivo affatto ben rappresentato». Questo brano di Giuseppe Granieri, blogger e grande esperto di blog, lo troviamo nella prefazione al libro di Sergio Maistrello: Come si fa un blog e sintetizza la motivazione più profonda che spinse Granieri ad aprire il suo blog nel dicembre 2002.

Il libro di Maistrello è utile non solo a chi vuole aprire un blog e muovere i primi passi, ma è utilissimo anche a chi un blog già ce l'ha. Si parla di che cos'è un blog, com'è fatto un blog, come si apre un blog, come si personalizza un blog, come si gestisce un blog. Ma si parla anche di blogroll, di categorie, di trackback, di feed Rss, di Css, di Atom, di aggregatori.

Il blog è un sito web e come tale è accessibile da chiunque abbia una connessione a Internet. La parola Weblog compare per la prima volta nel 1998. Nel 1999 nascono i primi strumenti artigianali per la pubblicazione di interventi quotidiani. Nell'estate 1999 arriva Blogger, la prima piattaforma completa americana per il Weblogging. La crescita è rapidissima; è realistico pensare che a metà del 2004 vi erano oltre tre milioni di blog attivi nel mondo; in Italia circa 100.000. In Italia i primi blog sono comparsi nel 2000. Il blog più diffuso è quello composto da testi. Sono storie personali, commenti sui temi di attualità, prese di posizione politiche, recensioni di libri o film, segnalazioni di risorse reperite in Rete. Ma esistono anche photoblog, blog grafici, audioblog, moblog.

Autore di un blog è chiunque abbia qualcosa da dire e sia disponibile a dirlo in pubblico, aprendosi al confronto con le persone che visitano il suo sito. Ma il blog viene usato anche da programmatori, designer, esperti di linguaggi, giornalisti, scrittori, artisti. Il blog sarà con ogni probabilità uno degli strumenti privilegiati per la comunicazione politica del futuro. Ma un blog - scrive Antonio Sofi in una delle prefazioni al libro - non è solo un dono fatto agli altri; è anche un impegno preso con se stessi. Per scrivere bene è necessario leggere bene e tanto. La ricerca di spunti non si esaurisce entro i confini della pagina scritta e diviene stimolo per una vita culturale più completa e variegata: dal cinema al teatro, alla musica. Il blog è uno strumento che sta dando potere agli individui, abilitandoli a esprimersi e stimolandoli ad assumere una nuova coscienza di sé in realazione al mondo circostante.

L'autore del libro, nel guidare ad aprire e gestire un blog, utilizza come esempio Splinder, il primo e più amato servizio di blogging italiano. Ma tante altre sono le piattaforme disponibili ed utilizzabili. Nel libro sono tutte presentate. Le vie che hanno portato noi blogger ad usare un servizio piuttosto che un altro sono molteplici. Io per esempio sono stato portato al blog di SuperEva [mio vecchio blog] da una email pubblicitaria.

23 ottobre 2004

Il padre di Vespa

Mentre Vespa, giovedì scorso, andando da una porta all'altra si rammaricava per non aver potuto scrivere lui il libro Mussolini mio padre, un gruppo di duecento ragazzi romani erano in visita nei luoghi dello sterminio nazista di Auschwitz, accompagnati dal sopravissuto Shlomo Venezia.
Vespa sosteneva che Mussolini era un padre dolce e premuroso, che dopo essere stato dall'amante Petacci tornava ogni sera a dormire nel letto di casa, che era un uomo che si lavava molto e con sapone profumato; Shlomo ricordava che con la corresponsabilità dell'Italia facsista di Mussolini furono sterminati dai nazisti di Hitler circa seimilioni di ebrei con fucilazioni all'aperto, nei campi di stermino, nelle camere a gas e nei forni crematori di Auschwitz dove si raggiunse la capacità di sterminio di 4756 persone al giorno.
Vespa favoleggiava che il duce avrebbe voluto essere liberato dagli americani e non dai tedeschi, smentito in questo dallo stesso Romano, figlio di Mussolini; Shlomo diceva: «E' una vergogna. Va a finire che riabilitano Mussolini come hanno fatto con i Savoia».
La storia vera è stata scritta dai fatti, non può essere cambiata dalle chiacchiere di Vespa. E' stato scritto: «Lo sterminio del popolo ebraico è una ferita profonda e inguaribile nella storia: è l'efferatezza e l'insensatezza di un Nuovo ordine, istituito all'insegna della sistematica violazione dei diritti umani più basilari ai danni di milioni di uomini, donne, bambini ebrei, oppositori politici, zingari, omosessuali, testimoni di Geova, religiosi, disabili psichici e fisici, mendicanti, senza fissa dimora, prigionieri di guerra e normali cittadini».

22 ottobre 2004

Chi l'ha visto?

Ma chi se ne frega chi era Silvio Berlusconi all'inizio del mondo, «un po' di anni fa, qualche chilo fa, parecchi capelli fa». Eppure forse a qualcuno interessa, ed allora un fior di giornalista così lo descrive: «Un po' fustacchione, un po' simpatica canaglia, un po' sciupafemmine gaudente».
Un settimanale specializzato nel mostrare in modo soft culi e tette siliconate ci ha infilato un servizio esclusivo di cinque pagine con 14 foto in bianco e nero che illustrano la vita e le opere del grande narciso. Sull'appartenenza di qualche foto mi viene da dubitare, ma forse sbaglio. E comunque un primo ministro, che si autodefinisce statista, certamente non fa una bella figura ad essere inserito in una rubrica del «Chi e?», come un qualsiasi scomparso in «Chi l'ha visto?». Ma essendo il settimanale ed il giornale di sua proprietà si suppone che il Silvio ne sia consapevole e consenziente, anzi pare che sia stato proprio lui a fornire le foto. E' risaputo che gli manca il senso della misura e di questo lui se ne vanta.
E ci son voluto cascare pure io, ho comperato sia il giornale che il settimanale, nella speranza di poter vedere il pisellino del neonato nudo, ed invece niente.
Signori, liberateci da Silvio Berlusconi. Dove signori sta per elettori.

21 ottobre 2004

Masseria Renna

Immagine di architettura rurale del territorio di Villa Castelli (Brindisi).

La struttura, con ingresso ad oriente, è del tipo a corte chiusa ed è certamente nata su di un progetto ben articolato in tutte le sue parti e funzioni. Intorno al cortile interno, rettangolare, si sviluppano le abitazioni, le stalle, i depositi, il focolare, il trappeto.

20 ottobre 2004

Zapatero come Zapata?

Forse non significa niente, ma il nome del premier spagnolo José Zapatero richiama alla mente, certamente per assonanza, quello dell'eroe popolare messicano Emilano Zapata, che guidò nei primi anni del novecento l'insurrezione dei braccianti indios che aspiravano alla riforma agraria. Punto.
Zapatero ha cambiato i connotati al linguaggio pubblico spagnolo, i suoi discorsi traboccano di parole come solidarietà, convergenza, armonia, arcobaleno, pace. Otto donne fanno parte del suo governo, la metà dell'esecutivo. Ha nominato Pedro Zerolo, 44 anni, omosessuale e oppositore accanito della guerra in Iraq, segretario dei movimenti sociali e responsabile delle relazioni con le ong. Zerolo a sua volta ha detto di Zapatero: «Ha trasformato la Spagna da paese antipatico a paese simpatico. E ne ha risvegliato l'animo anarchico e indomabile».
Zapatero appena eletto ha ritirato le truppe spagnole dall'Iraq. Cancella la legge del Partito popolare sulle scuole superiori; l'ora di religione cattolica torna facoltativa. Viene riformata la legge sul divorzio: in caso di accordo, la coppia può sciogliersi in soli dieci giorni. Il Consiglio dei ministri ha approvato il matrimonio tra omosessuali e il loro diritto all'adozione.
La Chiesa spagnola, al di là di qualche scontato eccesso verbale, non si scompone più di tanto e cerca di ottenere da Zapatero vantaggi economici. In cambio del ribasso del contributo statale ai religiosi otterrà l'innalzamento dal 5 all'8 per mille della quota che i cittadini potranno devolvere alla Chiesa con la dichiarazione dei redditi.
Zapatero nei primi 200 giorni di governo ha fatto tantissimo dal punto di vista dell'immagine a costo quasi zero, ora sarà chiamato ad agire sui terreni impervi dell'economia e della finanza pubblica.
Zapatero ha tutta la mia stima e simpatia. Quasi quasi, vista la malasorte toccata all'Italia attuale, rimpiango di non essere cittadino spagnolo.

19 ottobre 2004

Feltrinelli Real Cinema

Carlo Feltrinelli ha presentato ieri la nuova iniziativa della sua casa editrice. Nasce una collana mix tra cinema e libro: DVD + libro; alla tecnologia avanzata del dvd si unisce il piacere della lettura.
Si parte con il film di Michael Moore Fahrenheit 9/11. Oltre al film che abbiamo visto nelle sale sono inclusi anche 90 minuti di materiali extra: sequenze inedite girate all'esterno della prigione di Abu Graib, altre sequenze filmate in Iraq alcune settimane prima dell'invasione, spezzoni riguardanti Bush e Condoleeza Rice mai mostrati dalle reti televisive americane, le due conferenze stampa di Moore a New York e a Cannes, il dibattito scaturito fra gli intellettuali europei (Godard, Fofi, Benedetto Marzullo) sull'affermazione di Moore: «Faccio film per il popolo americano, non mi interessano gli intellettuali europei!».
"Feltrinelli Real Cinema" vuole offrire ai lettori italiani di libri i migliori documentari e film che la normale distribuzione cinematografica e le Tv italiane mai ci faranno vedere. «Un buon DVD trova la sua collocazione naturale in una buona libreria» ha detto Carlo Feltrinelli, che ha anche aggiunto: «L'uscita di questo DVD a dieci giorni dalle elezioni americane ha anche il senso di una partecipazione ad una campagna elettorale che comunque ci riguarda. Ci piacerebbe che Feltrinelli Real Cinema fosse politica, ma nel senso più vasto, senza virgolette».
Da una rapida ricerca in internet ho appurato che il prossimo DVD, che uscirà a novembre nella collana, è il film di Walter Salles I diari della motocicletta; insieme al dvd vi sarà il libro Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta, scritto da Ernesto Che Guevara, da cui è stato tratto il film.

