18 aprile 2009

Gli anni del sole stanco, di Fulvio Capezzuoli

Quello che Capezzuoli fa dire, alla fine del suo romanzo, dall'anarchico Giuseppe alla nipote di Michelina De Cesare, noi possiamo dirlo ai lettori del suo libro. Quello che leggiamo è la storia di chi voleva rimediare ad un'ingiustizia terribile che patirono le genti del meridione d'Italia. Da quell'ingiustizia sono nati molti dei mali che tutt'ora affliggono le terre meridionali. Chi ha ucciso e incarcerato coloro che hanno combattuto quella lotta, ha anche cercato di cancellarne la memoria. Obiettivo del libro è quello di contribuire a raccontare la verità su quello che accadde nel decennio che va dall'unità d'Italia (1861) alla sconfitta del brigantaggio politico e sociale (1870).
I libri di storia ufficiali hanno nascosto quello che veramente avvenne in quegli anni, hanno cancellato il tributo di sangue e di dolore pagato dai meridionali contro gli invasori. I morti di quella guerra furono circa centomila.
Il libro di Capezzuoli si inserisce nei sempre più numerosi studi che tentano di far venire alla luce quello che veramente avvenne in quei tragici anni. Anche se è un romanzo, che per definizione è opera di fantasia, tenta di ricreare un quadro attendibile e verosimile nel quale si svolsero gli avvenimenti in quegli anni. Incontriamo personaggi veramente vissuti. La vita del brigante lucano Carmine Crocco è narrata così come realmente avvenne. Della brigantessa Michelina De Cesare invece, realmente vissuta, viene inventata tutta la storia della sua famiglia e gran parte dei fatti narrati della sua vita e della sua morte.
La struttura del romanzo è scandita da date che titolano i vari capitoli. All'inizio del libro è posta la data dell'epilogo, il 30 agosto 1868, giorno nel quale Michelina De Cesare fu uccisa in un'imboscata dai soldati piemontesi. Il giorno successivo il suo corpo fu esposto nudo nella piazza del paese, insieme ad altri briganti uccisi. Quel corpo nudo e sfigurato venne anche fotografato.
La copertina del libro riproduce una bella brigantessa in costume, stampa all'albumina colorata a mano, che correntemente ed impropriamente viene identificata proprio con Michelina De Cesare. Si tratta invece di una modella, messa in posa dal fotografo nel suo atelier.
La storia narrata nel romanzo comincia nel 1860 con il patto stipulato tra il primo ministro piemontese Camillo Benso di Cavour con degli industriali, per reperire fondi che avrebbero finanziato l'impresa della conquista a tradimento del sud, utilizzando la figura di Garibaldi.
La storia continua con la descrizione della famiglia di Michelina, con la battaglia del Volturno, con le vittorie e le sconfitte delle bande di briganti capitanate da Carmine Crocco, Ninco-Nanco, Agostino Sacchitiello, Francesco Guerra. Si parla poi del ruolo che ebbe la Chiesa di Roma in quelle lotte del sud. Viene descritta la dura ed inumana repressione dei briganti-partigiani del sud ad opera del piemontese generale Cialdini. E' invenzione romanzesca la vendetta consumata dai fratelli di Michelina De Cesare contro il suo traditore. Viene presentata la vicenda personale di Carmine Crocco, che vide coinvolti lo Stato Pontificio e i francesi, fino alla sua morte avvenuta in carcere il 18 giugno 1905, all'età di 75 anni.
Questo romanzo di Capezzuoli ha vinto la 2^ edizione del Premio letterario “Città di Castello”, con la seguente motivazione: «Il primo premio va ad un romanzo che analizza con lucidità il periodo storico successivo all'Unità d'Italia, nel meridione del paese. Attraverso le figure di due “briganti”, Michelina De Cesare e Carmine Crocco, l'autore, con grande forza narrativa, illustra la sollevazione contadina e la sua repressione da parte dello Stato, scoprendo i motivi per i quali questo momento della nostra storia nazionale, è stato completamente cancellato».
Rocco Biondi

Fulvio Capezzuoli, Gli anni del sole stanco, Edimond, Città di Castello (PG) 2008, pagg. 190, € 22,00

15 aprile 2009

Laureati di Villa Castelli

Una significativa manifestazione si è tenuta martedì 14 aprile 2009 a Villa Castelli, in provincia di Brindisi. Nell'aula consiliare del palazzo comunale, invitati dall'assessorato alla Pubblica Istruzione, si sono incontrati i neolaureati di Villa Castelli.
Gli uffici comunali non elaborano una specifica anagrafe dei laureati. Si è dovuto quindi ricorrere ad una estemporanea ricerca da parte dell'ufficio culturale, utilizzando anche il passaparola. Sarebbe cosa molto utile istituire un albo permanente.
I laureati presenti erano una sessantina; non poca cosa per un comune di novemila abitanti.
L'assessore alla pubblica istruzione ed il sindaco hanno sottolineato l'importante ruolo che i laureati oggettivamente svolgono per la crescita sociale, culturale ed economica della comunità locale. Anche se la maggioranza di loro saranno ovviamente chiamati a svolgere altrove la loro attività professionale.
Una trentina avevano conseguita la laurea negli anni 2008 e 2009, altri trenta nei tre anni precedenti. Le lauree si distribuiscono in varie facoltà: nove in Scienze della Formazione ed Educazione, nove in Scienze Sociali e Psicologiche, nove in Giurisprudenza e Scienze politiche, sette in Ingegneria (di cui due in Ingegneria Aerospaziale), sei in Medicina e Salute, cinque in Agricoltura ed Ambiente, cinque in Lettere e Filosofia, tre in Musica e Spettacolo, una in Chimica, una in Beni culturali, una in Scienze diplomatiche.
Varie sono anche le città dove queste lauree sono state conseguite: Bari, Taranto, Lecce, Roma, Milano, Pisa, Perugia, Ferrara, Bologna.
La serata è stata anche caratterizzata da alcuni interventi culturali. Un neolaureato ha recitato un provocatorio monologo tratto dal “Tropico del Cancro” di Henry Miller. Si è esibito un locale gruppo di musica popolare. Vi è stato un intermezzo musicale di artisti del luogo.
A tutti i neolaureati è stato consegnato un diploma di merito che documentava la laurea conseguita. A tutti loro sono stati anche offerti un volume con lo studio sui nomi delle strade di Villa Castelli, una “guida turistica” ed un Dvd sul territorio dello stesso Comune. Tutte e tre queste opere sono state realizzate con finanziamenti della Comunità europea.

