29 aprile 2006

Morti a Nassiriya: il Sismi sapeva

Dicono che i servizi segreti italiani, operanti a Nassiriya, sapessero della preparazione dell'attentato che il 27 scorso ha fatto tre vittime tra i militari italiani. Non riesco a capire il significato dei compiti dei servizi segreti. Sanno tutto, prevedono tutto, ma non riescono ad ottenere risultati pratici.
Pare che nelle informative che l'intelligence italiana aveva passato ai comandi militari sul campo c'erano tutti gli elementi necessari ad immaginare quello che sarebbe successo. L'attentato era in gestazione da tempo. La presenza intorno a Nassiriya di esponenti del disciolto partito Baath, fuggiti in Siria e rientrati in Iraq con passaporti falsi. Esplosivo «Made in Iran» logistica irachena, regia di Al-Zarqawi.
I «sensori» della rete del Sismi nel quadrante di Nassirya, avevano lanciato l'allarme già dall'inizio di febbraio.
Secondo l'informativa, il trasferimento di Al-Zarqawi avveniva in contemporanea a quello di esponenti del disciolto partito Baath e di cellule saudite in grado di predisporre trappole esplosive del tipo IED (Improvised Explosive Device) da interrare nella strada e poi far saltare con radiocomandi al passaggio dei convogli.
A metà aprile i servizi segreti danno l'informazione che sono arrivati a Nassirya nuovi ordigni IED, tecnologicamente più sofisticati e capaci di un'onda d'urto frontale devastante. Si chiamano EFP (Explosively Formed Projectiles) e consistono di una carica che espelle un dardo di metallo incandescente in grado di perforare la corazza di un mezzo blindato provocando un incendio all'interno. E' l'arma che ha ucciso i tre militari italiani.
Una carica interrata EFP fatta saltare ad una certa distanza dal mezzo blindato italiano e il dardo incandescente che colpisce e perfora il lato sinistro esplodendo internamente in una vampata di fuoco.
Come sempre qualcosa non ha funzionato nel sistema di prevenzione messo in atto dalle nostre forze militari sul campo.
Ed ora piangiamo i morti.
Ma io continuo ad essere convinto che l'unica prevenzione certa è il ritiro immediato di tutti i militari dall'Iraq.

2 commenti:

beppecavallo ha detto...

E' sconcertante quello che scrivi.
Mah come! Sin da febbraio c'erano informative che segnalavano la possibilità di attentati con bombe esplosive interrate, ed oggi ci ritroviamo a piangere tre caduti!
L'inadeguatezza dell'armamento o della incapacità di prevenzione, denunciata dall'Arma dei Carabinieri, temo si riferisca proprio a questo.
In ogni caso concordo che l'unica vera prevenzione sta nel ritiro immediato delle nostre truppe da tutti i teatri di guerra.
Ciao,Beppe

Abele ha detto...

A mio avviso, il numero limitato di morti che abbiamo avuto in Iraq, non può che essere associato ad un ottimo lavoro di intelligence.

Francamente ritengo che fare intelligenece in una missione che prevede pattuglie in giro in un ambiente ostile sia come giocare una partita a tennis lunga tre anni.
Ogni tanto qualche palla passa (perchè anche gli avversari sanno giocare)e qunado accade la gente muore.
D'altronde, in guerra i soldati muoiono.

Guido