18 ottobre 2004

Guerra mondiale contro i bambini

Si è svolta a Roma, ieri e oggi, la "Conferenza mondiale delle donne parlamentari per la tutela dell'infanzia e dell'adolescenza". Hanno partecipato 200 parlamentari provenienti da 107 paesi.
La seduta inaugurale si è tenuta a Montecitorio alla presenza, tra gli altri, del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, del presidente della Camera Pierferdinando Casini, del sindaco di Roma Walter Veltroni.
Hanno accolto le parlamentari, seduti nei banchi del governo, gli alunni della scuola multietnica romana: Danile Manin.
E' stato presentato l'ultimo drammatico rapporto Unicef dal quale risulta che i bambini morti a cause delle guerre che si combattono nel mondo e degli attacchi terroristici sono oltre 200 mila all'anno, ovvero 547 al giorno. Almeno 10 mila dei bambini vittime dei conflitti sono saltati sulle mine antiuomo. Negli ultimi dieci anni i bambini morti per causa diretta delle guerre sono 2 milioni.
Secondo alcuni organismi internazionali (Unhcr e Ammesty) circa 300 mila bambini al di sotto dei 15 anni sono soldati nelle forze governative o in formazioni irregolari in 40 paesi del mondo. Di questi il 25-30 per cento sono femmine.
E' stato anche denunciato che nella guerra in atto in Iraq sono state bombardate settecento scuole elementari e che 2.700 edifici scolastici richiedono interventi statici.
La cantante Amii Stewart, ambasciatrice dell'Unicef per l'Italia, dopo aver ricordato che nel mondo un bambino su dieci non raggiunge i cinque anni di vita e che 11 milioni di bambini ogni anno muoiono per cause innaturali, rivolta alle parlamentari del mondo ha detto: «Sono fatti assurdi, non dobbiamo stancarci di denunciare queste violazioni. Voi, parlamentari e donne, potete essere promotrici del cambiamento per la tutela del bene più prezioso che abbiamo, l'infanzia».
Il presidente Ciampi ha detto: «I bambini ci chiedono di essere amati». Il sindaco di Roma Veltroni parlando dei bambini che vivono nei paesi ricchi ha detto: «Dove si vive in uno stato di diffuso benessere, sono proprio i più piccoli le prime vittime di un modello di vita egoista e veloce, che dà importanza all'apparire, che non si preoccupa abbastanza di avere cura di chi è più fragile e indifeso».

17 ottobre 2004

Regime in Italia

Condivido pienamente quanto scritto da Antonio Padellaro nell'articolo di fondo su l'Unità di ieri 16 ottobre 2004. Lo faccio mio e chiedendo l'autorizzazione all'autore lo pubblico integralmente in questo blog.

Il regime come anestesia
di Antonio Padellaro

Il fatto che il direttore di un grande quotidiano venga pesantemente e ripetutamente minacciato dagli avvocati del presidente del Consiglio; il fatto che i cronisti di quel grande quotidiano vengano definiti dai suddetti legali «mele marce» perché scrivono sulle vicende del plurinquisito presidente del Consiglio; il fatto che pochi mesi dopo quello stesso direttore venga accompagnato al portone del grande quotidiano, salutato dalla manifesta soddisfazione del plurinquisito premier. Tutti questi fatti messi insieme avrebbero sicuramente suscitato una qualche apprezzabile reazione in un qualsiasi paese appena normale: a cominciare, per esempio, dal quel Botswana che ci precede, con altre 43 o 44 nazioni nella classifica che misura il grado di civilità e progresso sul pianeta. Forse, però, una spiegazione del perché l’Italia sia così tristemente scivolata alla casella 45 sta proprio nel fatto che in Italia, invece, non è successo assolutamente nulla; e che, anzi, la notizia della defenestrazione di quel direttore è stata giudicata una non notizia dalla quasi totalità degli altri organi di informazione, e dunque rapidamente trasferita in archivio. Ricordate «Alice nel paese delle Meraviglie»? «Se ognuno s’impicciasse dei fatti suoi», disse la Duchessa quasi ringhiando «il mondo girerebbe molto più svelto!».
Per fortuna c’è sempre qualcuno che s’impiccia, e le tristi circostanze che hanno accompagnato le dimissioni di Ferruccio de Bortoli dalla direzione del “Corriere della sera”, il 29 maggio del 2003, vengono ora riproposte nel libro «Regime» di Peter Gomez e Marco Travaglio. Regime è parola a cui siamo particolarmente affezionati perché è stata coniata su queste stesse pagine quando l’Italia di Silvio Berlusconi ha cominciato a prendere forma e contenuti. Abbiamo scritto regime quando Enzo Biagi è stato espulso dalla Rai, per aver permesso a Roberto Benigni di ridere sul futuro presidente del Consiglio. Lo scandaloso episodio avveniva nel programma “Il fatto”, giudicato il migliore del secolo da una giuria Rai e cancellato anch’esso con un tratto di penna. Abbiamo scritto regime quando con il diktat ducesco dettato dalla Bulgaria, Berlusconi accusava di «uso criminoso della televisione pubblica» Biagi, Santoro e Luttazzi; o quando la censura ha tagliato dal video lo spettacolo di Sabina Guzzanti e il teatro di Paolo Rossi.

Abbiamo scritto regime quando a Massimo Fini scippano un programma perché, come gli spiega il direttore di RaiDue, Marano «c’è una persona che ha fatto lo stronzo in modo vergognoso»: uno stronzo a cui, però, bisogna ubbidire per forza. Abbiamo scritto regime quando le dimissioni di de Bortoli ci sono apparse brutte, strane, preoccupanti, e non certo per mancanza di rispetto nei confronti del nuovo direttore Stefano Folli. Abbiamo scritto regime quando Lucia Annunziata, strattonata per mesi da un Cda supino alla linea del presidente-padrone, è stata costretta a lasciare la presidenza della Rai non potendo più esercitare il ruolo di garanzia assegnatole dai presidenti delle Camere.

In questi tre anni abbiamo gridato regime, regime e ancora regime esattamente come lo gridano oggi Gomez e Travaglio raccontandoci perché colpendo Enzo Biagi e tutti gli altri il regime berlusconiano abbia desertificato la tv e intimidito la libera informazione. Ci è stato risposto (non da Berlusconi che non ha mai nascosto la mano) che se parlavamo di regime eravamo un po’ irresponsabili e un po’ squilibrati, significando la parola regime fine della democrazia e di ogni libertà. Mentre in Italia, fino a prova contraria, i cittadini votano, il Parlamento legifera, le edicole sono colme di testate di diverso orientamento, infinita è la scelta dei canali televisivi. Ci è stato detto, anche a sinistra: se dite che c’è il regime allora perché non ve ne andate in montagna a fare la resistenza? (obiezione stravagante perché sarebbe come chiedere a Pera, Ferrara, Feltri, e ai fervidi sostenitori della guerra di civiltà di andare, per coerenza, a combattere in Iraq con le truppe americane). A costoro aveva comunque già risposto Indro Montanelli spiegando che «oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra essi, sovrana e irresistibile, la televisione».

Montanelli aveva colto il punto: chi controlla l’informazione televisiva, controlla la democrazia; ma una democrazia sotto controllo (televisivo) non è un regime? Un regime pieno di facce da operetta, battute da caserma, capelli tinti o trapiantati, sospeso tra Caligola e la Freedonia dei fratelli Marx. Tragico se festeggia sbracato sulle macerie della Costituzione. Feroce quando decide cosa i cittadini devono o non devono sapere o vedere. Un regime ormai generalmente subìto e accettato in un misto di anestesia condivisa e rassegnazione ragionata. C’è una risposta per tutto. Biagi aveva stufato. Luttazzi ha esagerato. Santoro era un fazioso. Con la satira la Guzzanti ha fatto i soldi. E poi: la Rai è sempre stata lottizzata e, ai suoi tempi, l’Ulivo ha fatto anche peggio. Come dice la Duchessa, sarebbe meglio se ciascuno s’impicciasse dei fatti suoi. (Per la cronaca: mentre de Bortoli non è più direttore del “Corriere”, l’avvocato Previti che lo minacciava per lettera è sempre al suo posto: esercita il potere con efficenza e discrezione, ed è tra i principali artefici del condono vergogna sulle aree protette).

16 ottobre 2004

Referendum per l'unità d'Italia

La ditta Berlusca e C. festeggia con torta e spumante lumbard la divisione dell'Italia in tanti piccoli stati regionali e principalmente la divisione tra l'Italia del Nord e l'Italia del Sud. Una festa a suggellare il matrimonio tra la sposa Berlusca, che porta un mazzo di rose bianche con nastro verde, e lo sposo Lega ce l'ho duro. Per ora una vittoria di tappa senza conseguenze definitive. La legge sulle riforme costituzionali prevede una seconda lettura sia al Senato che alla Camera.
La maggioranza di centrodestra va avanti a muso duro, più preoccupata nei suoi uomini a conservare la poltrona che non all'interesse dell'Italia.
L'opposizione di centrosinistra continua nella sua guerra di resistenza per evitare questo scempio.
Ecco alcuni commenti al voto di ieri (291 sì, 202 no, 2 astenuti) quasi tutti intonati al nero funebre. In aula i Verdi alzano cartelli funebri con la scritta: «L'Italia piange la Costituzione della Repubblica condannata a morte dal governo Berlusconi». Ciriaco De Mita: «Mai le tenebre sono così intense prima che sorga l'aurora». Vannino Chiti: «Dies nigro signando lapillo [giorno da segnare con sassolini neri]». Luciano Violante: «Avete costruito un tenebroso giocattolo di diktat e strozzature: è scomparsa la capacità di mediazione propria della politica e la scena è dominata dall'illusione autoritaria». Il neo senatore Mario Luzi: «Si sta distruggendo il lavoro del Risorgimento, questa è una fase antirisorgimentale».
Intanto ci si prepara al referendum abrogativo in caso di approvazione definitiva. Il cartello referendario comprende non solo tutti i partiti del centrosinistra, ma anche i tre sindacati confederali Cgil Cisl Uil, organizzazioni imprenditoriali, Regioni e Comuni, associazioni e movimenti della società civile».

15 ottobre 2004

Mario Luzi: la poesia in Senato

Il novantenne poeta Mario Luzi è stato nominato senatore a vita dal presidente Ciampi.
Il fiorentino Luzi con Ungaretti, Montale e Caproni è tra i più grandi poeti del Novecento. Elementi caratterizzanti della sua poesia sono l'ermetismo e la religiosità.
Ma Luzi ha travasato anche nella sua poesia il suo essere uomo di pace. Luzi si è schierato contro tutte le guerre: quella del Golfo, quella del Kossovo, quella dell'Afganistan, quella dell'Iraq. In un intervista Luzi ha detto: «C’è uno sfasamento totale fra i concetti che per generazioni ci siamo tramandati e la realtà che ci circonda. I carnefici oggi passano per vittime e viceversa. È uno stato di caos pericoloso. Sembra di camminare sulle sabbie mobili».
Gianni D'Elia ha scritto: «Prendiamolo come il Nobel italiano, questo onore senatoriale, nell'illusione che la poesia conti ancora qualcosa, nell'orribile e noiosissima sottocultura televisiva degli italiani. Se la poesia fosse senatrice a vita, davvero, potrebbe cambiare la scuola, proporre un poeta come ministro della cultura, favorire la visita costante di scrittori e artisti nelle università e nelle scuole, e riportare la questione della cultura dalla parte della cultura, e non dell'industria o dello spettacolo, come oggi è impero feroce... La poesia è utile, come l'amore... E' entrato in Parlamento un uomo di pace, oggi è festa».
Per i suoi 90 anni, che compirà il 20 ottobre, Luzi verrà festeggiato a Firenze, a Verona, a Ravenna; si faranno convegni, si leggeranno sue poesie. Sentiamo ancora Luzi: «Io ho sempre pensato all’Italia come a un disegno, come a un sogno, ora volgarmente interrotto, soprattutto in questa fase che produce una simile classe di governo».

Leggiamo una poesia di Mario Luzi.