11 aprile 2009

Il terremoto, gli sciacalli, le responsabilità

Ognuno di noi reagisce agli avvenimenti esterni in base alle sue esperienze personali, alla sua formazione socio-culturale, alla sua appartenenza politica (purtroppo, rinunciando spesso alla propria coscienza; spero non sia il mio caso). Anche il terremoto abruzzese ha scatenato reazioni variegate e contrapposte. Sintetizzo qui le mie.
Dopo aver subito proclamata la mia scontata solidarietà a tutti quelli che sono stati duramente colpiti dal terremoto, è montata una profonda rabbia contro tutti quelli che hanno costruito le case senza pensare alla salvaguardia della vita di chi quelle case avrebbe abitato, contro chi avrebbe dovuto prevenire e non l'ha fatto, contro chi avrebbe dovuto controllare e non l'ha fatto. Costruttori affaristi senza scrupoli, tecnici forse venduti (ma certamente incoscienti) che hanno rilasciate autorizzazioni che non dovevano, politici che non hanno fatte le opportune leggi di salvaguardia o ne hanno rinviato l'applicazione, amministratori che non hanno rispettato e non hanno fatto rispettare le leggi esistenti. Tutti da inchiodare alle loro responsabilità e da chiamare a rispondere per le loro inadempienze.
Rabbia contro tutti quelli che, dopo le ripetute scosse di avvertimento, anziché dare il dovuto allarme hanno minimizzato e lanciato proclami di pericolo inesistente. Responsabili anche loro delle tantissime tragiche morti.
Rabbia contro chi ha sbeffeggiato ed insultato chi sosteneva che vi erano segnali premonitori di un forte terremoto. Sarebbe stato preferibile un “falso” allarme, con conseguente “esagerata allarmistica” evacuazione, anziché trecento morti rimasti sotto le macerie.
Dopo il tragico evento, poi, mi ha infastidito il sicumerico vanto per l'ultrarapido intervento nei soccorsi. Gli ottimistici proclami stridevano con la triste realtà delle condizioni degli sfollati. Si è fatto molto e bene ma non tutto quello che era necessario.
Il presidente del Consiglio ha annunciato il pugno di ferro contro gli sciacalli-delinquenti. Ma chi ci salverà dagli sciacalli-politici? In questa tragica situazione era inopportuna la quotidiana esibizione mediatica del Cavaliere. Anche questa volta non è stato capace di rinunciare alla politica dell'apparire e dell'apparenza. Nei primi tre giorni di tragedia dieci suoi ministri si sono esibiti di fronte alle telecamere a L'Aquila. La presidente di quella Provincia ha commentato: «Non vorrei che si utilizzasse questa vicenda come una vetrina per le Europee». E' mancato solo un consiglio dei Ministri sotto una tenda. Ma non si sa mai ancora. Di fronte a tanti morti bisognava essere più discreti.
Tutti hanno apprezzato il sermone tenuto dal presidente della Repubblica a L'Aquila. In me ha suscitato qualche perplessità la sua affermazione: «Nessuno è senza colpe». Avrebbe dovuto chiarire meglio il senso di quelle parole. Non vorrei che significassero che, essendo un po' di tutti, in fondo la colpa è di nessuno. Non sono certamente colpevoli gli studenti che sono morti sepolti sotto le macerie dei tre piani della Casa dello studente.
Perché, nonostante le quattrocento scosse che si sono susseguite dal mese di gennaio, nessuno ha mandato un tecnico, un geometra a fare una perizia nelle cinquanta camere che nella notte del terremoto in pochi secondi sono cadute giù. La Casa dello studente ed altre costruzioni che sono crollate o rese inagibili dal terremoto fanno parte delle lottizzazioni che a cominciare dai primi anni sessanta hanno fatto la fortuna di molti palazzinari.
Perché viene fatta slittare di anno in anno l'entrata in vigore delle nuove norme per le costruzioni in zone sismiche? E' ora di dire basta alle “furbate” dei decreti mille proroghe che hanno consentito di costruire l'edilizia civile contro le più elementari norme di sicurezza.
Non sono colpevoli i privati che sono stati traditi fino alla morte nella fiducia riposta nei “tecnici”. Perché si è consentito di impastare il cemento con la sabbia di mare?
Io sono sempre stato contrario al metodo del ribasso d'asta nelle gare d'appalto pubbliche, e non solo nell'edilizia. Per abbassare i prezzi sono state trascurate la qualità e la sicurezza.
Per finalmente capire quanti altri disastri dobbiamo piangere? Io spero che quello delle ore 3.32 di lunedì 6 aprile 2009 sia l'ultimo.
Come pure mi auguro che i tempi della ricostruzione dei paesi abruzzesi colpiti dal terremoto non diventino biblici come quelli di tutti i terremoti precedenti. Nessuna ricostruzione dei terremoti dell'ultimo secolo è ancora terminata. Spero anche che i costi della ricostruzione non si moltiplichino nel tempo all'ennesima potenza. Leggo su un giornale che l'ospedale San Salvatore dell'Aquila, reso inagibile dal terremoto dei giorni scorsi, era stato iniziato nel 1972 con una previsione di spesa di 11 miliardi, ma che la spesa finale fino al 2000, anno dell'inaugurazione, era lievitata a 200 miliardi.
Spero che il dolore immenso di questi giorni non venga dimenticato. Anche i miei occhi sono stati spesso inumiditi da lacrime.

28 marzo 2009

Il Papa scivola sul preservativo

Chi non scopa vorrebbe che nessun altro scopasse. E' il caso del Papa, dei preti e delle monache, che hanno scelto (forse) di non fare sesso. Loro quindi non hanno titolo ed esperienza per parlare a chi il sesso lo vuole fare. Non capiscono o non vogliono capire quanto sia salutare, rilassante e rigenerante un bel rapporto sessuale.
La Chiesa è sessuofoba. Ma il “niente sesso siamo cattolici” è solo di facciata. Nella pratica solo una minimissima parte di quelli che si dicono cattolici segue gli insegnamenti della Chiesa in questo campo. Al paradiso di dopo nell'altro mondo preferiscono un bel paradisiaco coito in questo mondo.
E poi è biasimevole la solita scorretta presunzione dei cattolici di voler imporre le loro teorie ed i loro credo anche a chi non appartiene alla loro parrocchia. Questa imposizione diviene poi grave e tragica quando ne va di mezzo la salute fisica e mentale degli altri.
E' il caso dell'affermazione di Papa Ratzinger quando ha detto ai giornalisti che l'Aids non può essere combattuta con la distribuzione dei preservativi, che secondo lui possono peggiorare la situazione. Per gli scienziati invece il preservativo è l'unico e il più efficace fra gli strumenti disponibili per ridurre la trasmissione per via sessuale dell'Hiv. E fra fede e scienza io scelgo la scienza.
Una fra le più prestigiose riviste scientifiche del mondo, l'inglese “Lancet”, ha chiesto a Papa Ratzinger di rettificare quanto sostenuto sull'inutilità del preservativo, perché «ha pubblicamente distorto le prove scientifiche per promuovere la dottrina cattolica sul tema». “Lancet” quindi sostiene che quando un personaggio influente fa una falsa affermazione scientifica che potrebbe avere conseguenze devastanti per la salute di milioni persone, questi dovrebbe ritrattare o correggere la linea.
La Chiesa distribuisca viveri e coperte, ma lasci anche distribuire preservativi per salvare milioni di vite umane. E chieda di praticare l'astinenza sessuale ai suoi fedeli, se ne sono capaci.

