24 febbraio 2006

I numeri del disastro Berlusconi

Consiglio a Berlusconi per far vincere le elezioni: «La Casa delle libertà potrebbe anche vincere: servirebbe un grande attentato internazionale di cui lei rimanesse vittima...». Calma, non sono stato io a fare questa affermazione, ma il presidente emerito Francesco Cossiga, al quale Berlusconi si era rivolto per chiedere consiglio sulla strategia elettorale. Ma io sono più buono di Cossiga, preferisco un Berlusconi vivo e Prodi vincente, che un Berlusconi morto e Prodi perdente.
Ma lui, Berlusconi, con la più grande faccia tosta possibile [con il culo al posto della faccia], proclamandosi di volta in volta Napoleone o Gesù Cristo [Ruini dove sei?] dichiara strafottente ed insultante: «Abbiamo mantenuto tutte le promesse, ma la gente non se n'è accorta». Le promesse che aveva fatte l'8 maggio 2001, nel salotto di Vespa [speriamo di toglierci davanti anche lui insieme a Berlusconi], erano state quelle di ridurre tasse e reati, aumentare pensioni e posti di lavoro e far decollare le grandi opere pubbliche. Ha fallito su tutti i cinque punti e non solo. Lo hanno dimostrato i più autorevoli centri di ricerca nazionali e internazionali.
Ecco alcuni esempi.
Nel 2001 il prodotto interno lordo cresceva del 1,7 per cento, il 2005 si è chiuso allo 0,5 per cento. In pratica a crescita zero.
Il debito pubblico è passato dai 1.348 miliardi di euro del 2001 ai 1.542 miliardi nel 2005.
Il deficit pubblico, quindi, che nel 2001 era pari al 3,2 per cento, è salito nel 2005 al 4,3 per cento.
L'Italia è stata declassata dall'agenzia di rating Standard&Poor's.
Nel 2001 gli investimenti della pubblica amministrazione crescevano del 5,8 per cento, nel 2005 il loro incremento s'è fermato all'1,6 per cento.
Scuola, università e cultura sono andate allo sbando, con buona pace delle "tre i" (Internet, inglese, impresa). Ad esempio la percentuale di italiani in grado di sostenere una conversazione in una lingua diversa da quella di casa s'è ridotta dal 46 per cento del 2001 al 36 del 2005; dieci punti in meno in cinque anni.
Anche il tormentone sulle infrastrutture s'è rivelato un grande bluff. E' stato ultimato appena lo 0,01 per cento delle grandi opere strategiche. Vuol dire che Berlusconi ha mantenuto molto meno dell'1 per diecimila di quanto avevano promesso.
Nella classifica sulla competitività l'Italia nel 2001 occupava il trentaduesimo posto su 49 paesi; nel 2005 è finita al cinquantatreesimo (su 60), alle spalle di Brasile, Filippine, Turchia e Colombia.
Nella graduatoria dell'economia dalla ventiquattresima posizione del 2001, l'Italia è scivolata oggi al quarantasettesimo posto, dietro a Corea, Qatar, Cile e Thailandia.
La bilancia commerciale s'è ribaltata: nel 2001 vantava un attivo di 9.233 milioni; ora è in rosso per 10.368.
L'ordine pubblico, che soprattutto al Sud condiziona pesantamente ogni attività economica, presenta un bilancio drammatico. Solo nel primo triennio di questo governo il totale dei delitti ha conosciuto un'impennata del 17,5 per cento.
L'occupazione langue: all'inizio della legislatura cresceva del 2 per cento l'anno; nel 2004 solo dello 0,9. E un andamento peggiore ancora si rileva nel Sud: più 2,3 nel 2001 e meno 0,3 nel 2004.
Il portafoglio degli italiani è sempre più asciutto. L'indebitamento bancario delle famiglie è passato da 251.964 milioni di euro del 2001 a 384.867 milioni nel 2005.
Nell'era berlusconiana in Italia i fallimenti delle aziende sono aumentati del 7 per cento.
Nella classifica della libertà economica l'Italia è passata dal 35° al 42° posto a pari merito con Trinidad e Tobago; surclassati dal Botswana e tallonati da Madagascar e Mongolia.
Nell'indice di globalizzazione, che misura l'integrazione economica, politica e tecnologica in 62 paesi, nel 2001 l'Italia era al 13° posto, un gradino al di sotto degli Stati Uniti. In cinque anni siamo sprofondati al 27°, mentre gli Usa hanno scalato otto posizioni. Un paese chiuso alla globalizzazione diventa terreno fertile per la corruzione.
Nella classifica mondiale della corruzione l'Italia è passata dal 29° al 40° posto, superati anche dalla Malesia.
E Berlusconi ridens spergiura: «I dati che conosco inducono all'ottimismo». Ma da dove cazzo li prende i suoi dati?

Quanto ci è costato Silvio Berlusconi

4 commenti:

desiderio947 ha detto...

Solo una fantasia bacata da venditore di cianfrusaglie, può arrivare a sostenere che, durante questi ultimi cinque anni di governo, l'Italia sia riuscita a progredire. I suoi affari sicuramente.
Ciao, Beppe.

raffaelegreco ha detto...

ma cosa scrivi...COMUNISTA!! ;-D

cronopio ha detto...

lui prende i dati da un'agenzia americana, roba seria, che credi?

Anonimo ha detto...

Ovvio non hai visto che tutte le fonti sono comuniste !!!!
Ti cito le fonti dei tuoi numeri comunisti
Eurostat : rossi comunisti
Ministero dell'Economia : infiltrato pieno di rossi
Forbes : Comunisti estremisti
Istat : Congiuranti pregiudizievoli e bastardi comunisti danno dati falsi per denigrarlo
Censis : Vedi Istat
Imd : Probabilmente AnarcoComunisti
Wef : Vedi IMD
Fondo Monetario Internazionale : Comandati da D'Alema
Kpmg : Ex Kgb
Ance : Comandati da Fassino
Isae : Comandati da Bertinotti
Abi : Comunisti insurrezionalisti
Centro Einaudi Bnl : Lotta Continua
Financial Times : Notissimi comunisti
Transparency : Rossi altro che trasparenti
At Kearney : Agenti Kgb
Heritage Foundation Wall Street Bastardi comunisti invasori
Azz ... smettetela con questi dati inventati da tutti questi comunisti