Ménage
La rivedo ora non più sola, diversa,

nella stanza più interna della casa,
nella luce unita, senza colore né tempo, filtrata dalle [tende,
con le gambe tirate sul divano, accoccolata
accanto al giradischi tenuto basso.
«Non in questa vita, in un'altra» folgora il suo sguardo [gioioso
eppure più evasivo e come offeso
dalla presenza dell'uomo che la limita e la schiaccia.
«Non in questa vita, in un'altra» le leggo bene in fondo alle [pupille.
E' donna non solo da pensarlo, da esserne fieramente
[certa.
E non è questa l'ultima sua grazia.
in un tempo come il nostro che pure non le è estraneo né [avverso.
«Conosci mio marito, mi sembra» e lui sciorina un sorriso [importunato,

pronto quanto fuggevole, quasi voglia scrollarsela di dosso
e ricacciarla indietro, di là da una parete di nebbia e [d'anni;
e mentre mi s'accosta ha l'aria di chi viene
da solo a solo, tra uomini, al dunque.
«C'è qualcosa da cavare dai sogni?» mi chiede fissando [su di me i suoi occhi vuoti
e bianchi, non so se di seviziatore, in qualche "villa triste",
[o di guru.
«Qualcosa di che genere?» e guardo lei che raggia
[tenerezza
verso di me dal biondo del suo sguardo fluido e arguto
e un poco mi compiange, credo, d'essere sotto quelle
[grinfie.
«I sogni di un'anima matura ad accogliere il divino
sono sogni che fanno luce; ma a un livello più basso
sono indegni, espressione dell'animale e basta» aggiunge
e punta i suoi occhi impenetrabili che non so se guardano [e dove.
Ancora non intendo se m'interroga
o continua per conto suo un discorso senza origine né fine
e neppure se parla con orgoglio
o qualcosa buio e inconsolabile gli piange dentro.
«Ma perché parlare di sogni» penso
e cerco per la mia mente un nido
in lei che è qui, presente in questo attimo del mondo.
«E lei non sta facendo un sogno?» riprende mentre sale
[dalla strada
un grido di bambini, vitreo, che agghiaccia il sangue.
«Forse, il confine tra il reale e il sogno...» mormoro
e ascolto la punta di zaffiro
negli ultimi solchi senza note e lo scatto.
«Non in questa vita, in un'altra» esulta più che mai
sgorgando una luce insostenibile
lo sguardo di lei fiera che ostenta altri pensieri
dall'uomo di cui porta, e forse li desidera, le carezze e il
[giogo.

14 ottobre 2004

I cattolici, la guerra, l'aborto, Kerry

Su Usa Today, il quotidiano più diffuso degli Stati Uniti, da qualche giorno viene pubblicata una pagina a pagamento da un'organizzazione cattolica ispirata dai vescovi americani dal titolo «Guida al voto per i cattolici seri», dove si sostiene che chi vota per un candidato favorevole all'aborto commette peccato.
Kerry è favorevole alla conservazione della legge che permette l'aborto, Bush vuol fare abrogare questa legge. Quindi per i vescovi americani nelle prossime elezioni presidenziali i cattolici devono votare il repubblicano Bush e non il democratico Kerry. Alla faccia di Papa Wojtyla che si è sempre schierato apertamente contro la guerra in Iraq i suoi vescovi invitano a votare per il guerrafondaio Bush. Si sceglie chi fa ammazzare donne, bambini, civili, ma anche soldati americani e iracheni; si preferisce chi impone la morte senza possibilità di scelta. Strani questi cattolici che anziché formare i loro credenti a non ricorrere all'aborto per scelta e convinzioni personali, vogliono che lo Stato lo impedisca con la forza della legge.
Il partito repubblicano ha mobilitato tantissimi attivisti cattolici, con un rimborso spese di 2500 dollari al mese a testa, per fare propaganda pro Bush nelle chiese.
John Kerry ha invece dichiarato: «Sono cattolico e sono stato chierichetto. Ma non posso pretendere che la mia fede detti legge sull'aborto a chi non la condivide, sia agnostico, ateo, ebreo o protestante».
Una parte del clero si è schierato contro i vescovi e invitano a votare Kerry. Duecento associazioni di ispirazione cattolica stanno pubblicando a pagamento sui giornali diocesani un comunicato intitolato «La vita non finisce con la nascita», nel quale appoggiano il programma di riforme sociali di Kerry.
I cattolici in America sono solo il 23 per cento della popolazione, ma il loro voto potrebbe essere determinante per assicurare al mondo un futuro o di pace o di guerra.

13 ottobre 2004

Frocio sarà lei

Roma, 12 ott. (Adnkronos) - ''Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i 'culattoni' sono in maggioranza''. Lo afferma, in una dichiarazione, il ministro per gli Italiani nel mondo di An Mirko Tremaglia.

Poveri italiani nel mondo, da chi sono rappresentati! Se io mi trovassi nella loro situazione scriverei al ministro Tremaglia queste due righe: «Sig. ministro non le consento di rappresentarmi. Mi stia alla larga e ignori che io esista. Ne va del mio decoro e della mia faccia. Se sanno in giro che io ho a che fare con lei, mi discriminano».
Ma anche se non sto nel mondo, ma solo in Italia, le voglio scrivere lo stesso.
«Sig. Tremaglia, deputato e pure ministro di qualcosa, prima di scriverle ho cercato di farmi una cultura sul termine che lei ha portato agli onori della cronaca in tutto il mondo: culattone. Non l'ho trovato nel Vocabolario della lingua italiana della Treccani in quattro volumi e nemmeno nel Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia in ventuno volumi. Il termine culattone è presente invece nel vocabolario Treccani Il conciso, così definito: regionale, volgare - Omosessuale maschio. Il suo culattone si trova anche nel vocabolario Sinonimi e contrari della Treccani, così definito: uomo attratto sessualmente da altri uomini, o che ha rapporti sessuali con essi. Ministro, i sinonimi del termine a lei tanto caro sono molti, mi permetta di suggerirglieli, così all'occasione potrà variare sul tema, dimostrandosi acculturato: bardassa, buco, checca, culo rotto, cupio, diverso, finocchio, frocio, gay, invertito, omofilo, paraculo, pederasta, recchione, sodomita, uranista, zia, omo, omosessulae, omosex. Sono venti sinonimi, usandone uno al giorno contro i parlamentari europei, può avere l'onore della cronaca per altrettanti giorni. Trascorsi i quali, avrà fatto tanta bella figura che potrà lasciare tranquillamente la scena pubblica, avrà dato ormai tutto e nessuno potrà mai più scordarsi di lei. Avrà tutto il tempo per trastullarsi da sporcaccione innocente. E poi lasci perdere i gay che certamente possono essere anche migliori di lei».

12 ottobre 2004

Christopher Reeve: Superman è morto

E' morto all'età di 52 anni, in un ospedale di New York, l'attore Christopher Reeve , noto al grande pubblico per aver interpretato il ruolo di Superman.
Era nato il 25 Settembre 1952 a New York City. Dopo aver cominciato a recitare in teatro a nove anni, in una piccola compagnia, si laurea all'università Cornell e studia recitazione alla Juillard School.
Reeve ha recitato in film impegnativi anche se di scarso successo di pubblico. La popolarità gli arriva nel 1978 con il personaggio-eroe dei fumetti Superman, che interpreta per ben quattro volte.
Nel 1996 purtroppo l'attore rimane vittima di una caduta da cavallo, che lo costringe alla totale immobilità su una sedia a rotelle: nonostante questo, però, trova la forza di girare il film per la televisione La finestra sul cortile (remake del film omonimo del 1954) dove interpreta la parte di un paraplegico che assiste a un delitto dalla finestra della sua stanza. Dopo l'incidente a cavallo, insieme all'inseparabile moglie Dana, si dedica con energia insospettabile a sostenere in tutto il mondo la ricerca sul midollo spinale e nella battaglia per la libertà di ricerca sulle cellule staminali. Cerca di rendere disponibile ad un largo numero di pazienti paralizzati informazioni e cure per una vita il più possibile indipendente. Nel corso degli anni raccoglie fondi, donazioni, sostegno e distribuisce circa 22 milioni di dollari a pazienti e ricercatori. Mai, in nessun momento aveva ceduto al vittimismo. Lottò contro la sua malattia con una determinazione che solo un Superman poteva avere. Per respirare si era fatto impiantare degli elettrodi nel diaframma. Il sostegno alla ricerca sulle cellule staminali per Reeve era davvero una battaglia per la vita e la morte, perché esse possono portare alla cura di moltissime malattie tra cui diabete, infarto, Alzheimer, Parkinson e lesioni dei tessuti nervosi, di cui soffriva lui.

11 ottobre 2004

Antonio Tabucchi: premio per la forza dei sogni

Allo scrittore e giornalista Antonio Tabucchi è stato assegnato dall'Associazione dei giornalisti europei di Madrid il Premio Francisco Cerecedo 2004. «Per aver rivendicato la forza dei sogni e per aver mantenuto il vigore della libera espressione in un momento in cui l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione risulta inquietante e limita il dibattito democratico», si legge nella motivazione dell'alta onorificenza.
Il Premio Cerecedo, che è giunto alla ventunesima edizione, prende il nome dal giornalista Francisco Cerecedo (1940-1977) che fu uno strenuo antifranchista e narrò con partecipazione e fedeltà i primi passi democratici della Spagna negli anni Settanta.
Tabucchi giornalista scrive i suoi articoli per El Pais, Le Monde e l'Unità.
«Ma mentre in Francia e Spagna - dichiara Tabucchi da Parigi - non esistono presidenti del Consiglio che detengono l'80 per cento della stampa, in Italia purtroppo questo avviene. Ecco perché un pezzo significativo di questo premio va a l'Unità, un giornale che ha saputo mantenere una voce libera rispetto al conformismo dilagante». Ma il premio va anche a Tabucchi autore di Sostiene Pereira, un romanzo dove si narra di un sofferto risveglio da una vita scialba ed insignificante ad un riscatto umano e politico verso la libertà.
Il premio Cerecedo è stato vinto negli anni passati da illustri personaggi della cultura europea. Hanno fatto parte della giuria di questo anno le voci più significative del giornalismo iberico ed europeo. Tabucchi nel commentare il premio ha parlato anche dell'affaire Buttiglione. «Pochi giornali italiani stanno dando spazio all'affaire Buttiglione, candidato da Berlusconi alla Commissione europea. Ma stiamo parlando di un uomo che ha definito l'omosessualità un problema morale e personale! Hitler, con le stesse motivazioni, spedì i gay tedeschi nella camera a gas. In Europa, di questo affaire, se ne parla; perché in Italia regna il silenzio?».
E' di oggi la notizia che il Parlamento europeo ha bocciato la candidatura di Buttiglione alla Commissione europea.