24 marzo 2009

I Congiurati di Frisio, di Silvio Vitale

Nel Sud contrari all'Unità d'Italia ed all'invasione piemontese non furono solo i cafoni, ma anche parecchi galantuomini. Questa era la tesi che si volle dimostrare nel processo tenutosi a Napoli contro i cosiddetti “congiurati di Friso”.
L'avventura comincia il 23 luglio 1861, alle dieci di sera, quando una pattuglia di carabinieri circonda la casina di Frisio sulla costa di Posillipo. Viene arrestato il prete Bonaventura Cenatiempo, insieme ad altri cinque, sospettati di aver ordito una congiura borbonica. Altri sono riusciti a fuggire in barca. Vengono sequestrati due revolver (ben poca cosa per una ipotetica congiura). Gli arrestati vengono prima portati in questura per essere interrogati e poi in carcere. Nell'agosto del 1861 ha inizio l'istruttoria da parte della magistratura. Viene messo insieme un incartamento di dieci volumi contenenti tutti i rapporti, gli interrogatori e i documenti del processo. Vengono ingaggiati per la difesa degli imputati i migliori avvocati di Napoli. Il 18 luglio 1862 con il processo Cenatiempo viene inaugurata la nuova Corte d'assise. Nell'udienza del 30 luglio 1862 viene eseguita al gruppo degli imputati una fotografia, come si faceva per i briganti. Il dibattimento dura quattordici giorni. La sentenza di condanna viene emessa il 7 agosto 1862.
Tommaso Pedio, nella prefazione al libro, afferma che mentre nel processo Cenatiempo non si hanno prove sulla presenza di un vasto movimento borbonico, ma solo indizi, in altri processi dell'epoca questa prova è certa. Che attivi Comitati borbonici fossero presenti a Napoli e nelle altre province dell'ex Regno delle Due Sicilie è ampiamente provato. E di questi Comitati facevano parte uomini della ricca e media borghesia. Anche se nei processi i galantuomini vengono tutti assolti. Il nuovo potere centrale piemontese voleva dimostrare che nelle province napoletane il movimento borbonico era inesistente. Bisognava dimostrare che Francesco II continuava a mantenere contatti soltanto con delinquenti comuni, ladri ed assassini, i cosiddetti “briganti”. La Magistratura, con le sue sentenze, avvalorava questa tesi ignorando le vere cause che avevano dato origine al brigantaggio postunitario.
Col processo Cenatiempo invece si volle dare un avvertimento ai galantuomini che osteggiavano il nuovo regime. Con la sentenza infatti vennero condannati a dieci anni di lavori forzati un prete, due ufficiali del disciolto esercito borbonico, un gendarme borbonico, un vecchio capo della guardia urbana; a cinque anni di lavori forzati viene condannato un ragazzo quindicenne; vengono assolti due soldati svizzeri ed una fattucchiera. Viene dichiarato esente da pena un delatore.
Al processo, che suscitò grande interesse nell'opinione pubblica, assistettero numerosi giornalisti della stampa italiana ed estera e tra questi Alessandro Dumas e Marc Monnier.
Originariamente, nel processo di Frisio, erano stati accusati di cospirazione in sessanta. Di questi in trentasette furono mantenuti inizialmente in arresto e poi prosciolti. Solo dieci comparvero innanzi alla corte di Assise. Gli altri erano latitanti. E come abbiamo già visto, solo sei vennero condannati.
Ma chi erano i condannati?
Bonaventura Cenatiempo. Vicario generale della diocesi di Avellino e avvocato ecclesiastico. Gesuita, dopo lo scioglimento dell'ordine decretato da Garibaldi, viene nominato dal cardinale di Napoli Sisto Riario Sforza rettore della chiesa del Gesù Nuovo, dove è protagonista di una lunga contesa col frate garibaldino Giovanni Pantaleo da Caltagirone. Perde e viene rimosso dall'incarico. Da allora Cenatiempo frequenta ed anima la resistenza borbonica. Nell'ottobre del 1862 Cenatiempo riesce a fuggire dal carcere di S. Maria Apparente. Raggiunge Roma e viene ricevuto in Vaticano da Pio IX. Passa gli ultimi anni della sua vita in grande povertà, trovando l'ultimo rifugio nell'ospizio di S. Girolamo Emiliani.
Teodulo Emilio de Christen. Conte imparentato con le migliori famiglie dell'epoca. Nato nel 1833, dal 1853 è nell'esercito francese, che lascia nel 1860 col grado di colonnello. Va prima a Roma e poi a Gaeta per porsi al servizio di Francesco II. Combatte negli Abruzzi a fianco dei briganti. Combatte anche insieme al brigante Chiavone di Sora. Dopo la liberazione dal carcere s'imbarca per Marsiglia, ma poi ritorna a Roma dove lo troviamo nel 1870 nello stato maggiore delle truppe pontificie per combattere l'invasione piemontese. Ma Pio IX rinuncia all'inutile scontro con le truppe piemontesi, che entrano in Roma. De Christen viene espulso e due mesi dopo muore.
Achille Caracciolo di Girifalco. Nato a Napoli nel 1829, si arruola come volontario nell'esercito napoletano raggiungendo il grado di alfiere. Segue Francesco II a Capua e Gaeta. Partecipa alla spedizione del de Christen negli Abruzzi. Per qualche settimana è anche al fianco di José Borjes, che partendo dalla Calabria dovrebbe tentare la velleitaria impresa di riconquistare il Regno borbonico. Liberato, come gli altri condannati di Frisio, il 25 novembre 1863 per indulto, emigra in Francia, dove sposa un'americana. Muore nel 1870.
Degli altri condannati Girolamo Tortora, Domenico de Luca e Franceso de Angelis si hanno scarse notizie.
Una menzione a parte merita anche il delatore Ettore Noli, strumento nelle mani dei vincitori piemontesi, per creare un falso processo. Da uomini come lui nacque l'unità d'Italia.
Al processo di Frisio, che all'epoca impressionò molto l'opinione pubblica, si volle dare un carattere di esemplarità. Tutto il Sud – scrive Silvio Vitale – è infatti coperto di insurrezioni legittimiste e occorre scoraggiare e deprimere gli avversari del nuovo regime. In definitiva, la sentenza va vista essenzialmente come uno tra i tanti episodi della repressione politica in atto nel Napoletano negli anni immediatamente successivi al 1860.
Rocco Biondi

Silvio Vitale, I Congiurati di Frisio, Un tentativo di insurrezione borbonica a Napoli durante l'occupazione piemontese, prefazione di Tommaso Pedio, il Cerchio Iniziative Culturali, Rimini 1995, pp. 208

17 marzo 2009

Centrale idroelettrica a Villa Castelli

E' stata inaugurata lunedì 16 marzo 2009 a Villa Castelli (Brindisi) la prima centrale idroelettrica della Puglia. Ente proprietario della struttura è l'Acquedotto Pugliese.
La centrale è in grado di produrre 450 MWatt/h, sufficiente a fornire energia elettrica ad un Comune di circa 3.500 abitanti. Piccola cosa potrebbe sembrare, ma l'Acquedotto Pugliese è impegnato all'attuazione di un piano che prevede la realizzazione a regime di 10 centrali idroelettriche che sfruttano i salti d’acqua trasportata nelle condotte, l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici su siti aziendali e la riconversione entro il 2010 di almeno il 30% degli acquisti verdi che sta facendo in forniture eco-compatibili.
Al termine di queste attività programmate, l'Acquedotto Pugliese sarà in grado di produrre circa 33.000 MWatt/h, una quantità sufficiente a servire un Comune di 30.000 abitanti.
Sul suo sito internet così scrive l'Acquedotto Pugliese: «Tra i vantaggi ambientali derivanti dall'adozione del Piano, vi sono: la riduzione dei consumi di materie prime, l'aumento dell'efficienza energetica, la riduzione delle emissioni in acqua ed aria, la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti. Il Piano è quindi uno strumento strategico trasversale in grado di agire su più problemi ambientali contemporaneamente».
La centrale idroelettrica di Villa Castelli sfrutta il dislivello di circa 120 metri esistente tra la camera di carico di Montefellone e la camera smorzatrice di Contrada Battaglia. Per produrre energia elettrica viene sfruttata l'energia cinetica naturale provocata dal salto dell'acqua, tramite l’installazione a valle di una turbina. La ruota della turbina è a fusione unica in acciaio inossidabile. Direttamente accoppiato alla turbina vi è un alternatore asincrono del tipo trifase, lubrificato a grasso.
La centrale idroelettrica di Villa Castelli è all’avanguardia sotto l’aspetto tecnico e gestionale. Completamente automatizzata, è altresì dotata di un sistema di telecontrollo e di telecomando a distanza.
Questa centrale non è nuova, già esisteva nel 1929. Ha prodotto energia elettrica fino al 1971. Oggi, a distanza di quasi 40 anni, grazie all’impiego di nuove tecnologie ed all’impegno dell’Acquedotto Pugliese, è nuovamente in esercizio.
Nel giorno della nuova inaugurazione è stata festa grande. Erano presenti le massime autorità dell'Acquedotto Pugliese, a cominciare dall'amministratore unico Ivo Monteforte. Per la Regione Puglia era presente la consigliera per le questioni internazionali e tecnologiche Danielle Gattegno Mazzonis, al posto del presidente Nichi Vendola (colpevolmente assente) che pure aveva assicurato la sua presenza. Era presente il sindaco di Villa Castelli Francesco Nigro, con la fascia tricolore. Erano presenti alunni delle scuole di Villa Castelli. Erano presenti tantissime televisioni e giornalisti della carta stampata, nazionali e locali. Fra le tantissime dichiarazioni rilasciate mi piace riportare quella della Mazzonis: «La centrale di Villa Castelli è ad emissioni zero ed è, tra l'altro, immersa in un ambiente naturale bellissimo e ricco di uliveti. Rappresenta la prova di come sia possibile produrre energia elettrica senza alcun impatto per il territorio. Siamo convinti che l'Italia non ha bisogno del nucleare».
Alla fine della cerimonia di inaugurazione ricchissimo buffet per tutti, all'aperto.
Sulla storia della centrale idroelettrica di Villa Castelli, nell'anno accademico 2005/2006 presso l'Università di Lecce, Giancarlo Ciracì aveva discusso una corposa e dettagliata tesi di laurea in archeologia industriale dal titolo “L'Acquedotto del Sele e la centrale idroelettrica Battaglia”.
E' ovvio, per me che risiedo a Villa Castelli, che alla cerimonia di inaugurazione della centrale idroelettrica ho partecipato anch'io.

