24 agosto 2006

Poeti, andate a zappare

Umberto Eco, che ormai può permettersi il lusso di vivere di rendita, nella sua ultima bustina di Minerva de L'espresso forse ha scritto per sentito dire, senza leggere l'originale. A meno che internet non abbia fatto qualche brutto scherzo anche a me.
Eco scrivendo, criticandola, di una intervista a Nanni Balestrini, pubblicata su Liberazione, nella quale si parla del ruolo positivo svolto da internet per la poesia, dice che Balestrini segnala alcuni indirizzi internet affidabili, che parlano di poesia.
Io di indirizzi internet che parlano di poesia non ho trovato traccia nell'intervista di Balestrini. Alcuni indirizzi internet sulla poesia invece ho trovato in un articolo non firmato sul Corriere della Sera.it, dove si parla dell'intervento di Balestrini.
Eco invita, non tanto garbatamente, i tanti poeti che pubblicano le loro poesie su internet (l'ho fatto anch'io nel mio sito personale) ad andare a zappare.
E' ovvio che noi dilettanti che pubblichiamo le nostre poesie su internet potremmo mandare lui a fare in c...
Nanni Balestrini aveva detto nell'intervista: «Per fortuna c’è internet, che permette di far circolare ovunque, rapidamente e economicamente, le poesie di tutti. E’ un ottimo strumento, il solo inconveniente è che si fa un po’ fatica ad orientarsi in mezzo a tutta questa abbondanza. Ma con un po’ di pazienza si arriva a individuare dove si trovano le cose che interessano, e in più si possono avere rapporti diretti con gli autori. Rimane certo la nostalgia per la carta stampata e rilegata, che del resto esiste solo da pochi secoli, ma tutto sommato penso che i vantaggi della rete siano superiori, si possono far circolare anche immagini e suoni, cosa interessante con l’importanza crescente che mi sembra abbia l’aspetto orale nella poesia oggi».
Concordo totalmente con Balestrini.
Non concordo per niente con Giuseppe Conte che ha scritto: «se vai su Internet a cercare la poesia, trovi tanto materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio: i blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento». Da querela morale.
Mauro Bersani assume una posizione più conciliante: «A un editore la rete offre la possibilità di fare scouting, ma tendenzialmente si continua a lavorare con i sistemi tradizionali, leggendo le riviste e valutando gli invii che arrivano spontaneamente. Quanti? Due o tre al giorno...».

Balestrini: «Poeti, abbandonate i libri, scrivete e conoscetevi su internet»
Oggi Montale pubblicherebbe su Internet
Dove mandare i poeti?

1 commento:

giorgio ha detto...

Partendo dal presupposto che in Italia si legge poco e ancora niente di poesia, sono d'accordo con te e Balestrini. La poesia non è da considerarsi per addetti ai lavori o roba da elite. Sono quei ragionamenti che tengono lontani dalla poesia. Certo è che poi ci sono le poesie vere e quelle finte; ci sono le poesie che piacciono o non piacciono. Ma poi Lo sapete che la poesia fa poeti anche chi le sa ascoltare? La poesia è capace di far circolare emozioni, far sintesi di mille visioni. E poi in verità come tutte le forme d’espressione alte, la poesia non è più di chi la scrive ma di chi la sa ascoltare; sente smuovere budella, fa trasalire e chiudere gli occhi per guardare meglio ciò che gli pareva già visto.
Grazie Rocco. Ciao.