9 ottobre 2004

Buttiglione ministro delle barbabietole

Noi italiani dovunque andiamo ci facciamo conoscere. O meglio, dovunque il Berlusca e i suoi uomini vanno, si fanno conoscere per la loro pochezza e mancanza di cultura politica e governativa.
Sentite che giudizio si è meritato Buttiglione (già uno con quel cognome non promette niente di buono, ma poveretto non se l’è scelto lui) nell’esame che sta sostenendo davanti al Parlamento europeo per diventare commissario alla giustizia. «Devo confessare che in Spagna non vorrei un ministro della Giustizia che difende queste tesi. Se fosse uno che si occupa di barbabietole, potrei capire. Ma chi si occupa di giustizia…», ha sentenziato Josep Borrell, presidente del Parlamento europeo. I concetti del Buttiglione, giudicati scioccanti da Borrell, riguardano l’omosessualità ritenuta peccato e la donna che secondo il filosofo dal pensiero debolissimo deve restare a casa a fare figli sotto la protezione del marito; non meno scioccanti sono le sue opinioni sulle minoranze e sull’immigrazione.
L’intervento di Borrell ha suscitato tante reazioni nel mondo politico italiano, pro e contro. Tra quelle pro giudizio Borrell cito l’on. Catania di Rifondazione che colloca Buttiglione nel Medioevo. Tra quelli che si sono distinti nello scagliarsi contro Borrell primeggia il ministro Giovanardi che va in soccorso di Buttiglione con profondissime e articolate motivazioni, dice infatti a Borrell: «anche le barbabietole, diversamente da lui, avrebbero compreso i ragionamenti di Buttiglione». Di fronte a questo argomentare di Giovanardi rimaniamo disarmati.

8 ottobre 2004

Il Papa e la politica

Il vecchio e malato papa Giovanni Paolo Secondo non perde occasione per richiamare i cattolici all’ordine; essi devono attenersi alla verità cristiana, che è ritenuta “il miglior antidoto contro i fanatismi ideologici, in ambito scientifico, politico o anche religioso”. Occorre che i cattolici siano presenti “in quegli ambienti in cui si formano decisioni collettive significative e in quello della politica”. I cattolici devono trasferire e cercare di imporre la dottrina sociale della Chiesa nelle decisioni politiche. E’ questa la sintesi del messaggio che il Papa ha inviato alla 44^ Settimana Sociale dei cattolici che si sta svolgendo a Bologna.
Noi laici democratici che apprezziamo la coraggiosa posizione del Papa sui temi della guerra e della pace e su quelli dei rapporti economici tra i paesi industrializzati e quelli sottosviluppati, non possiamo non dissentire sulle posizioni integraliste che cercano di bloccare o addirittura cancellare le grandi conquiste democratiche raggiunte dalla nostra società. Rivendichiamo la laicità dello Stato. Riteniamo non ammissibile l’ingerenza della Chiesa nella gestione dello Stato. Non accettiamo, e lotteremo per cambiarla, la legge sulla procreazione assistita, tanto caldeggiata dalla Chiesa. Non possiamo condividere le condanne papali della fecondazione eterologa ed il divieto di ricerca scientifica sulle cellule staminali.
Come, d’altro canto, non ci rassegneremo mai allo smantellamento della scuola pubblica finalizzato a favorire la scuola privata e confessionale.

7 ottobre 2004

Matti da guerra

Un’autorevole rivista medica, il New England Journal of Medicine, ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta fra i reduci americani dalla guerra in atto in Iraq. Circa il 17 per cento di essi risultano colpiti da seri disturbi psichiatrici, dovuti allo stress da guerra.
E’ probabile che questi disturbi aumentino ora che in Iraq si è passati dalla guerra di liberazione dalle fantomatiche armi di distruzione di massa di Saddam alla guerra contro elementi dissidenti iracheni.
I disturbi psichiatrici si accrescono anche a causa dello stress da paura che gli altri vengano a sapere che si è colpiti da questi disturbi. Nell’ambito della cultura militare soccombere allo stress è visto come un fallimento, una debolezza e come prova di mancanza dei giusti attributi.
Questa ricerca, e altre similari su altre guerre, viene fatta solamente su chi alla guerra ci viene mandato, ma non è stata mai fatta su chi alla guerra ce li manda. I Bush e le Condoleezza Rice ne uscirebbero più matti dei reduci, senza nemmeno la scusante dello stress.
Altra categoria che potrebbe essere analizzata è quella dei matti diventati tali per non contraddire il loro capo matto. La guerra se l’ha voluta Bush non può non volerla il Berlusca. Se la vuole il Berlusca la devono volere i Fini, i Follini, i Bossi. Se la vogliono questi ultimi non possono non volerla i loro elettori.
Analisi clinica similare potrebbe essere fatta per i direttori dei giornali di destra e dei loro lettori. Un caso clinico a parte è il reduce dalla guerra in Iraq Toni Capuozzo, che non solo ritiene di essere l’unico a capire, lui che è stato sul campo, quello che sta veramente accadendo in Iraq, ma ritiene anche che tutti quelli che non la pensano come lui sono tutti cretini: i pacifisti, le Simone, il premio Nobel Arafat, Giulietto Chiesa, Lilli Gruber, persino Montanelli; ma secondo il reduce Capuozzo il più grande dei cretini è Kerry che si illude di battere il presidente di guerra Bush. Queste cose Capuozzo le è andate a dire al giornale Libero (da chi e quando mai?).

6 ottobre 2004

Libri dei blog

Con i weblog chiunque voglia scrivere per far conoscere agli altri i risultati dei propri sforzi creativi e dei propri studi e ricerche può farlo liberamente e facilmente, saltando la mediazione degli editori della carta stampata e i conseguenti costi di stampa che i neoscrittori sono costretti a pagarsi.
La pubblicazione sul web porta anche il vantaggio che gli ipotetici lettori sono di numero grandissimo. Anche se non è facile farsi spazio nella miriade dei blog che aumentano in modo esponenziale. Ma chi ha qualcosa da dire e lo fa in modo interessante riesce pian piano ad emergere. E’ una grande soddisfazione avere un centinaio di lettori al giorno affezionati o occasionali.
Scrivere nel blog, specialmente per chi lo fa quasi giornalmente, è una grande esercitazione di stile che affina la forma. Bravi scrittori vi sono sia nei blog che sulla carta stampata, come pessimi scrittori vi possono essere sia nell’uno che nell’altro campo.
Ma per chi scrive nei blog è ancora forte la tentazione e il desiderio di riuscire a pubblicare libri di carta. Cominciano a comparire sul mercato libri che raccolgono i post pubblicati nei blog. Il giudizio che io esprimo su questa operazione è sostanzialmente positivo. Nonostante il mio grande interesse per internet e per i blog continuo ad amare tantissimo i libri di carta, che continuo a comperare; ne posseggo parecchie migliaia. Non a caso in testa al mio sito personale compare un testo scorrevole con la scritta: «Un libro è un amico per sempre». Prima o poi, chissà, anch’io riuscirò a pubblicare un libro del mio blog.

4 ottobre 2004

ONG – Organizzazioni non governative

Il ruolo delle ong non è quello di scegliere tra amici o nemici, ma quello di aiutare chi ha bisogno. Il mandato dei cooperanti allo sviluppo è quello di essere super partes. Nessun cooperante può essere accusato di avventurismo, il loro lavoro è programmato e ben organizzato.
Le ong sono riconosciute e finanziate (in parte) dal Ministero degli Affari Esteri. L’albo del ministero attualmente conta 165 ong. Ma oltre a queste legate al Ministero ve ne sono altre legate a regioni, province e comuni. I cooperanti italiani riconosciuti da questi enti pubblici e presenti in tutto il mondo sono altre 2.200. Vengono detti «cooperanti» gli operatori umanitari con almeno due anni di attività. Vi sono anche organizzazioni che hanno riconoscimenti internazionali.
Tra le principali organizzazioni umanitarie si possono citare: Medici senza frontiere, Un ponte per…, Movimondo, Intersos, Emergency, Progetto Sviluppo. Sono tantissimi, in tutte le parti del mondo, i paesi in cui sono presenti queste associazioni. Il governo italiano sta riducendo progressivamente i fondi per la cooperazione.
Vi sono poi tantissime altre organizzazioni di volontariato che non hanno alcun riconoscimento pubblico. L’Iref stima che quest’ultime associazioni contano almeno 5 milioni e 147 mila volontari affiliati. Di questi ben 30.560 lavorano all’estero: in Africa, Medioriente, Europa dell’est, Asia, America centrale e del Sud. La Federazione italiana del volontariato ha censito ben 10.970 organizzazioni che agiscono a scopo benefico ed in modo completamente gratuito; ma la stima è in difetto, in realtà in Italia le organizzazioni di volontariato senza scopo di lucro sono oltre 30 mila, che lavorano in ben 57 Paesi nel mondo. Si tratta di medici, ecologisti, tecnici, ma anche cittadini normali che hanno scelto di impegnare parte del loro tempo per aiutare chi è in difficoltà.

2 ottobre 2004

Scuola Pubblica Mon Amour

Ecco una probabile scuola del futuro secondo la Moratti/Cinzia Leone pensiero: «Aboliremo la promozione e la bocciatura, gli studenti saranno valutati tramite nomination fatte da casa con il televoto. Se un alunno non piace al pubblico è inutile continuare a investire su di lui». Finalmente Alberto Patrucco ha rivelato l’autentica interpretazione delle famose tre «i», lanciate nei programmi scolastici dal grande statista Berlusca della bandana bianca: «Trovare insegnanti di Inglese ed Informatica sarà un’Impresa». Paolo Hendel ha svelato la motivazione profonda per la quale la Moratti ha deciso di reinserire nei programmi scolastici lo studio di Darwin: «La ministra va ad una riunione della maggioranza, quando si trova faccia a faccia con Ignazio La Russa: vuoi vedere che quella storia delle scimmie non era poi così sbagliata?». Sono alcune battute dello spettacolo comico musicale organizzato dal "Forum delle scuole del milanese" nel MazdaPalace di Milano giovedì 30 settembre 2004, a cui hanno partecipato oltre 8mila persone. Si sono esibiti gratuitamente tantissimi attori, cabarettisti e musicisti. Tutti riuniti per dichiarare il proprio amore per la scuola. Quella pubblica. Per dire no alla riforma Moratti. Una serata lunghissima, a ingresso gratuito, trascorsa tra applausi e risate. «Siamo qui per festeggiare - ha detto Giancarlo Bozzo, comico dello Zelig - perché la riforma quest’anno non sono riusciti ad applicarla». Claudio Bisio, che ha presentato lo spettacolo, ha concluso: «In fondo una cosa buona suo malgrado la Moratti l’ha prodotta: ha fatto tornare a tutti la voglia di discutere e impegnarsi per salvare la scuola pubblica».