8 marzo 2009

Berlusconi e le donne

L'allegro presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato denunciato alla Corte europea di Strasburgo «per violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, a causa delle continue e ripetute dichiarazioni di disprezzo sulla vita e la dignità delle donne».
L'ennesima occasione è stata data a due donne parlamentari del Pd dalle ultime vergognose battute di Berlusconi, quella fatta al presidente francese Nicolas Sarkozy: «Moi je t'ai donné la tua donna» (ti ho donato la tua donna) e l'altra su Eluana Englaro che da 17 anni giaceva inerme su un letto d'ospedale: «Potrebbe anche avere un figlio». Berlusconi non ha detto come, se con una inseminazione artificiale o magari con una scopata con lui. Si vergogni, se ne fosse capace.
«Berlusconi - dicono le denuncianti - svilisce costantemente il valore delle donne. Speriamo che le italiane capiscano cosa c'è dietro le sue battute. C'è un disprezzo profondo verso l'universo femminile, una concezione arcaica, da età della pietra, delle donne come proprietà dell'uomo». Io penso invece che le donne non lo capiscano per niente, altrimenti non lo voterebbero. Anzi le donne oggetto lo difendono a spada tratta, come ha fatto una sua creatura nominata ministro delle pari opportunità per la sua avvenenza: Mara Carfagna (nella foto), quella dei nudi integrali sui calendari per noi uomini galli.
Tante altre sono state le battutacce di Berlusconi contro le donne. Alla ragazza in cerca di lavoro: «Sei precaria? Sposa un miliardario!». Durante un comizio elettorale a Sassari, Berlusconi teorizza che «per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna». La stessa moglie Veronica Lario fu oggetto di pesanti allusioni da parte di Berlusconi a proposito delle voci di una liaison con Massimo Cacciari: in quell'occasione Berlusconi disse dell'allora presidente di turno dell'Unione Europea Andres Fogh Rasmussen: «E' il primo ministro più bello d'Europa, penso di presentarlo a mia moglie perché è anche più bello di Cacciari». Alla showgirl Aida Yespica Berlusconi disse: «Io con te andrei ovunque». E di Mara Carfagna disse: «Se non fossi già sposato me la sposerei». Per questa battuta la moglie Veronica chiese ed ottenne le scuse pubbliche da Berlusconi.
Questa battute del playboy incallito, quale Berlusconi stesso si è sempre dichiarato, non sono per niente piaciute a Paola Concia, una delle firmatarie della denuncia alla Ue. Berlusconi manda un messaggio culturale devastante. Non ha senso fare i decreti antistupro, se poi della donna si dà costantemente un'immagine mercificata, offensiva, degradante.
Berlusconi è il campione dell'otto marzo ridicolizzato.

24 febbraio 2009

Mills condannato, Veltroni si dimette

E' ben strana l'Italia. Viene condannato l'avvocato Mills che è stato corrotto dal capo della maggioranza Berlusconi, si dimette il capo dell'opposizione Veltroni. In questo modo vengono percepiti all'estero i fatti avvenuti in Italia nei giorni scorsi. Lo ha scritto Alexander Stille su la Repubblica.
Berlusconi aveva dato al suo avvocato inglese David Mills 600mila dollari per farlo mentire davanti ai giudici non dicendo la verità sui conti esteri della Fininvest. Di questo si era autoaccusato lo stesso Mills. Berlusconi viene iscritto tra gli indagati per corruzione in atti giudiziari. Le legge Alfano, approvata con tempestività, salva Berlusconi dal processo. La sentenza di primo grado condanna Mills, rimasto unico imputato, a 4 anni e mezzo di carcere per corruzione in atti giudiziari.
In qualsiasi altra parte del mondo civile, Berlusconi sarebbe stato chiamato a dimettersi da presidente del consiglio. Ma non in Italia.
La morale civile è stata cancellata dalla coscienza degli italiani. Berlusconi ha contribuito pesantemente a cancellare la morale nell'opinione pubblica. La maggioranza degli italiani è diventata amorale. Anche stampa e televisione ne sono rimaste condizionate. I giornalisti tacciono o scientemente sottovalutano notizie sgradevoli per Berlusconi.
Ovviamente la coincidenza della dimissioni di Veltroni da segretario del Partito Democratico con la condanna di Mills è puramente casuale. Veltroni non ha più retto alle guerre interne del Pd. Il progetto da lui avviato si è dimostrato velleitario nei fatti. Io, come tanti altri appartenenti ai Democratici di Sinistra, non ho mai aderito a quel progetto. Ho sempre pensato che Veltroni abbia sbagliato a lasciare la carica di Sindaco di Roma per diventare segretario del Pd.
Ma tornando a Mills e Berlusconi, io non mi rassegno al degrado delle coscienze degli italiani. Sono sicuro che ci si ravvederà. Berlusconi non è eterno. Spero che scompaia dalla scena politica italiana quanto prima. Nell'interesse di tutti.

