1 aprile 2006

Forza Nanni

Sul numero 6 del periodico settimanale MicroMega La primavera otto personalità sono intervenute sul film di Nanni Moretti Il Caimano. Sedici pagine di critica, analisi e riflessioni. Trascrivo di ognuna alcuni passi che ho evidenziato. Altri, come io stesso del resto, avrebbero potuto evidenziare altri passi. Ne viene fuori una possibile lettura del film, né ottimista né pessimista. Non tutto condivido. Anche perché io credo che questo è il momento di serrare le fila. Dobbiamo essere, comunque, tutti uniti per abbattere il caimano, sia esso vero o ideale. Il momento è grave. Dobbiamo uscire dall'incubo. Ci resta una settimana. Ognuno di noi faccia il massimo che può. E speriamo che questa Primavera porti fiori e frutti diversi da quelli del 2001.

Lidia Ravera
«E' un must, è un argomento obbligato, un "topic" da conversazione fra italiani, per la serie "Cinema e elezioni"».
«Essere di sinistra tutta la vita, senza smettere mai di criticare la sinistra, cioè se stessi. Ma ti rendi conto? E' un esercizio spirituale».
«Non è cascato nella trappola: non è un film contro Berlusconi. Non invita né al linciaggio né al lancio di pomodori marci, niente riso liberatorio che alla fine ti fotte... mentre noi perdevamo tempo a ridere di lui, lui ha messo in braghe di tela un'intera nazione... bene, Moretti l'ha capito. E ci ha detto basta. Basta ridere. La ricreazione è finita».

Dario Fo
Quella di Berlusconi è una storia di gabole inventate per imbrogliare la gente, per ingannare il fisco, di soldi che sembrano arrivare miracolosi ma che hanno chiaro lo stampo della loro origine: mafia.
Non condivido l'dea di chi dice che questo film è un film disincantato sul dopo Berlusconi, che Moretti voglia affermare che Berlusconi o non Berlusconi non cambia nulla. Non mi piace questo buttare tutto sulla spregiudicatezza, questo qualunquismo dell'«è inutile battersi, tanto le cose non cambiano». Certo, anch'io vorrei una sinistra più battagliera, più salda nell'affermazione di certi valori. Ma da questo a dire che destra e sinistra sono la stessa cosa ce ne corre.

Gian Carlo Caselli
Nel Caimano salta poi agli occhi l'assenza della sinistra.
Come se escludendo la sinistra dal film si volessero lamentare alcuni momenti di insufficiente opposizione alla resistibile crescita del berlusconismo.
Allo stesso modo penso che gli attacchi vergognosi che la magistratura ha dovuto subire in questi anni sol perché ha fatto il suo dovere non sono stati adeguatamente contrastati dall'opposizione, troppo spesso autocensuratasi ad una rassegnata passività.
Certo è che il film (con il suo cupo crescendo finale) rafforza la preoccupazione di una possibile deriva populista della situazione italiana.

Sergio Staino
E' un gran bel film che mi ha ricordato molto Casablanca: una grande storia d'amore e di separazione sullo sfondo di una lotta di Liberazione, girato nel bel mezzo di questa lotta con un taglio struggente e melanconico, ma fiducioso nella vittoria.

Gustavo Zagrebelsky
Non è democrazia ma è demagogia, un regime insidioso che si nasconde sotto apparenze ingannevoli. Il popolo che si vuole che sia non è quello che sceglie, che decide, che discute, che approva o disapprova, promuove o boccia i suoi rappresentanti.
Vincere le elezioni non significa affatto, di per sé, avere sconfitto la demagogia. Bisognerà ripensare da capo la democrazia.
La democrazia, secondo la più classica delle definizioni, è quel sistema di governo che consente di cambiare i governanti nel più normale e pacifico dei modi: col voto. Le democrazie, appunto. E le demagogie, come ci insegna la storia che finiscono?

Michele Santoro
Siamo noi Berlusconi, siamo noi la storia; siamo noi che per crescere, per cambiare, dobbiamo trovare il coraggio di raccontare come sono veramente andate le cose, assumendoci le nostre responsabilità.
Le idee non trovano produttori; e chi produce non prende rischi. Lo fa senza amore. Senza passione.
Ci sono stati in passato momenti terribili nei quali l'umanità si è rifiutata di capire ciò che era evidente e sotto gli occhi di tutti.
Siamo diventati più poveri e più vigliacchi ma non ci è stata tolta la libertà di intraprendere un'altra strada. Se avessimo reagito diversamente dopo quell'episodio di Bruxelles e dopo l'editto bulgaro o dopo le continue aggressioni alla magistratura ciò che è successo non sarebbe potuto accadere.

Beppe Sebaste
Citai questa frase di Giorgio Agemben, in realtà del 1994: «Se prevalesse il regime liberal-spettacolare di Berlusconi, esso instaurerebbe la più soffocante delle dittature mediatiche, in cui la falsificazione sistematica della verità, della lingua e dell'opinione, che ha già largamente corso in Italia, diventerebbe assoluta e senza spiragli, e dove, abolita ogni critica, tutto sarebbe di nuovo letteralmente possibile, perfino nuovi campi di concentramento».
Se il film parla di Berlusconi, il tema - come un Minima moralia narrativo e pudico - è la vita. Ma anche il linguaggio.
Anche una guerra civile è verosimile se aizzata da chi ha modellato un partito sugli slogan da stadio.