1 ottobre 2004

Richard Avedon - Grandissimo fotografo di moda

«Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E' come se mi fossi dimenticato di svegliarmi». Questa affermazione di Richard Avedon potrebbe essere l’epigrafe da porre sulla sua tomba. Richard Avedon, uno dei più grandi fotografi di moda del novecento, se non il più grande, è morto il 1 ottobre 2004 nel Methodist Hospital di San Antonio in Texas, per emorragia cerebrale. Aveva 81 anni. Era nato in America il 15 maggio 1923, da una famiglia della piccola borghesia ebraica di New York. Scapestrato e sempre in cerca di forti emozioni, nel 1942 abbandona gli studi, per lui noiosi, per arruolarsi come fotografo nella Marina Militare girando il mondo e facendo molte esperienze. Da giovanissimo aveva intravisto le grandi possibilità del mezzo fotografico e aveva studiato i lavori di Man Ray, di Cecil Beaton, di Stieglitz e degli altri maestri americani. Il suo è stato uno stile fotografico tutto personale, si può dire che non era l’erede di nessuno. Non aveva niente in comune con i fotografi della realtà: i Cartier Bresson, i Capa, i Brassai, o gli Erwhitt o i Rodger. Il suo mondo lo costruiva in studio, intorno a donne bellissime, vestite da regine e agghindate all’ultima moda. Nel 1946 entrò in contatto con i grandi fotografi francesi e con gli ambienti intellettuali di Parigi. In Francia scoprì il gusto totale e il piacere della creatività, della letteratura, del buon cinema, delle belle canzoni e delle battaglie culturali. Nel suo primo libro fotografico, il celeberrimo Niente di personale immortalò dive e divette, ma anche uomini e donne degli ambienti borghesi. Con il crescere della celebrità fotografò grandi personaggi: Igor Stravinski, Elise Daniels, Jean Shrimpton, Marella Agnelli, Audrey Hepburn, Mel Ferrer, Buster Keaton, Zsa Zsa Gabor, Annette Stroyberg e Art Buchwald. Uno dei suoi servizi più famosi apparve in Italia su Epoca dell’8 marzo del 1959. Era intitolato Marilyn fa rivivere le grandi incantatrici ed era presentato da un lungo testo di Arthur Miller. Era una straordinaria serie di fotografie a colori e in bianco e nero di Marilyn Monroe, truccata e vestita da Lillian Russel, Marlene Dietrich, Theda Bara, Clara Bow e Jean Harlow. Avedon lavora come fotografo per Harper’s Bazaar fino al 1965. Poi passa a Vogue. Altre foto di Avedon sono terribili e angosciose. In un periodo di crisi, aveva ripreso il padre che stava morendo distrutto dal cancro; si trattò di una serie di ritratti tremendi. Altro celebre ritratto di Avedon è quello del nero William Casby, «nato in schiavitù»; la macchina fotografica del maestro americano ha scavato nell’anima e nel cuore del povero schiavo. Avedon realizza campagne pubblicitarie anche con Gianni Versace e con altri stilisti italiani. Negli ultimi anni lavorava poco. Era malato e viveva appartato.
Per il contenuto di questo post sono debitore a Wladimiro Settimelli per il suo articolo apparso oggi sul sito de l’Unità e anche al sito biografieonline.it.
Immagini di Richard Avedon in Google

30 settembre 2004

Ferrara fuori di senno

Al Foglio e a Libero, e ai loro direttori, quasi dispiace che Simona Pari e Simona Torretta siano state liberate. Per loro avevano già pronosticato le teste tagliate. Ed ora si trovano un po’ spiazzati, anche di fronte al loro padrone Berlusconi che quella liberazione ha voluto. Giuliano Ferrara per l’occasione ha addirittura perso il lume della ragione. Sostiene che nel sequestro delle due Simone «c’è un evidente elemento consensuale», cioè in pratica il rapimento se lo sono organizzato loro stesse o almeno se lo sono voluto, in quanto «amano il popolo iracheno e idealizzano la sua resistenza all’invasore» americano. Il Ferrara poi chiede che «le due ragazze» restituiscano l’importo del riscatto pagato per la loro liberazione, perché «i soldi allo Stato servono per pagare i Carabinieri e i soldati che rischiano la vita per la democrazia irachena e non per pagare il riscatto della buona coscienza umanitaria fiorita nel regime di Saddam Hussein». Quest’ultima cosa io non l’ho capita, forse il Ferrara vuole dire che Simona Pari e Simona Torretta erano andate in Iraq per far rinascere il regime di Saddam? E con la stessa logica di Ferrara che chiede alle due Simone di restituire allo Stato l’importo del riscatto, io, i pacifisti e la maggioranza degli italiani, che non vogliano che i soldati italiani stiano in Iraq, potremmo chiedere che lo Stato ci restituisca la nostra quota dei soldi utilizzati per quei soldati; se li paghino chi li ha voluti e li vuole ancora in Iraq. Logica demenziale quella di Ferrara.

29 settembre 2004

Liberate con riscatto

Si è concluso positivamente e felicemente il rapimento di Simona Pari e Sinoma Torretta. E’ stato pagato un riscatto di un milione di dollari, due miliardi delle vecchie lire. «Mai soldi sono stati spesi in modo migliore», ha scritto Antonio Padellaro su l’Unità di oggi. Concordo pienamente con lui. Ma voglio aggiungere qualche considerazione. La guerra in Iraq è un regalo di Bush ai padroni dell’industria bellica americana in cambio dell’appoggio elettorale avuto, il pagamento dei riscatti è un contributo (purtroppo necessario) ai signori della mafia irachena in cambio della vita degli ostaggi. La vita umana viene al primo posto e vale molto di più di qualsiasi somma di denaro. Di questo bisognerebbe ricordarsene anche quando vengono rapiti cittadini italiani in Italia. Con questo non sto dicendo che bisogna convivere con la mafia, come qualche nostro ministro incosciente ha affermato. Bisogna combattere contro tutte le mafie e contro tutte le guerre, eliminando le cause che le generano. Giustamente il generale Franco Angioni, a proposito dei rapimenti in Iraq, ha detto che l’unica forma di lotta contro i sequestri è quella di mettersi nelle condizioni di non subirli. In pratica gli americani devono ritirarsi da questa guerra scellerata, far cessare il rumore delle armi e dare la parola alla diplomazia, cercare il dialogo specialmente con le parti che si oppongono alla stabilizzazione in Iraq, far entrare in campo l’Onu che è l’unica organizzazione riconosciuta dal diritto internazionale in grado di svolgere questo ruolo di mediazione. Se la stessa metodologia utilizzata per le due Simone fosse stata usata anche per Enzo Baldoni, quasi certamente sarebbe ancora vivo fra noi. Ma nei suoi confronti siamo ancora in debito, il nostro governo deve fare tutto il possibile per far restituire i resti del suo corpo all’affetto dei suoi familiari.

28 settembre 2004

Colombaia

Ancora un'immagine di architettura rurale.
Situata sull'alto della torre cinquecentesca della Masseria Antoglia, ha una struttura semplice e funzionale ed è realizzata con lastre di pietra tufacea; le aperture per l'ingresso dei colombi sono rivolte a sud.

27 settembre 2004

Lucia Galeone – Super Velina

Non vedo mai televisione, se non qualche telegiornale. La tv, che in pratica non ho mai amata, è stata sostituita da Internet. Non vedo grandi fratelli, isole dei famosi, veline. Mi arriva qualche riflesso indiretto dai giornali. Ho fatto un’eccezione ed un’altra la farò per due trasmissioni che hanno avuto o avranno come protagonisti due miei compaesani o quasi.
La prima è stata Saranno Famosi prima edizione, che ha avuto come protagonista assoluto il ballerino mio compaesano Leonardo Fumarola, al quale ho dedicato una sezione importante del mio sito personale http://www.roccobiondi.it/leonardofumarola.htm.
La seconda eccezione la farò per vedere la bruna velina Lucia Galeone in Striscia la notizia (17^ edizione iniziata oggi). Lucia, che è di Grottaglie, un paese a pochi chilometri dal mio, l’ho conosciuta personalmente e anzi ho avuto modo di premiarla, all’inizio della sua carriera, quale vincitrice di un concorso di bellezza al mio paese Villa Castelli. La sua bellezza e la sua caparbietà finalmente hanno vinto, dopo le partecipazioni a Miss Italia e a Miss Universo. Lucia, continua a farci sognare!

26 settembre 2004

Immaginate la testa mozzata di Ferrara

Immaginate che sulla prima pagina de l’Unità o de la Repubblica venisse pubblicata la foto a colori ed ingrandita della testa tagliata di Giuliano Ferrara, non credo che riuscireste ad immaginare lo sdegno e gli insulti di quelli della destra italiana, di tutte le televisioni di Berlusconi privato e di Berlusconi pubblico, del Vespa di Porta a Porta; gli insulti supererebbero qualsiasi vostra immaginazione. Eppure è avvenuto che su Il Foglio di Giuliano Ferarra di ieri, sabato 25 settembre 2004, sono state pubblicate due intere pagine a colori che fanno vedere le teste tagliate di Olim Eugene Armstrong, di Nicholas Berg, di Daniel Pearl, le gole tagliate dei lavoratori nepalesi, e nessuno dei signori e dei giornali di destra hanno avuto niente da dire, anzi hanno difeso la scelta di Ferrara. Come se la testa (la vita) di Ferrara fosse diversa e migliore di quella di Armstrong, Berg e Pearl. Ferrara, come il tuo collega di Libero che ha insultato i pacifisti e Simona Pari e Simona Torretta, fai schifo!!! E poi che c’entra la pornografia, di cui tu parli nel commento, con il terrore delle teste tagliate? La morte di quegli uomini in Iraq merita rispetto. Merita rispetto il dolore dei loro familiari. Ferrara quello che hai fatto è schifoso. Scendendo al tuo stesso livello di pornografo potremmo augurarci che quel dito dell’incappucciato terrorista, di cui parli nel commento alle tragiche foto, venisse solo usato in un certo modo su di te e non annunciasse una condanna a morte. Se poi credi che la schifezzata che hai fatto serva a giustificare la guerra americana in Iraq, ti sbagli di grosso. E’ lapalissiano invece che se non ci fosse stata quella guerra, mai avremmo visto quelle teste mozzate. Quella guerra ha rinforzato e reso spavaldo il terrorismo.

25 settembre 2004

Françoise Sagan: buongiorno tristezza

Il nome della Françoise Sagan, morta ieri 24 settembre 2004, nell'ospedale di Honfleur, nella Francia settentrionale, stroncata da un'embolia polmonare, mi riporta alla memoria, più che le sue opere, gli anni universitari da me vissuti a Roma dal 1968 in poi. Erano gli anni della contestazione giovanile e delle occupazioni delle università, a cui in qualche modo partecipai. Il suo nome era strettamente collegato a quello di Sartre, Simone de Beauvoir ed altri scrittori che avevano dato vita al movimento filosofico e letterario denominato esistenzialismo, che proponeva di far fronte con l'impegno (engagement) alla crisi di valori.
Francoise Sagan (pseudonimo di Francoise Quoirez) era nata a Cajarc nel 1935. Ottiene, non ancora diciannovenne, la notorietà con il romanzo Buongiorno tristezza del 1954. Il libro osannato dalla critica e premiato dal pubblico, desta uno scandalo enorme: è la storia di una ragazza sensibile ma amorale, che provoca indirettamente ma volontariamente la morte dell'amante del padre, della quale e' gelosa.
Françoise Sagan, come i suoi personaggi, più che governare la propria esistenza si limitava a viverla, ritenendo che la vita, qualunque vita, è un imbroglio. E la sua vita e' stata attraversata da droga, alcool e gioco d'azzardo. Nel 1986 Sagan confessò di aver sostituito l'alcol con la droga giacché il suo editore la pagava in natura. Scriveva: «La mia unica soluzione, e vivamente me ne rallegro, era di fare ciò che avevo voglia di fare: la festa. Fu una festa bellissima, d'altronde intersecata da romanzi vari e da commedie. E qui che termina la mia storia. Che posso farci, dopotutto? Bruciare la vita, bere, stordirmi, ecco quel che mi ha sempre sedotto».
La Sagan, che nei primi anni era una ragazzina con i capelli tagliati alla maschietta, dall'aria insignificante, successivamente cominciò a vestirsi in modo eccentrico, a guidare macchine velocissime, al punto che nel 1957 per via di un incidente rischiò quasi la vita, a passeggiare per i boulevard accompagnata da un gigantesco cane lupo e da giovanotti stravaganti, divenendo così un personaggio noto a tutti, con un seguito di amori burrascosi e persino un figlio.
Françoise Sagan girò il mondo come giornalista, si recò a Cuba dove scrisse brillanti relazioni favorevoli ai rivoluzionari. La sua opera resta un efficace documento di costume, ma che ha anche il sapore della denuncia.
Nel febbraio 2002 fu firmata una petizione da numerosi intellettuali francesi per sostenere la scrittrice economicamente.