19 febbraio 2009

Inchiesta Massari sul Brigantaggio, a cura di Tommaso Pedio

Il libro, come scrive nell’introduzione Tommaso Pedio, ripresenta un contributo documentario sulla società italiana negli anni immediatamente successivi all’Unità. Sono raccolte le lettere scritte da Aurelio Saffi alla moglie in occasione del viaggio fatto nel 1863 nelle province meridionali dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio, alcuni articoli pubblicati nello stesso anno da Saffi, uno scritto dell’avvocato Pietro Rosano indirizzato ai componenti della Commissione d’inchiesta, la relazione della Commissione d’inchiesta letta dal deputato Giuseppe Massari alla Camera dei Deputati a Torino nella seduta segreta del 3 maggio 1863, l’altra relazione letta dal deputato Stefano Castagnola nella seduta segreta del 4 maggio 1863, una replica alla relazione Massari pubblicata su “La Civiltà Cattolica” dei Gesuiti sempre nel 1863.
La Commissione d’inchiesta sul Brigantaggio meridionale fu nominata dalla Camera il 22 dicembre 1862, su richiesta dell’allora Governo di Destra, per smentire le conclusioni cui era pervenuta una precedente Commissione che era stata nominata il 28 novembre dello stesso anno. La relazione di quest’ultima Commissione era stata elaborata e letta in seduta segreta dal deputato lombardo Antonio Mosca. In essa si sosteneva che il brigantaggio dell’Italia meridionale era una vera e propria rivolta dei ceti subalterni contro la borghesia terriera che aveva accettato l’annessione al Piemonte perché convinta che il nuovo regime le avrebbe lasciato le terre arbitrariamente usurpate. La miseria quindi aveva spinto i contadini alla rivolta e all’odio contro i ricchi galantuomini. Per superare questi contrasti bisognava avere il coraggio di togliere la terra agli usurpatori e distribuirla ai contadini che ne avevano diritto.
Questa conclusione non poteva essere gradita all’allora classe dirigente. I deputati meridionali, moderati o democratici, fautori o oppositori del Governo, erano essi stessi usurpatori delle terre demaniali. Il Governo, quindi, non poteva mettersi contro la borghesia meridionale.
Gli obiettivi della seconda Commissione sul brigantaggio erano già stati fissati quindi prima della sua nascita e prima del viaggio nell’Italia meridionale. La Commissione era nella sostanza filogovernativa. Entrarono a far parte della Commissione nove deputati appartenenti ai diversi gruppi parlamentari, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Il viaggio della Commissione nel Meridione durò circa un mese nel febbraio/marzo 1863. Fu ascoltata soltanto la voce dei galantuomini filogovernativi, non furono ascoltati i briganti sfuggiti alla fucilazione presenti nelle carceri, non furono ascoltate le vedove e le madri dei briganti, non furono ascoltati i cosiddetti manutengoli fiancheggiatori dei briganti, non fu ascoltato il popolo del sud.
Il Massari con la sua relazione si industriò a non irritare né i moderati, né i democratici, né il Governo, né l’opposizione. Pur riconoscendo lo stato di profonda miseria in cui vivevano i braccianti e i contadini, si guardò bene dal porre fra le cause del brigantaggio l’egoismo e le prepotenze dei galantuomini, ridusse il tutto, a suo dire, al malgoverno degli spodestati Borbone e all’ignoranza, fanatismo e superstizione religiosa degli abitanti nelle campagne meridionali. Il brigantaggio venne declassato a volgare delinquenza comune, fomentata ed orchestrata dai sostenitori dei Borboni reazionari e retrivi, i quali ricevevano da Francesco II ordini e disposizioni e dalla Curia Romana uomini e denaro al fine di restaurare a Napoli l’antico regime.
La lunga relazione Massari è divisa in sei capitoli, che illustrano le cause ed il carattere del brigantaggio, la responsabilità del potere centrale, la religione politica, la carenza e disorganizzazione nella lotta contro il brigantaggio, nuovi sistemi da adottare, progetto di legge speciale sul brigantaggio. Gli assunti dei titoli sono vaghi e potrebbero portare indifferentemente a conclusioni opposte. Il Massari arriva alla conclusione che è questione completamente oziosa sforzarsi di capire se il brigantaggio possa avere carattere sociale, essendo evidente che esso viene adoperato e sfruttato dai filoborbonici per fini prettamente politici.
In tutta la relazione viene apertamente fuori l’odio e la supponenza dei piemontesi e dei filopiemontesi contro gli abitanti del sud che lottano per la loro sopravvivenza morale e fisica. Ecco come sono definiti i meridionali, briganti o no: “misero ceto, orde di masnadieri, infame banda, assassini, ladri, saccheggiatori, crudele flagello, contadiname, tristi, superstiziosissimi, predoni, volgari e miserabili scellerati, orde brigantesche, uomini lordi di sangue e macchiati dei più atroci delitti, facinorosi, malfattori, avventurieri e ribaldi di ogni risma, malviventi, abbietti, codardi, cannibali, belve selvagge, rotti ad ogni lascivia e turpitudine, pronti ad ogni delitto, bevitori di sangue, mangiatori di carni umane, sbandati, sanguinarie comitive, vera immondizia di plebe, volgari delinquenti, renitenti, disertori, masnadieri campestri, sciagurati”. Così venivano descritti i nostri padri meridionali dal Massari.
Un’affermazione della relazione giustifica la feroce ed inumana repressione perpetrata in quegli anni dai piemontesi contro l’intero popolo meridionale: «Il brigantaggio è una vera guerra, anzi è la peggior sorta di guerra che possa immaginarsi; è la lotta tra la barbarie e la civiltà», dove ovviamente i barbari erano i meridionali ed i civili i piemontesi. Quelle parole riecheggiamo ancora oggi a giustificazione delle barbare ed inumane guerre dei popoli ricchi contro i popoli poveri.
La relazione Massari si chiude con il progetto di una legge sul brigantaggio di ventinove articoli, proposta a maggioranza dalla Commissione d’inchiesta. In realtà poi la legge che viene approvata con procedura d’urgenza dal Senato nella seduta del 6 agosto contiene solo nove articoli. E’ la famigerata legge Pica, pubblicata il 15 agosto 1863. Viene assegnata ai Tribunali Militari la competenza per i reati di brigantaggio, si sancisce la fucilazione per chi oppone resistenza a mano armata, la condanna ai lavori forzati a vita per chi aiuta i briganti con notizie e viveri, il domicilio coatto per gli oziosi, i vagabondi, i sospetti, i manutengoli ed i camorristi.
La relazione del deputato Castagnola, attraverso la lettura dei verbali di alcuni processi che venivano celebrati in quegli anni, mira a dimostrare che complici ed istigatori del brigantaggio sono Francesco II ed i comitati borbonici residenti a Roma, insieme al governo pontificio. Si parla tra l’altro della congiura di Frisa, del processo Bishop, dei processi contro la banda Pilone, contro il parroco Mancinelli, contro la principessa Barberini-Sciarra, contro monsignor Frapolla vescovo di Foggia, contro la banda del sergente Romano.
A chiusura del libro viene riportato un appassionato intervento della “Civiltà Cattolica”, con il quale si smonta l’intero apparato accusatorio della relazione Massari. Da altra fonte sappiamo che l’intervento è costituito da due articoli pubblicati sulla “Civiltà Cattolica” il 5 ottobre 1863 ed il 7 novembre 1863, a firma del gesuita padre Carlo Piccirillo.
Si sostiene che la causa principale del Brigantaggio sia politica e che esso non sia altro che la difesa della propria indipendenza. L’odio alla bandiera piemontese, la fedeltà a Francesco II che li aveva capitanati a Capua e a Gaeta, il disappunto nel vedere la propria patria caduta in mano ad uno Stato straniero, porta i Briganti ad affrontare una vita piena di stenti, di fatiche, di privazioni, di rischi, fino al sacrificio della propria vita, come per moltissimi avvenne.
La differenza tra i piemontesi ed il popolo meridionale, che ha nei cosiddetti briganti la propria mano armata, è che i primi sono venuti al Sud per rapinare un bene non loro, mentre il secondo vuol recuperare quel bene. Così scrive la “Civiltà Cattolica”: «Il ladro che m’entra in casa, e in parte sostenuto dalla violenza delle proprie armi, in parte aiutato dal tradimento de’ miei servitori, me ne caccia spietatamente, e vi asside padrone in luogo mio, qual diritto potrà invocare in favore suo se quindi a poco, rifatto animo e messomi in forze, io vengo ad assalirlo nella mal occupata casa, e cacciarlo dal non suo nido?»
I vinti riprendono cuore, conclude l’articolo della “Civiltà Cattolica”, ed aspettano d’ora in ora un’occasione favorevole per rinfrancarsi. Sono stati gli errori e le prepotenze dei vincitori piemontesi a generare il Brigantaggio, sono quegli errori e quelle prepotenze che faranno aumentare sempre più gli oppositori, fino al trionfo.
Sappiamo ora che la storia andò diversamente, ma i nostri padri Briganti meritano rispetto. Speriamo che prima o poi la Storia dia loro ragione.
Rocco Biondi

Tommaso Pedio, Inchiesta Massari sul Brigantaggio, Relazioni Massari-Castagnola, Lettere e scritti di Aurelio Saffi, Osservazioni di Pietro Rosano, Critica della “Civiltà Cattolica”, Lacaita Editore, Manduria 1998, pp. 372

1 febbraio 2009

Pranzo di ferragosto, film di Gianni Di Gregorio

Terzo film del Cineforum Grottaglie 2009

I vecchi non sono da buttare. Anche se si cerca di scaricarli, almeno per qualche tempo, per riconquistare un po' di libertà. C'è chi li accoglie, anche se controvoglia. E loro, i vecchi, sono ancora capaci di sorprenderci con il loro attaccamento alla vita, con la loro capacità di fare amicizia, con la loro ricerca ancora di qualche piccolo piacere. Il protagonista Giovanni ha la capacità di accoglierle ed accudirle con amore. Le vecchie signore del pranzo di ferragosto sono tutte attrici non professioniste e la loro naturalezza permette al film di svolgersi in un'aura genuina e neorealista.

Trama
Gianni, un uomo di mezz’età, figlio unico di madre vedova, vive con sua madre in una vecchia casa nel centro di Roma. Tiranneggiato da lei, nobildonna decaduta, trascina le sue giornate fra le faccende domestiche e l’osteria. Il giorno prima di Ferragosto l’amministratore del condominio gli propone di tenere in casa la propria mamma per i due giorni di vacanza. In cambio gli scalerà i debiti accumulati in anni sulle spese condominiali. Gianni è costretto ad accettare. A tradimento, l’amministratore si presenta con due signore, perché porta anche la zia che non sa dove collocare. Gianni, travolto e annichilito dallo scontro fra i tre potenti caratteri, si adopera eroicamente per farle contente. Accusa un malore e chiama un amico medico che lo tranquillizza ma, implacabile, gli lascia la sua vecchia madre perché è di turno in ospedale. Gianni passa ventiquattr’ore d’ inferno. Quando arriva il sospirato momento del congedo però le signore cambiano le carte in tavola...