Giovanni Aliquò
Il Caimano è un film di poesia, passione civile ed amore.
Dire che sia un film contro qualcuno sarebbe davvero riduttivo, perché a me è parso che sia un film per qualcosa, ovvero per un'Italia libera da quei vizi, da quell'iposcrisia e da quella volgarità che ne sottolineano l'inarrestabile decadenza e che la sviliscono ad «italietta», paese che l'autore ha ritenuto di poter appassionatamente riassumere nella «metafora di Berlusconi».
Forse temono che chi è così attento ai valori della legalità da arrivare a cambiare le leggi, quando esse ostacolano certi interessi, possa anche rivelarsi grossolanamente vendicativo.

4 commenti:

beppe ha detto...

Concordo con la interpretazione di Zagrebelsky e l'esortazione di Dario Fo nei termini di politica in generale. Non posso esprimere una mia valutazione perchè di sera LAVORO.
Ciao, buona domenica, Beppe

Abele ha detto...

Scusa Roccobiondi se mi permetto ma, sui monitor piccoli, un font cosí piccolo non si legge.

Se puoi scrivere un po' piú grosso ti saró grato.

Un Guido che i sente improvvisamente anziano.

roccobiondi ha detto...

x abele. Non è che vuoi dirmi che non riesco a farmi capire da te perché scrivo con caratteri piccoli: proverò a cambiare modello, eventualmente. Però se il problema è vero, potresti provare a risolverlo impostando sul tuo desktop un carattere più grande. Dalla barra dei menu: visualizza, carattere, (..., medio, grande, molto grande). Fammi sapere.

guerrilla radio ha detto...

U2 contro il Caimano!

Cosa risponderà a Bono il nostro Berlusca?
che anche il leader degli U2 è un noto comunista di Dublino???

La lettera
«Mister Berlusconi, ho visto il suo album e mi sento sfruttato»
Bono, leader degli U2, al Cavaliere: non è vero che aiutate i Paesi poveri. L’Italia è ultima
Mr Berlusconi, per quanto lusingato possa sentirmi nel comparire nella Sua brochure, mi sento anche un po’ sfruttato. Le scrivo per cercare di precisare la posizione mia e del Suo governo riguardo i Paesi più poveri e quello che tutti noi potremmo ancora fare per aiutarli. A pagina 79 sono ritratto al telefono mentre mi congratulo con Lei per «le attività promosse dal Governo italiano in aiuto dei Paesi poveri».
Ricordo una nostra conversazione in cui Lei si impegnava a sostenere e a implementare le decisioni del G8 per la cancellazione del debito dei Paesi che necessitavano di quel denaro per la salute e l'istruzione dei loro cittadini più bisognosi. La campagna per la cancellazione del debito, lanciata da Giovanni Paolo II unitamente ad altri, è stata uno dei grandi movimenti degli ultimi 50 anni e sono felice di poter constatare che, malgrado tutte le carenze nella realizzazione, circa 290 milioni di persone ora hanno una speranza. Il denaro proveniente dalla cancellazione del debito sta già portando grandi cambiamenti: in Uganda il numero di bambini che frequentano la scuola è quasi triplicato; in Tanzania è raddoppiato e in Mozambico milioni di bambini sono stati vaccinati.
La cancellazione del debito, tuttavia, non risolve i problemi di quel miliardo di persone che vivono con un dollaro al giorno. È solo un inizio. Per sradicare veramente la povertà estrema è necessario un approccio più completo su più fronti. È necessario intervenire sugli squilibri commerciali; occorre garantire l'accesso a farmaci meno costosi per combattere l'Aids, la più grave crisi sanitaria degli ultimi 600 anni (6500 decessi e 9000 nuovi casi al giorno in Africa). La malaria, malattia mortale causata dalla puntura di zanzara (in Africa 3000 decessi al giorno, soprattutto bambini), è oggi un problema di facile soluzione. Nella regione del Lubombo, in Africa meridionale, gli aiuti del Global Fund, a sostegno delle misure governative locali, riscuotono successo nella lotta contro questa malattia. Ora occorre estendere iniziative di questo genere all'intero continente.
Queste persone muoiono per il motivo più stupido, Signor Presidente. Muoiono per mancanza di denaro. Tragicamente, negli ultimi anni sotto questo governo, l'Italia è diventata l'ultima della classe tra le 22 nazioni più ricche del mondo, per la spesa pro capite a favore del Terzo Mondo. So che gli italiani non gradiscono arrivare ultimi. E di certo non piace nemmeno a Lei, Signor Presidente. Questa non è l'Italia che conosco e che amo. Gli italiani sono il popolo più generoso che io abbia mai conosciuto; come pubblico, come amici, sanno essere calorosi e generosi come nessun altro. C'è un accordo, firmato al G8 a Gleneagles, in Scozia, che stabilisce un'inversione di rotta in questo mare di indifferenza (non parlo solo dell' indifferenza dell'Italia, ma di quella del mondo intero): l'Europa ha promesso di aumentare gli aiuti ai Paesi poveri fino allo 0,5% del Pil entro il 2010 e allo 0,7% entro il 2015, cioè meno di 1 centesimo per ogni euro, in dieci anni. Per l'Italia significherebbe più che raddoppiare l'attuale entità degli aiuti entro il 2010. In questo modo milioni di vite saranno salve. La Sua firma, accanto a quelle di Chirac, Blair e Bush appare su quel comunicato dello scorso anno.
Se l'impegno è reale e la Sua firma attendibile, allora il mondo vuole capire come l'Italia intende raggiungere questo obiettivo. Sarei profondamente onorato di vedere il mio nome nel manifesto di un leader con programmi chiari per mantenere le sue promesse fatte ai Paesi più poveri. Per ora Lei non ha offerto nessun chiarimento, anche se fortunatamente c'è ancora tempo. In mancanza di programmi chiari, queste restano promesse vane. E mentre per me questo è solo un dispiacere, per le persone che io e tanti altri sosteniamo, è una questione di vita o di morte. In attesa di una Sua cortese risposta,

Bono
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