24 settembre 2004

Tanto casino per una tetta

«Tanto casino per una tetta». Così cominciavo un mio post del 7 febbraio, in questo blog, commentando quanto era avvenuto domenica 1 febbraio in un intervallo musicale del Superbowl americano. Il cantante Justin Timberlake aveva scoperto un seno della collega Janet Jackson, sorella di Michael. L’episodio suscitò un immane putiferio negli Stati Uniti.
Ora l’emittente televisiva americana CBS, che mandò in onda il programma, è stata condannata a pagare una multa di 550 mila dollari. Presidente della commissione di censura è Michael Powel, figlio del Segretario di Stato americano.
La Jackson dichiarò che tutto il polverone sul suo seno era stato sollevato per togliere i riflettori dalla guerra in Iraq. La Jackson è stata radiata da tutte le televisioni.
A me questa storia mi fa un po’ sogghignare, ma nello stesso tempo mi fa indignare. Strani questi americani che accettano supinamente la sporca guerra di Bush in Iraq, con le tragiche conseguenze di morti innocenti e dell’esplosione dello sporco terrorismo, e si indignano per un’innocente tetta peraltro con il capezzolo coperto. In questi momenti tragici e grevi bisognerebbe invece gioire alla visione di un bel seno nudo, che ci riconcilia con la vita. Il terrorismo, tutti i tipi di terrorismi vogliono spaventarci, farci chiudere in noi stessi, spingerci in una rassegnazione impotente, farci arretrare dalle conquiste di libertà e democrazia. Ed invece no, dobbiamo continuare ad essere vigili e presenti per mandare a casa con il nostro voto chi vuole la guerra, per riversarci nelle piazze per rivendicare i nostri diritti e principalmente il nostro diritto più grande: la pace.
E certamente sarebbe meglio se il nostro mondo non avesse da offrirci sui giornale, in televisione, nel web corpi di morti sfigurati, teste umane tagliate con coltelli, bombardamenti, distruzioni, ma bei corpi nudi gioiosi e vitali.

23 settembre 2004

Abbeveratoio della Masseria Renna

Un'immagine non violenta. Per un momento di riflessione e di disintossicazione.

L'abbeveratoio di Renna, contrariamente a quello dell'Antoglia che si trova all'interno di un cortile chiuso, è addossato a un muro esterno lungo una strada che porta all'ingresso della Masseria. Veniva usato da tutti i tipi di animali che pascolavano nei campi attorno alla Masseria.



22 settembre 2004

Eddie Adams - fotografo

Il 19 settembre, è morto nella sua casa di New York a 71 anni il fotoreporter americano Eddie Adams, famoso per i suoi scatti pubblicati sulle copertine dei periodici piu' prestigiosi del mondo, dal 'Time' a 'Newsweek', da 'Life' a 'Paris Match', 'Vogue', 'Stern' e 'The New York Times'.
Nato in Pennsylvania, Adams aveva partecipato alla guerra di Corea nel corpo dei Marines e poi era diventato fotografo, lavorando per la Ap negli anni 1962-1972 e 1976-80.
Lo scorso maggio gli era stato diagnosticato il morbo di Lou Gehrig.
Eddie Adams è stato fotografo di guerra partecipando a tredici conflitti, ma anche fotografo di moda e di spettacolo. Nel 1969 ha vinto il premio Pulitzer per la foto del colonnello sudvietnamita che uccide un vietcong in una strada di Saigon. Adams ha fissato per sempre l'attimo in cui il proiettile entra nella testa del prigioniero, una foto di guerra che e' stata definita tra le piu' drammatiche e impressionanti. Quasi acqua fresca rispetto alle immagini cruenti oltre ogni immaginazione che la guerra in Iraq ci costringe a vedere ogni giorno.
I suoi ritratti, nei giorni scorsi, sono stati esposti alla festa dell'Unita' di Genova, nella mostra dal titolo 'Voci contro il potere - Speak truth the power', all'interno del progetto che Kerry Kennedy, la figlia del senatore Bob Kennedy, ha portato nel nostro Paese.

21 settembre 2004

Saddam Presidente

Sarebbe una tragica beffa se Saddam Hussein potesse presentarsi alle prossime elezioni e venisse eletto con voto popolare presidente dell’Iraq. Sembra fantascienza, ma Saddam ha realmente chiesto ai suoi avvocati di candidarlo alle elezioni che si terranno all’inizio dell’anno prossimo. E uno di questi avvocati pensa che se il nome di Saddam venisse veramente incluso, ci sarebbero buone probabilità di venire eletto.
Da un sondaggio Gallup risulta che se il 40 per cento degli iracheni vorrebbe la condanna a morte di Saddam, ben il 42 per cento lo vorrebbe ancora come presidente dell’Iraq. Saddam addirittura si proclama tuttora a norma della Costituzione l’unico e vero presidente in carica. Sostiene anche di non sentirsi colpevole di nulla, ma di aver sempre agito nell’interesse pubblico e di non aver mai nociuto a nessuno.
E intanto la guerra in Iraq continua con i suoi bombardamenti, con le autobomba, con i rapimenti, con gli sgozzamenti, con le decapitazioni, con sempre altri morti, tanti morti: civili, soldati, donne, bambini. Ma a chi conta sembra che non gli freghi proprio niente.

20 settembre 2004

Filosofia ed impegno

Il festival della filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo è un tentativo partecipato dei filosofi di dare una risposta alle inquietudini che travagliano il mondo in cui viviamo. Il dialogo tra gli uomini e le civiltà diventa una necessità primaria. La globalizzazione dei diritti e dei bisogni non può tramutarsi in imposizione della democrazia. I filosofi devono elaborare nuovi modelli di analisi che portino ad una azione politica per un incontro pacifico tra tutte le civiltà.
Il festival ha avuto grande successo di pubblico perché ha portato la filosofia oggettivamente elitaria verso gli uomini comuni: cittadini democratici, studenti medi ed universitari. Ma è ovvio che non siamo alla filosofia di massa, anche se tutti nel nostro piccolo possiamo filosofeggiare, solo i filosofi di professione possono svolgere questa attività dell’intelletto in sé e per sé. A noi non-filosofi ci è offerta una grande occasione di farci una nostra opinione. Tutti siamo chiamati a ricercare le condizioni per creare una polis mondiale senza barriere e senza violenze.
La filosofia che si apre all’esterno, parlando ad un pubblico di non addetti ai lavori, risponde al bisogno di una cultura senza mediatori e al desiderio di ascoltare coloro che, pur avendo delle idee, sono estromessi dai mezzi di comunicazione di massa.
Ecco l’elenco dei filosofi che sono scesi in piazza: Jean-Loup Amselle, Vittorino Andreoli, Marc Augé, Ermanno Bencivenga, Enrico Berti, Remo Bodei, Stefano Boeri, Rosi Braidotti, Massimo Cacciari, Umberto Curi, Paolo de Bernardis, Luciano De Crescenzo, Daniele Del Giudice, Franco Farinelli, Maurizio Ferraris, Jonathan Friedman, Umberto Galimberti, Aldo G. Gargani, Sossio Giametta, Peter Greenaway, Tullio Gregory, Franco La Cecla, Ignazio Licata, Michel Maffesoli, JeanLuc Marion, Giacomo Marramao, Elio Matassi, Cettina Militello, Salvatore Natoli, Elena Pulcini, Carlo Rovelli, Remo Ruffini, Augusto Sagnotti, Emanuele Severino, John Tomlinson, Achille C. Varzi, Gianni Vattimo, Mario Vegetti, Paolo Virno, Maurizio Viroli, Piero Zanini, Danilo Zolo.

19 settembre 2004

Avvocato lei è un imbecille - Giovanni Impastato

Per aver dato dell’imbecille all’avvocato difensore del boss mafioso Tano Badalamenti gli è stata confiscata la pizzeria che gestisce a Cinisi, paese di 10 mila abitanti, in provincia di Palermo, poco distante dall’aeroporto di Punta Raisi.
E’ capitato a Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. Peppino fu punito per essersi permesso di denunciare le nefandezze del potente boss mafioso Tano Badalamenti, anche lui nato a Cinisi; il suo corpo, dilaniato da una bomba, venne trovato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani; avrebbero voluto mascherare il suo omicidio come la morte di un terrorista. Con sentenza definitiva è stato appurato che la sua morte fu ordinata dal Badalamenti.
L’avvocato del mafioso Badalamenti ha citato in giudizio Giovanni Impastato per diffamazione. «Ho difeso, forse con un termine eccessivo, la memoria di mio fratello - ha detto Giovanni -, ma chi sostiene che mio fratello sia morto mentre stava compiendo un attentato terroristico è un imbecille in malafede».
Giovanni sta ottenendo la solidarietà di tanti. A cominciare da Fabio Picchi, proprietario del Cibrèo, uno dei ristoranti più amati di Firenze e d’Italia. Si sta mobilitando affinché dieci, cento, mille, diecimila ristoratori diano dell’imbecille all’avvocato di Badalamenti, «così lui se vuole diventa il monopolista della ristorazione italiana».
Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, a proposito del pignoramento della pizzeria di Giovanni Impastato ha detto: «Questa è una sorta di confisca alla rovescia, che invece di colpire il mafioso colpisce un protagonista della lotta contro la mafia».
Il film di Marco Tullio Giordana I cento passi ha contribuito a tenere viva la memoria di Peppino Impastato e a farlo conoscere anche ai giovani di oggi.

18 settembre 2004

L’ora di religione

Non ho seguito con molta attenzione la storia delle assunzioni degli insegnanti di religione cattolica. Ma ho capito molto bene che è un grande regalo che l’attuale governo di destra sta facendo alla chiesa cattolica per accaparrarsene i voti.
A fronte del solo 18% di assunzioni sui 70 mila posti disponibili per tutte le tradizionali materie, per la religione invece in due anni i posti verranno coperti al 100%.
I nomi dei docenti di religione verranno indicati dal vescovo locale e lo stato non potrà rifiutarsi di assumerli. E se poi perderanno il gradimento del vescovo, niente paura, nessuno potrà più licenziarli, verranno utilizzati nell’insegnamento di altre materie. Alla faccia della laicità dello Stato.
Ma perché anziché insegnare religione cattolica, nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, facendo regolari concorsi per le assunzioni?