Regia: Gianni Di Gregorio
Paese: Italia Anno: 2008
Durata: 75'
Genere: commedia
Distribuzione: Fandango
Data di uscita: 05.09.2008

Interpreti e personaggi
Gianni Di Gregorio: Giovanni
Valeria De Franciscis: donna Valeria, madre di Giovanni
Alfonso Santagata: Luigi, l'amministratore di palazzo
Luigi Marchetti: Vichingo
Marina Cacciotti: madre di Luigi
Maria Calì: zia Maria
Marcello Ottolenghi: medico dottore
Grazia Cesarini Sforza: Grazia, madre del dottore
Petre Rosu: senza casa

Premi
Mostra del Cinema di Venezia 2008: Leone del futuro - Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis"

Pranzo di Ferragosto - Trailer e Video del Film

27 gennaio 2009

La Chiesa ha perso la memoria

Papa Ratzinger riammettendo nella Chiesa i lefebvriani, e tra essi il negazionista monsignor Richard Williamson, si è iscritto al clan degli «assassini della memoria». Monsignor Lefebvre ed i suoi seguaci erano stati scomunicati nel 1988 da papa Giovanni Paolo II perché si erano schierati contro la dichiarazione della Chiesa sulla libertà religiosa e contro l’apertura verso l’ebraismo, libertà ed apertura volute dal Concilio Vaticano II. La memoria della Shoah subisce un’offesa diretta e frontale con questa decisione di papa Ratzinger.
Il vescovo Williamson, in una intervista al canale televisivo svedese Svt1, ha dichiarato che «le camere a gas naziste non sono mai esistite e che gli ebrei uccisi da Hitler non sarebbero stati sei milioni ma “solo” due o trecentomila». Queste affermazioni riecheggiano le spudorate pseudoteorie di David Irving, che ha sostenuto che «le camere a gas ad Auschwitz erano false e che erano state costruite nel 1948 per i turisti», che «Hitler era il migliore amico degli ebrei e senza di lui lo Stato di Israele non esisterebbe», che Auschwitz è «una Disneyland per turisti». Papa Ratzinger, revocando la scomunica a Williamson, nei fatti ha convalidato queste assurdità.
In Germania, patria di Ratzinger, la conferenza episcopale, le organizzazioni di base dei fedeli e i teologi sono scesi in trincea contro lo scivolone della Curia romana.
Il teologo ribelle Hans Kung sostiene che nella Chiesa romana di Ratzinger è in atto una generale restaurazione. Gli ultimi eventi sarebbero un segno del continuo irrigidimento del Vaticano e di una sua continua marcia indietro. Il Papa si sarebbe chiuso in un suo mondo appartato, lontano dagli uomini. Frutto di questo isolamento sarebbero le posizioni vaticane sulla morale sessuale, sulla cura pastorale delle anime, sulla contraccezione. Le pompose cerimonie nascondono un vuoto di idee. La Chiesa forse sta perdendo l’anima.
Tornando al negazionismo possiamo affermare che esso è una menzogna che dietro un’apparenza pseudo scientifica copre la sua vera origine: l’antisemitismo. La Chiesa del Vaticano II invece sosteneva che «gli Ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura». Gli Ebrei hanno diritto di cittadinanza come tutti gli altri uomini.
Ma venendo ai fatti dei nostri giorni, pur schierandomi anche dalla parte degli ebrei, non posso assolutamente accettare quello che gli israeliani stanno facendo contro i palestinesi. Non si può annientare con la forza un popolo, nascondendosi dietro l’alibi che in quel popolo vi sono dei terroristi. Ma chi è più terrorista: Israele o Hamas?

18 gennaio 2009

Un bacio romantico, film di Kar Wai Wong

Secondo film del Cineforum Grottaglie 2009

Grandissima maestria nell’uso del mezzo cinematografico per narrare delle storie banali, quasi macchiettistiche. Il regista cinese gira in America un film per gli americani, utilizzando vecchi stereotipi: il road movie, la giocatrice dal finto cuore di pietra, l'ubriacone dal cuore d'oro, il barista confidente. La recitazione degli attori però è ad alto livello, piacevolissima quella della protagonista: la cantante Norah Jones, per la prima volta sullo schermo. Accattivante la qualità dei movimenti della macchina da presa, che assecondano gli stati d’animo dei protagonisti. Molto riduttiva la traduzione in italiano del titolo. Non tutte le storie del film sono a lieto fine.

Trama
Dopo la dolorosa rottura di una relazione, Elizabeth (la cantante Norah Jones al debutto cinematografico) parte per un viaggio attraverso l'America. Si lascia alle spalle un bagaglio di ricordi, un sogno e un nuovo amico (il proprietario di un caffè interpretato da Jude Law) e va in cerca di una cura per il suo cuore spezzato. Durante il viaggio, Elizabeth lavora come cameriera e fa amicizia con diversi clienti - fra i quali un poliziotto tormentato (David Strathairn) e sua moglie che l'ha lasciato (Rachel Weisz), e una sfortunata giocatrice d'azzardo (Natalie Portman) con un grosso debito da saldare. Attraverso questi nuovi incontri Elizabeth arriva a conoscere i veri abissi della solitudine e dell'infelicità umana e capisce che il viaggio rappresenta solo l'inizio di una completa esplorazione del proprio io.

Crediti
Regia: Kar Wai Wong
Sceneggiatura: Kar Wai Wong, Lawrence Block
Fotografia: Darius Khondji
Musiche: Ry Cooder, Shigeru Umebayashi
Montaggio: William Chang
Produttore: Damien Saccani, Mark Vahradian

Interpreti e personaggi
Norah Jones : Elizabeth
Jude Law : Jeremy
Rachel Weisz : Sue Lynne
Natalie Portman : Leslie
David Strathairn : Arnie Copeland
Chan Marshall : Katya

Note
Titolo originale: My Blueberry Nights
Lingua originale: Inglese
Paese: Francia/Cina/Hong Kong
Anno: 2006
Durata: 90 min
Genere: drammatico, romantico

FILM D'APERTURA AL 60^ FESTIVAL DI CANNES (2007).

Sito ufficiale
Trailer

11 gennaio 2009

La banda, film di Eran Kolirin

Primo film del Cineforum Grottaglie 2009

Film di poesia con vena di umorismo sottile e pungente. Si fa seguire e coinvolge. Opera prima di un regista israeliano, che volutamente ignora la guerra arabo-israeliana. Scrive Eran Kolirin: «Molti film affrontano le ragioni del perché non esiste la pace in Israele, nel mio film invece ho posto la questione del perché ci sia bisogno della pace». I luoghi e i personaggi sono quasi atemporali, vengono evitati riferimenti a date e situazioni precise. Noi spettatori, che abbiamo negli occhi e nella mente la tragedia di questi giorni dei bombardamenti israeliani sulla palestinese Striscia di Gaza, pensiamo che se nella finzione otto suonatori egiziani sono riusciti a far amicizia con degli israeliani frequentatori di un bar, forse nella realtà c'è ancora posto per un sogno di pace, per porre definitivamente fine al conflitto israelo-palestinese.

TRAMA
La banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto viene invitata a suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina israeliana. All'aeroporto di Tel Aviv non c'è nessuno ad attendere il gruppo di musicisti, così il pragmatico direttore d'orchestra e colonnello Tewfiq decide di raggiungere il luogo con un autobus locale. Arrivato nella remota e desertica cittadina (una sorta di Las Vegas spoglia di luci scintillanti, giochi e schiamazzi) capisce che, per un difetto di pronuncia, ha sbagliato destinazione. Non si trova nella moderna Petah Tikva, bensì nell'arida Bet Hatikva. Poiché non c'è modo di andarsene da lì (c'è una sola corriera che passa una volta al giorno) gli otto egiziani sono costretti ad accettare l'ospitalità di Dina, la bella proprietaria dell'unico ristorante del posto.

CAST
Regia e Sceneggiatura: Eran Kolirin
Attori: Ronit Elkabetz (Dina), Sasson Gabai (Tewfiq), Uri Gavriel, Imad Jabarin, Ahuva Keren,
Rubi Moskovitz, Khalifa Natour (Simon), Eyad Sheety, Saleh Bakri (Haled)
Genere: Commedia
Distribuzione: Mikado Film
Musiche: H. Shehadeh Hanna
Fotografia: S. Goldman
Montaggio: A. Lahav Leibovitz
Titolo originale: Bikur Ha-Tizmoret
Nazione: Israele / Francia
Anno: 2007
Durata: 90′

PREMI
Ha ricevuto premi in molte rassegne di fim, da Gerusalemme a Tokyo, da Atene a Sarajevo a Copenaghen. E pure a Cannes, dove ha vinto il premio “Coup de coeur” della sezione “Un certain regard”.

Guarda il trailer

10 gennaio 2009

Cineforum Grottaglie 2009 - Programma

CINECIRCOLO “MONTICELLO”
Padri Gesuiti - Via K. Marx, 1 - Grottaglie (TA)

CINEFORUM 2009
"Nel mondo vi sono chissà quante varietà di lingue e nulla è senza un proprio linguaggio, ma se io non conosco il valore del suono, sono come uno straniero per colui che mi parla, e chi mi parla sarà come uno straniero per me " (dalla prima lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi; 14,10- 11)

PROGRAMMA
11 Gennaio - La banda - Eran Kolirin
18 Gennaio- Un bacio romantico - Wong Kar Wai
25 Gennaio - Pranzo di ferragosto - Gianni Di Gregorio
1 Febbraio - Il falsario - Operazione Bernhard - Stefan Ruzowitzhy
8 Febbraio - Vogliano anche le rose - Alina Marazzi
15 Febbraio - Sangue Pazzo - Marco Tulio Giordana
1 Marzo - Mamma mia - Phylida Lloyd
7 Marzo - La classe - Laurent Cantet
15 Marzo - Juno - Jason Reitman
22 Marzo - Colpo d'occhio - Sergio Rubini
29 Marzo - I demoni di S. Pietroburgo - Giuliano Montaldo
5 Aprile - Cous cous - La graine et le mulet - Abdel Kechiche

Il programma può subire variazioni per motivi indipendenti dalla volontà degli organizzatori.