17 settembre 2004

Giovanni Raboni

Il poeta Giovanni Raboni, nato a Milano nel 1932, è morto ieri, 16 settembre 2004, a Parma in seguito ad un attacco cardiaco.
È stato poeta, saggista, critico letterario e traduttore. Tra i suoi principali lavori di traduzione spiccano "I fiori del male" di Baudelaire e la versione integrale di "Alla ricerca del tempo perduto"di Proust.
Ha ricoperto anche l'incarico di direttore editoriale negli anni Settanta per la casa editrice Guanda. Era critico del “Corriere della Sera”, dove si occupava anche di teatro.
Tutte le poesie di Raboni sono state raccolte in un volume nel 1997 dall’editore Garzanti. Nel 2002 è uscita la raccolta di versi Barlumi di storia. Nel 1980 era stato pubblicato il volume di prose narrative La fossa di Cherubino.
La sua produzione poetica alterna modi colloquiali e modi alti su tematiche che comprendono l’introspezione lirica e lo sdegno civile, per approdare a un raffinato manierismo. Raboni ha utilizzato la forma chiusa e recuperato la metrica tradizionale e la rima.
Ha vinto nel 2003 il premio Librex Montale e il premio Vitaliano Brancati. Da due anni presiedeva il premio Bagutta.
Voglio ricordare Giovanni Raboni con una sua poesia tratta da Barlumi di storia.

E per tutto il resto, per quello
che in tutto questo tempo
ho sprecato o frainteso, per l'amore
preso e non dato, avuto e non ridato
nella mia ingloriosa carriera
di marito, di padre e di fratello
ci sarà giustizia, là, un altro appello?
Niente più primavera,
mi viene da pensare, se allo sperpero
non ci fosse rimedio, se morire
fosse dolce soltanto per chi muore.

16 settembre 2004

Stati Generali dell’Editoria

Si sono svolti a Roma ieri e l’altro ieri gli Stati generali dell’editoria. Ma cosa significa Stati Generali? Mi pare di ricordare che anche la Moratti organizzò tempo fa gli Stati Generali della Scuola. E la scuola continua a colare a picco. Ma questi dell’editoria sono forse altra cosa. E comunque quei termini, che mi richiamano qualcosa di militaresco (che poco ha a che fare con la Rivoluzione francese), a me non piacciono. Le cose trattate sono invece interessanti.
Anche se l’obiettivo diretto è stato mancato, se ne è raggiunto un altro insperato. Gli editori invitando vari ministri berlusconiani speravano in qualche attenzione particolare che si sarebbe dovuta tradurre in contributi. Ed invece sono stati svillaneggiati dal ministro dei Beni Culturali. Giuliano Urbani, chi era costui? Un uomo sbagliato, al posto sbagliato. Come quasi tutti i ministri del governo Berlusconi. Che c’entra Urbani con la cultura? Quasi la stessa cosa che c’entra la Moratti con la scuola. Cioè niente.
Ecco una sintesi delle cose dette dall’Urbani che hanno fatto saltare i nervi agli editori: «1. La vostra categoria sta bene, se il più grande degli editori, Berlusconi, non si lamenta; 2. Verrà introdotto un ticket per il prestito dei libri in biblioteca, che dovrà essere pagato da chi usufruisce del servizio; 3. Voi editori per fare affari dovete puntare sul mercato cinese».
Adornato poi - secondo l’editore Laterza - ha sparato un’amenità più grossa ancora, quando ha sostenuto seriamente che l’Italia è all’ultimo posto in fatto di lettura perché da noi c’è tanto sole, e con il sole si va al mare e a passeggio, e quindi si legge di più nei paesi freddi.
In conclusione i vassalli del Berlusca hanno ottenuto un’alleanza di tutti contro l’Uno. Giuseppe Laterza mette sull’avviso: «Prima o poi capiranno che in politica i voti, oltre che contarli, si pesano. E i nostri voti sono pesanti…».

15 settembre 2004

In cerca dei tutor

Il caos regna sovrano nella scuola italiana. E’ scontato che la Moratti, per la sua formazione professionale, non capisca nulla di scuola, ma quello che mi sorprende è che i suoi consiglieri, i quali di scuola dovrebbero capirne, hanno le idee assolutamente confuse. Hanno voluto a tutti i costi cambiare la precedente organizzazione scolastica, che con fatica cominciava a dare i suoi frutti positivi, mettendo in atto una controriforma scriteriata. In questi giorni di inizio del nuovo anno scolastico si è alle prese con la fantastica invenzione dei tutor. Dovrebbero essere dei superdocenti con il compito di coordinare gli altri docenti di classe e consigliare gli allievi e le loro famiglie, ma non c’è nessun criterio per la loro individuazione. La scelta dovrebbe essere fatta dal collegio dei docenti e la nomina dal dirigente. Ma nessuno in pratica sa cosa e come fare. E si rischia lo stallo. E allora il Ministero non sa trovare niente di meglio che minacciare i dirigenti di declassamento se non creano i tutor. I tutor nominati si rifiutano di svolgere quel ruolo, perché di soldi per compensare quel maggiore impegno non ce ne sono. I sindacati dicono che la Moratti non può imporre il tutor, perché manca il contratto e perché le scuole possono rivalersi della loro autonomia. Insomma è un gran casino. E chi ne soffre è la formazione. Speriamo che passino presto questi tempi bui.

14 settembre 2004

Cos’è l’arte?

Tema
Cos’è l’arte?
Svolgimento di Letiza Moratti

L’arte è una cosa con la quale o senza la quale si vive lo stesso. Molte opere d’arte si trovano nelle chiese, ma non servono a niente, perché non si possono vendere. Io ho vari amici del mio rango che hanno comperato tante opere d’arte, riempiendo i loro salotti buoni; è certamente un buon investimento. Ma anche chi vive solo dello stipendio, che noi vogliamo ancora per ora continuare a garantire, può permettersi di comprare delle buone riproduzioni di opere d’arte; non fanno una bella figura, ma meglio che niente. Ed io per cercare di ridurre il complesso di inferiorità degli operai nei confronti dei loro datori di lavoro sto studiando una riforma per cercare di non far capire l’importanza dell’arte. Ed infatti secondo questa mia grande riforma la Storia dell’Arte dovrà essere studiata solo nei Licei classici, dove generalmente vanno solo i figli di noi ricchi capaci. E siccome all’Università si può accedere anche con i diplomi delle altre scuole superiori ho pensato che è bene sopprimere la laurea in Storia dell’Arte. Chi vorrà studiare questa materia dovrà iscriversi al corso di laurea in Conservazione dei beni scientifici e della comunità industriale. I centotrenta professori universitari e i quaranta ricercatori del settore storico-artistico, che mi hanno scritto una lettera deplorando la mia iniziativa ministeriale, non hanno capito la mia finalità democratica. E poi se il mio grande capo Berlusconi può distruggere tutta l’Italia per gli affari suoi, perché io nel mio piccolo non mi posso consentire di distruggere solamente l’istruzione?
Letizia Moratti

11 settembre 2004

Bin Laden è vivo

Il segretario di Stato americano Colin Powel ha di recente affermato che Osama Bin Laden è ancora vivo ed è in fuga. Che sia vivo pare cosa scontata, ma che sia in fuga ne dubito fortemente. Bin Laden non è stato mai veramente cercato e quindi non ha motivo di fuggire.
Quasi certamente tutto quello che è stato detto dall’amministrazione Bush su Bin Laden, per giustificare l’invasione dell’Afghanistan, è falso, come sono false le motivazioni dichiarate per invadere l’Iraq (esistenza di armi di distruzioni di massa). Osama Bin Laden ha rivendicato l’attacco dinamitardo all’ambasciata americana in Africa Orientale ed altri atti terroristici, ma ha negato ogni partecipazione di Al Qaeda all’attacco delle torri gemelle l’11 settembre 2001. La famosa videoconfessione è stato dimostrato essere una manipolazione.
E’ certo invece che i 19 dirottatori erano tutti appartenenti alla Jihad islamica, con base in Egitto. Ma Bush, anziché farsi consegnare i leader dell’organizzazione, inviò al suo amico Mubarak altri soldi e altre armi.
Affidabili testimoni afghani hanno raccontato ai giornalisti di aver visto Bin Laden lasciare il Paese subito dopo l’11 settembre. Gli americani sapevano benissimo che, quando il 6 ottobre 2001 dichiararono guerra all’Afghanistan, Bin Laden non si trovava in quel paese.
E’ anche falso che Al Qaeda avesse la sede centrale in Afghanistan. E’ risaputo che armi e militanti di Al Qaeda sono finanziati con fondi sauditi che transitano su banche pakistane, ed è anche risaputo che detti militanti sono protetti dall’agenzia di intelligence pachistana.
Credo anche che Bush sappia benissimo dove si trovi Bin Laden, altrimenti dovremmo dubitare che gli Stati Uniti siano veramente una grande potenza.

9 settembre 2004

Vittorio Feltri. Anche gli stronzi meritano una citazione

Io non conoscevo Vittorio Feltri, se non per averlo visto qualche volta per sbaglio in televisione. Non meriterebbe parlarne, ma per una volta voglio fare un’eccezione, anche i coglioni meritano una citazione.
Dai risultati deduco che prima di cominciare a scrivere s’inciucchi con vino trattato o si faccia con qualche droga pesante. Sto commentando quanto Feltri ha scritto ieri sul rapimento avvenuto a Baghdad di Simona Pari e di Simona Torretta.
Comincio dalla fine dove dice: «Posso solo manifestare il mio schifo. E il mio sdegno verso chi ha spinto le sfortunate donne sull’orlo del baratro». Ma, Vittorio Feltri, sei tu che fai schifo, per le castronerie e le palle che hai scritto. Sarebbe da ridere, se non ci trovassimo davanti a fatti tragici.
Ed ecco un florilegio delle sue cazzate offensive. A cominciare dal titolo del suo articolo: «Vittime dei pacifisti». Feltri fai schifo.
«Ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani», dove i cani sono gli iracheni bisognosi, malati, bambini. Feltri fai schifo.
«Per gli islamici assatanati dal bigottismo coranico noi occidentali abbiamo il valore, nullo, di una zanzara. … La stima che i musulmani scalmanati hanno di noi è pari a quella che essi hanno dei maiali. Per loro siamo solo zanzare, ragni, mosche. Le care Simone non si sono rese conto di essere zanzare». Da schiacciare. Feltri fai schifo.
«Le Simone sono noglobal. Le Simone poverine erano ubriache di bischerate rosse. Serie nella loro dabbenaggine antiamericana, un po’ stolte a dirla per intero, stordite dalle fregnacce propagandistiche della sinistra italiana. Ma a forza di rimbambirsi con frasi fatte melense e false si viene trascinati al patibolo». Per lui sono già morte. Feltri fai schifo.
«Smettetela inutilissimi idioti di imbottire i cervelli più candidi e bambineschi di scemenze pauperistiche. Povere Simone. Intronate di balle e indotte a partire per Bagdad. Non vi è giunta all’orecchio la notizia che ogni due per tre sgozzano un occidentale, lo sequestrano, lo stendono? Baldoni non vi ha insegnato nulla? I due reporter francesi, sapete dove sono?». Feltri fai schifo.
«Le hanno puntate, catturate, e dio sa cosa le attende. Non so immaginare le azioni oscene del beduino arrapato». Feltri fai schifo.
Ne ho parlato questa volta di un verme insignificante, Vittorio Feltri, non ne parlerò mai più.