QUOTE SOCIALI: Giovani (16-25-anni) €.23,00 - Adulti €. 28,00
Unica proiezione: ore 18:30 - eccetto quella del 22 marzo che inizierà alle ore 16,30. Teatro "Monticello" dei Padri Gesuiti - Va K. Marx,1 - Grottaglie

PRESENTAZIONE
All’inizio di questo 2009, anno critico che ci trova tutti più poveri, confusi, preoccupati per il futuro, siamo ancora qui con voi, cari amici spettatori, per vivere serenamente insieme le domeniche invernali. La potenza e il fascino dell’immagine, come sempre, ci porteranno in realtà diverse, in diverse percezioni dei problemi del nostro tempo, con cui avremo modo di misurarci, confrontarci e quindi dubitare delle nostre certezze o trovare conferma alle nostre convinzioni.
Il pensiero di San Paolo, riportato in apertura del programma, ci induce a sperare che possiamo tutti conoscere il valore del suono, in modo tale che ciascuno di noi, nel momento in cui parla all’altro e l’altro a lui, non si senta solo, straniero nell’impossibilità di comunicare con i propri simili.
Un augurio affettuoso per un sereno 2009 da tutti i responsabili del Cinecircolo Monticello.
I responsabili

31 dicembre 2008

2008: un anno nero

L’elezione del nero Barak Obama a presidente degli Stati Uniti d’America ha aperto uno spiraglio di luce nel buio mondiale di oggi. Oltre a rappresentare i “normali”, rappresenta i diversi, i più deboli, gli immigrati, i senza tetto, i disoccupati, quelli di religione diversa dalla nostra, chi ha perso il posto di lavoro, chi non riesce con i soldi che ha ad arrivare alla fine del mese, i ricercatori che sono costretti ad emigrare per poter lavorare, quelli che non rubano, quelli che aiutano gli altri a star meglio, le donne violentate, quelli che hanno un colore della pelle diversa dalla nostra, i nostri sogni che non riusciamo a realizzare. Tutti sperano che Obama possa fare miracoli, come un Messia laico: dar da mangiare agli affamati, curare i malati, posti di lavoro ai disoccupati, ordinazioni alle industrie, soldi alle banche. Ma i miracoli sono rari o forse non esistono. Gli americani però hanno avuto coraggio, si sono e ci hanno regalato un sogno.
Ma in contrapposizione a questo nero positivo, il 2008 ci ha lasciato un anno di nero buio negativo.
Gli israeliani stanno massacrando i palestinesi abitanti nella striscia di Gaza, con bombardamenti aerei indiscriminati, uccidendo anche donne e bambini. Dicono di voler annientare i terroristi di Hamas. Ma non potranno mai riuscirci. Hamas è un movimento politico che ha vinto le elezioni e rappresenta la maggioranza del mondo palestinese. Se gli attivisti di Hamas sono terroristi, allora tutti i palestinesi sono terroristi, e ciò non può essere vero. Ritengo invece che l’operazione “Piombo fuso” abbia come obiettivo quello di svuotare gli arsenali dell’industria bellica israeliana, per produrre nuove armi sempre più sofisticate. L’industria delle armi da guerra è forse la più fiorente attività economica israeliana. L’arsenale bellico di Hamas invece è costituito da poveri razzi Qassam, mortai imprecisi e migliaia di volontari pronti a morire. La sproporzione è enorme. E’ come se ad uno che ti dà un pugno tu gli spari in fronte. Nella striscia di Gaza si combatte la biblica battaglia di Golia israeliano contro Davide palestinese. Nel racconto biblico a vincere fu Davide, che prima tramortì Golia con una pietra lanciata da una fionda e poi lo uccise con la sua stessa spada. Non sempre vincono i più forti.
Il 2008 ci ha lasciato una delle più gravi crisi economiche mondiali dell’era contemporanea. Le grandi società economiche sono in crisi, quelle automobilistiche, quelle bancarie, quelle edilizie. Gli speculatori di Borsa stanno bruciando ingenti capitali. Ma la crisi è anche ambientale, culturale, politica, morale. Le conseguenze su di noi poveri e singoli consumatori sono pesanti. Il capitalismo senz’anima ha fallito.
All’Italia il 2008 ha riportato la grande sventura della vittoria di Berlusconi nelle elezioni di primavera. Il buio è pesto. Metà degli italiani ne sono consapevoli, l’altra metà ne è inconsapevole. L’attuale maggioranza di Governo, più che porre attenzione a migliorare le condizioni di vita dei cittadini italiani, è impegnata a risolvere i problemi giudiziari del Cavaliere. In Italia la democrazia reale è in pericolo. Il cielo è sempre più nero. Il buio italiano potrà cominciare a diradarsi quando Berlusconi scomparirà definitivamente dalla scena politica italiana.

24 dicembre 2008

Newsweek: il Berlusca non c’è

Il settimanale americano Newsweek ha stilato la lista dei 50 personaggi più potenti al mondo. A conferma di quello che noi pensiamo, che il Berlusca nello scacchiere mondiale valga quanto il due di bastone a briscola e cioè niente, il nostro PresDelCons non vi compare per niente. Per questo affronto, Lui è incazzato nero. A nulla sono valse le corna fatte al ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué durante la foto ricordo di una riunione della comunità europea, il cucù alla Merkel nel vertice italio-tedesco di Trieste, la corte alla presidente della Finlandia, le barzellette raccontate in giro per il mondo. Niente da fare, a Berlusconi nemmeno uno strapuntino come buffone di corte dell’intero mondo. E Lui si vendica minacciando di farsi eleggere Presidente unico ed assoluto dell’Italia unita.
Tutti gli altri paesi del G8 hanno loro rappresentanti nella classifica, manca solo l’Italia, per (de)merito di Berlusconi. Il presidente francese Sarkozy si è addirittura piazzato al 3° posto, dopo il presidente-eletto degli Usa Barack Obama (1°) ed il presidente cinese Hu Jintao (2°). Il capo della Chiesa cattolica romana, Papa Benedetto XVI Ratzinger, ospitato in territorio italiano, conquista un modesto 37° posto. Molto vicino al 42° posto del terrorista globale, leader di Al-Qaeda, Osama bin Laden. Il premier britannico Gordon Brown si piazza al 7° posto. All’8° posto la premier tedesca Angela Merkel.
Complessivamente le donne presenti in lista, compresa la già citata Merkel, sono solo sette: il prossimo segretario di Stato Usa Hillary Clinton (13°), il presidente del Partito del Congresso indiano Sonia Gandhi (17°), la moglie di Bill Gates Melinda Gates (23°), il presidente della Camera dei rappresentanti Usa Nancy Pelosi (24°), il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della salute Margaret Chan (44°), la regina dei talk-show tv Usa Oprah Winfre (47°). Pure le donne hanno annullato Berlusconi.
Se vuole contare qualcosa nel mondo, all’Italia urge liberarsi per sempre del Berlusca.

21 dicembre 2008

PD fusione a freddo

Certamente non farò come Berlusconi e i berlusconiani che, non essendo del Pd, pretendono di dettare i comportamenti che i “democratici” italiani devono tenere. Tantomeno voglio dare consigli. Sono interessato invece a che il Pd, la più grande forza della sinistra e attualmente l’unica presente nel Parlamento, esca dalle secche in cui si trova e prenda il largo, nell’interesse di tutta la sinistra e di tutti i democratici che vogliono far uscire per sempre l’Italia dall’involuzione e dal pericolo berlusconiani.
Quando dalla fusione a freddo tra Ds e Margherita nacque il Pd, io non vi entrai e segui Mussi nella Sinistra Democratica. Ma noi, insieme a tutti gli altri della cosiddetta sinistra radicale, abbiamo fatto una brutta fine. Come tanti altri, illudendomi di poter battere Berlusconi, votai Veltroni. Con conseguente doppia fregatura: Berlusconi vinse e noi della sinistra sparimmo dal Parlamento.
Ed ora che fare? Ipotesi e proposte sono tante e confuse. Una cosa però è certa. Finché andremo divisi e sparpagliati continueremo a perdere, lasciando per sempre l’Italia in mano al berlusconismo e condannandoci all’opposizione eterna.
Dopo aver auspicato che finiscano le guerre tra i big di sempre all’interno del Pd, pensiamo a trovare le medicine adatte per rivitalizzare noi della sinistra “radicale”. O moriremo tutti e per sempre.

13 dicembre 2008

Uniti contro la Carfagna

Se mi fossi trovato a Roma oggi sarei stato in Piazza Farnese. A manifestare contro il Disegno di legge recante “Misure contro la prostituzione”, promosso dal Ministero per le pari opportunità di Mara Carfagna. Erano presenti prostitute, gay, trans, operatori di strada, associazioni laiche e cattoliche. Contro il perbenismo di facciata e controproducente dell’attuale governo. “E' la loro morale che inquina le strade”, recitava uno striscione.
Il ddl, nelle intenzioni e nelle dichiarazioni della Carfagna, avrebbe voluto essere un “durissimo schiaffo” alla prostituzione. Nei fatti è un ritorno alle “case chiuse” di prima della Legge Merlin. La prostituzione non la si vuol far scomparire, la si vuol solo nascondere. «La tipica logica che porta a spazzare l’immondizia sotto il tappeto», ha detto Andrea Morniroli dei “Cantieri sociali”. E comunque sull’equazione “prostituzione uguale immondizia” si dovrebbe forse riflettere.
E’ stato gioco facile rinfacciare alla Carfagna la sua doppia morale; lei il suo corpo ha potuto venderlo posando nuda sui calendari, non possono venderlo invece le prostitute. Sono state vendute delle t-shirt con una foto del calendario dell'allora soubrette Mara Carfagna, sottotitolate: “Che orrore vendere il proprio corpo”. Sergio Ravasio di “Certi diritti” ha detto: «Il ministro Carfagna dovrebbe essere più coerente. Non può dire, in tono ripugnante, che non bisogna vendere il proprio corpo, quando in passato ha posato nuda per calendari».
Ci opponiamo al ddl della Carfagna perché con esso si vuole costringere le persone ad esercitare la prostituzione al chiuso, dove è più difficile difendersi dalla violenza e dove aumenta la precarietà. Con la sua impostazione esclusivamente repressiva toglie ogni prospettiva futura per chiunque voglia abbandonare la prostituzione. Chi esercita la prostituzione si vedrà drasticamente ridotte le possibilità di accedere all’assistenza e protezione sociale in quanto sarà sempre più irraggiungibile dagli operatori sociali ma anche dalle forze dell’ordine. Il ddl, criminalizzando la prostituzione, aumenta la stigmatizzazione e il pregiudizio verso chi la pratica, esponendo le persone a violenze, persecuzioni, discriminazioni e maggior emarginazione. Si limita la libertà, l’autodeterminazione e si ledono i diritti delle persone.
La prostituzione potrebbe sembrare un fatto marginale, ma forse non lo è se in Italia sono 9 milioni gli uomini che comprano sesso e 70 mila le prostitute che lo offrono.
In Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone socialmente più deboli, facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che continua ad impoverirsi sempre più e non solo economicamente.
La “sicurezza” sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più deboli, idiversi e gli stranieri, nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni. Sulla paura e sull’insicurezza si costruiscono campagne che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le cause cercando semplicemente di eliminarne gli effetti.

11 dicembre 2008

Prima uomini poi briganti - Borges

La vigilia e la festa dell’Immacolata le ho passate sulle tracce dei briganti. Con l’amico avv. Vito Nigro, domenica 7 eravamo a Filiano, in provincia di Potenza, dove nella serata, presso la biblioteca comunale, partiva una settimana dedicata al brigantaggio. L’accattivante titolo del programma era “Prima uomini poi briganti, l’altro volto del Brigantaggio”. Questo tema è stato appunto trattato nel Convegno tenutosi domenica 7, dove hanno relazionato Pietro Golia, Costantino Conte, Valentino Romano, Edoardo Vitale. Tutti amici e studiosi che sono passati, tra i tanti altri, nelle tre settimane di studio sul brigantaggio meridionale, che abbiamo tenute negli anni scorsi a Villa Castelli (Brindisi). La nostra idea di una settimana intera dedicata ai briganti meridionali, nostri antenati che hanno dato la vita per la loro e nostra sopravvivenza di meridionali, sta facendo scuola. Ne siamo immensamente felici, e ci auguriamo che queste settimane si moltiplichino su tutto il territorio nazionale. I nostri padri briganti se lo meritano. Rivalutiamo il loro sacrificio e diamo il nostro contributo a riscrivere la storia che portò all’unità d’Italia, facendo conoscere anche le loro ragioni. Qualcuno ha scritto a proposito del brigantaggio meridionale: «Un popolo intero assumeva il titolo di brigante».
Lunedì 8 dicembre eravamo a Sante Marie, in provincia dell’Aquila, a circa 400 km da Filiano. A Sante Marie, nella cascina Mastroddi, il 7 dicembre 1861 fu arrestato dai piemontesi il generale legittimista José Borges, che il giorno successivo fu fucilato in una piazza di Tagliacozzo. Borges dalla Spagna era venuto nel meridione, per organizzare la rivolta contro i piemontesi, nella speranza di riportare i Borboni sul trono dell’ex Regno delle Due Sicilie. Da diversi anni ormai si celebra, attorno ad un cippo commemorativo nei pressi della cascina Mastroddi, il sacrificio di Borges. Organizzatore dell’evento è il neoborbonico “Comitato per la ricerca e la divulgazione della Verità storica”. I neoborbonici, anche se da un punto di vista molto di parte, sono attivamente e meritoriamente impegnati nella rivalutazione del brigantaggio meridionale. Il Sindaco di Sante Marie, nel suo intervento, affermava che Borges non era un brigante ma un soldato. Noi invece riteniamo che Borges sia stato un “brigante”, convinti che al termine brigante debba ormai essere data una connotazione positiva, nell’accezione di difensore degli oppressi del Sud.

7 dicembre 2008

Giù le mani da Internet

Berlusconi vuole regolamentare Internet. O forse l’affermazione di voler portare su questo tema una sua proposta al prossimo G8 è semplicemente frutto del suo narcisismo malato. Comunque bisogna vigilare. Internet è il più grande fenomeno mondiale dei nostri tempi. Chi si crede dio si sente autorizzato a dire la sua su di esso. E qualcuno potrebbe approfittare della stravaganza del barzellettiere di stato per tentare di mettere il bavaglio ad internet anche nei paesi “democratici” occidentali. Molti ne avrebbero interesse a farlo. A cominciare dal cavalier Berlusca, che farebbe oscurare tutti i siti e blog che parlano male di lui. In pratica quasi tutti quelli che si interessano di politica. Ma anche potentati economici potrebbero sperarne grandi vantaggi.
Nel mondo la mappa del controllo su internet è molto vario e frastagliato. La desumo da la Repubblica del 4 dicembre 2008. Si va dai paesi in cui vi è una censura totale, quali per esempio Bielorussia, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam. In Italia ed in molti altri paesi sono stati istituiti dei filtri che bloccano l’accesso a siti sospetti di attività criminali. All’estremo opposto si trovano gli Stati Uniti d’America dove è in preparazione una legge che si prefigge di aiutare i provider che denunciano pressioni censorie da stati stranieri.
In Italia comunque eludere i filtri censori non è illegale. Non esiste infatti nessuna norma che lo vieti. Gli unici obblighi previsti, con le relative sanzioni, sono per i provider, non per gli utenti.
L’uscita di Berlusconi ha suscitato la reazione contraria degli internauti. Il web è insorto. Gli interventi nei blog sono stati spietati. In Facebook, nel giro di poche ore, si sono formati gruppi affollatissimi in difesa della libertà in internet. Un eventuale controllo può nascere solo dall’interno dei fruitori, non imposto dall’esterno. Siamo contrari a qualsiasi tipo di censura esterna. Il web non può che essere democratico.