8 settembre 2004

Cortili

I cortili, fotografati dall'alto della torre della Masseria Antoglia, sono recintati con alti muri di pietra a secco e raccoglievano al loro interno i vari tipi di animali allevati presso la masseria: polli, tacchini, oche, pecore, capre, mucche, cavalli.

7 settembre 2004

Cecenia: per capire

Il nazionalismo ceceno parte da molto lontano. I ceceni nel 1818 si erano battuti contro l’espansione imperialista degli zar e dopo il 1917 contro i bolscevichi. La Cecenia fu costituita in regione autonoma nel 1922, unita poi nel 1934 con l’Inguscezia è divenuta nel 1936 una repubblica autonoma della Russia sovietica.
La coabitazione con il potere sovietico è stata sempre conflittuale, con numerose rivolte e sollevazioni. Nel 1944 Stalin soppresse la repubblica cecena e fece deportare in massa la popolazione nella steppa kazaca e nella taiga siberiana. Il popolo ceceno poté ritornare sul proprio territorio solo dopo la morte di Stalin e nel 1957 fu ripristinata la repubblica.
La volontà di indipendenza, riesplosa nei primi anni Novanta, dopo lo scioglimento del regime sovietico, portò alla ribellione armata contro Mosca e alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza. Il governo di Mosca non ha mai riconosciuto questa indipendenza, non volendo rinunciare alla rilevante ricchezza petrolifera del sottosuolo ceceno ed ha ingaggiato una spietatissima repressione armata che ha provocato quasi centomila morti. La guerra cecena iniziata da Eltsin continua oggi con Putin. Ma la guerriglia cecena non si lascia sconfiggere.
Il nazionalismo è la forza più importante della storia moderna che riesce a sopravvivere a tutto e a tutti. Sbaglia chi non capisce questo, come stanno sbagliando Bush in Iraq e Putin in Cecenia. Il nazionalismo pur di raggiungere il suo obiettivo di indipendenza si mescola al fondamentalismo religioso e si serve del terrorismo, che è l’arma dei deboli. «In fin dei conti, cosa muove la politica statunitense dopo l’11 settembre, se non un nazionalismo offeso e violato?», si chiede William Pfaff, esperto di fatti internazionali.
Attualmente la Cecenia conta circa 780 mila abitanti e la Russia 144 milioni.

6 settembre 2004

Fecondazione assistita – Il manifesto e la bandiera

Se nove mesi prima della nascita dell’attuale ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, i suoi genitori avessero potuto far esaminare l’embrione che poi l’avrebbe generato, certamente l’avrebbero fatto sopprimere graziando l’umanità di un caso clinico. Lui sì paragonabile (ma solo come caso clinico) al capo dei nazisti. E’ un’offesa questa? Ma l’offesa di difesa e meno grave dell’offesa di attacco. Questo signore (si fa per dire) non può permettersi di offendere impunemente chi non la pensa come lui. Il suo manifesto potrebbe benissimo essere usato per lo stesso compito per cui il suo collega Bossi disse di voler usare la bandiera italiana.
Sentite ora cosa ha detto il forzista Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera dei deputati. Prima però consentitemi una piccola digressione. L’onorevole Biondi porta il mio stesso cognome, ma non ha nessunissima parentela con me; un po’ però mi fa vergognare che uno che porta il mio cognome abbia fatto la brutta fine di ritrovarsi nell’allegra e dannosa compagnia del Berlusca. Ed ecco la riflessione di Alfredo Biondi: «Se Giovanardi non capisce che l’attuale legge sulla fecondazione assistita è formata da una sequela di divieti che non tengono conto dei diritti e delle aspettative di chi non può avere figli, allora ha un problema di analisi suo, personale. Ma non può fare analisi offensive verso chi la pensa in modo diverso da lui, non rispetta né avversari, né amici, visto che l’opposizione alla legge è stata trasversale».
Più incazzato ancora per l’accusa di nazista è un tuttora amico della compagnia Berlusca, il segretario del Partito Radicale Daniele Capezzone, che denuncerà in sede penale e civile il ministro Giovanardi, autore del manifesto dell’Udc di Modena in cui i referendari della fecondazione assistita vengono paragonati ai nazisti.
A noi non ci resta che accogliere l’invito del segretario del Pdci di Modena, Monica Macchioni, per la parte di competenza: «Credo ci sia sufficiente carne al fuoco per decidere di non votare più per il ministro e per andare subito a firmare per il referendum contro chi pretende di decidere sulla vita, sulla pelle e sulla felicità delle persone».

5 settembre 2004

Mi sento impotente di fronte alla violenza

Mi sento impotente e sradicato di fronte alla violenza che impera nel mondo e alla teorizzazione della sua ineluttabilità.
Impotente quando molti americani applaudono Bush che afferma che lui andrà ad ammazzare i nemici (veri o creati?) in casa loro per impedire che loro possano venire in America ad ammazzare gli americani. Ma mi chiedo perché loro (nemici o pseudo nemici) non lo potrebbero o non lo dovrebbero anticipare?
Impotente di fronte ai 400 (forse 600) sacchi neri con dentro i morti, principalmente bambini, di Beslan in Russia. Ma Putin non aveva detto che non si sarebbe ripetuto l’errore del tragico blitz delle teste di cuoio nel teatro di Dubrovka? Evidentemente mentiva o peggio ancora a Beslan qualcuno è stato più forte di Putin.
Impotente di fronte alla sudditanza acritica di Berlusconi e soci nei confronti dell’americano Bush. Impotente di fronte al dilemma di dover scegliere a tutti i costi fra la guerra di Bush o la violenza dei terroristi. Ma io, cosa apparentemente strana per me laico convinto, scelgo una terza strada: quella della pace senza se e senza ma del polacco papa Wojtyla.
Mi consola il fatto di non essere solo su questa via. Faccio letteralmente mie le affermazioni di alcuni volontari della Festa de l’Unità di Genova. «Quei sette, otto che governano il mondo si devono rendere conto che il terrorismo è diventato un problema che si ripropone tutti i giorni e che la strada fin qui seguita per combatterlo non ha fatto che alimentarlo». «E’ il sistema mondiale che va discusso e ridisegnato. Finché ci saranno popolazioni che muoiono di fame, finché si continuerà a calpestare i diritti umani, il problema del terrorismo non si potrà risolvere». E a proposito dei bambini uccisi a Beslan: «I terroristi sono caduti nella trappola di fare una guerra tra poveri».

4 settembre 2004

Libri in fiamme a Weimar

Molte migliaia di libri (forse 30.000) sono andati in fiamme nell'incendio sprigionatosi l'altro ieri nella biblioteca della città tedesca di Weimar in Turingia. La biblioteca, voluta dalla duchessa Anna Amalia (1739-1807), custodisce circa un milione di libri. Tra l'altro vi sono 2.000 manoscritti del Medio Evo, 8.400 carte geografiche, una collezione di preziose Bibbie (una appartenuta a Lutero del 1543 fortunatamente è scampata al fuoco). Sono raccolte anche moltissime edizioni dei classici tedeschi: Goethe, Schiller, Herder, Wieland.
Il piccolo ducato di Weimar era divenuto alla fine del settecento il centro della cultura tedesca, tanto da essere chiamata da M.me De Staël l'Atene della Germania. Ma divenne anche centro politico importante, tanto da dar vita nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, alla repubblica di Weimar appunto; repubblica democratica che crollò nel 1933 con l'avvento di Hitler.
Profondissima è la ferita ed incalcolabile è il danno provocati dalle fiamme. Il rogo dei libri di Weimar richiama alla memoria quelli delle biblioteche di Alessandria e di Heidelberg.
La distruzione dei libri segna una perdita d'identità collettiva e individuale. Le biblioteche pubbliche e le nostre biblioteche private svelano da dove veniamo, chi siamo e verso dove andiamo.
In questi tempi bui della ragione, in cui alla violenza si risponde con la violenza, una via di scampo ci potrebbe essere data dalla cultura storica. Ma gli uomini che oggi governano il mondo e la nostra nazione non fanno sperare nulla di buono. E' triste e deprimente sentire un capo di governo vantarsi di aver letto l'ultimo libro venti anni fa.

3 settembre 2004

Andiamo a lavorare

Da conteggi fatti risulta che il Berlusca dei 1180 giorni di governo ne abbia passato oltre la metà in vacanza, a temprarsi lo spirito (ma quale?), a rifarsi la faccia, a trapiantarsi i capelli, a piantare cactus. Dal conteggio delle ferie sono sottratti i giorni passati ad ordinare le fioriere, in occasione dei summit, inclusi nei giorni lavorativi. Alla faccia di noi poveri mortali che i pochi giorni di ferie (30 su 365 all'anno) ce li siamo passati chiusi in casa o in macchina per raggiungere e lasciare il luogo della villeggiatura. E al lavoro siamo tornati più stressati di quando lo abbiamo lasciato. Ma il Berlusca non è contento, dice che noi lavoriamo poco e sta preparando una legge per ridurci i ponti e concentrare i week-end. Le vacanze e i ponti li deve fare solo lui. Solo ad un altro consente di poterlo fregare sulla durata delle ferie, all'amico americano George W. Bush.

1 settembre 2004

Venezia - 61ma mostra internazionale d’arte cinematografica

E’ cominciato oggi il Festival del Cinema di Venezia. Avrei voluto essere lì per fare in questo blog una cronaca giornaliera dei film visti e degli eventi vari. Ma purtroppo non è così, devo accontentarmi di leggere della Mostra sui giornali ed in internet e vedere qualcosa in tv. Spero il prossimo anno di poterci essere a Venezia. Mi sto organizzando. Mi consola un po’ quello che ha scritto Alberto Crespi in un articolo introduttivo alla Mostra: «Forse continuare ad andare a Venezia, o a Cannes, è una perdita di tempo. Gli eventi globali del cinema sono altri». Ma subito dopo aggiunge: «Detto questo, a Venezia ci saremo, e ben disposti». Beato lui.
Ecco i numeri della 61a mostra internazionale d’arte cinematografica. Film in concorso: 21; film fuori concorso: 16; Venezia Orizzonti: 27; Venezia Mezzanotte: 10; Venezia Cinema Digitale: 18; Venezia Corto Cortissimo: 33. Nei numeri ho incluso oltre ai film anche gli Eventi speciali. Altre sezioni programmate sono: Italian Kings of the B’s, retrospettiva del cinema italiano di genere; Settimana Internazionale della Critica (SIC), rassegna di 7 opere prime; Giornate degli Autori, spazio del nuovo cinema organizzato dall’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dall’API (Autori Produttori Indipendenti).
Domenica 5 settembre infine vi sarà un segmento particolare della Mostra intitolato Storia segreta del cinema italiano – Underground Italia, saranno proiettati un film a testa di Alberto Grifi, Gianfranco Baruchello, Romano Scavolini; conosco i primi due e i loro film, ne ho parlato nella mia tesi di laurea Avanguardia e Kitsch nel Cinema italiano.
Ecco due link utili sulla mostra
http://www.labiennale.org/it/cinema/
http://it.movies.yahoo.com/venezia/2004/