6 dicembre 2013

I briganti e la corte pontificia, di Emidio Cardinali

Ho finalmente terminata la fatica della lettura dei due volumi di Emidio Cardinali, pubblicati in Livorno dagli Editori Davitti con la data del 1862. Riportando però, alla fine del secondo volume, passi della relazione della Commissione d’inchiesta sul brigantaggio, letta dal deputato Massari nel Parlamento di Torino il 3 maggio 1863 e pubblicata negli Atti parlamentari il 9 agosto dello stesso anno, si suppone che il libro sia stato dato alle stampe alla fine del 1863.
     I briganti presenti nel titolo del libro di Cardinali sono solo un pretesto per scrivere contro il papato (Pio IX) e contro l’ex re delle Due Sicilie (Francesco II). Se si vogliono conoscere un po’ più approfonditamente i fatti del brigantaggio politico e sociale postunitario, anche se dal punto di vista piemontese e unitario, bisogna leggere altro.
     Per conoscere sia da che parte sta il Cardinali e sia il suo stile involuto di difficile lettura, leggiamo un passo del secondo volume, pagina 333: «La stagione dei fiori… nella primavera del 1862… e l’odorato profumo di quell’aere balsamico spirava il contagio mortale della polvere e de’ cadaveri insepolti di assassini bruttamente commisti alle salme benedette de’ martiri italiani immolati dalla ferocia barbarica dell’ultimo Borbone, in lega sacrilega col dominatore di Roma». Dove gli assassini sono i briganti meridionali, i martiri italiani sono i soldati piemontesi, l’ultimo Borbone è Francesco II, il dominatore di Roma è papa Pio IX. Notare anche le aggettivazioni con cui l’autore descrive i quattro protagonisti di quel periodo.
     Da alcuni passi del libro si apprende che Emidio Cardinali è romano, ha studiato nel seminario di Frascati, è stato ufficiale dell’esercito garibaldino, dal settembre 1859 è stato in esilio «balzato dal santuario pacifico dei suoi studi in una vita errante e penosa». Quando ha pubblicato il libro si trovava in esilio a Livorno.
     «Còmpito rigoroso della mia opera è la storia del brigantaggio dalla sua organizzazione presso la corte romana, col corredo di opportune riflessioni politiche», è l’incipit che rivela una lettura molto di parte del fenomeno, quella di un liberale acidamente anticlericale e antiborbonico. E comunque, come già detto, nell’economia generale del libro, al brigantaggio è riservato una spazio marginale, rispetto agli attacchi allo Stato pontificio, alla corte in esilio dell’ex Re delle Due Sicilie Francesco II, alla politica neutrale ed attendista del governo francese di Napoleone III.
     Riporto qui di seguito alcune osservazioni del Cardinali riguardanti il brigantaggio, tralasciando tutti gli altri temi.
     Il brigantaggio è un fenomeno endemico nel Napoletano, che ha infestato quelle provincie fin da remotissimi tempi. Cause ne sono state la configurazione del suolo per buona parte boschivo, la povertà degli abitanti che spingeva alla rapina e alle stragi, il gran numero di chi si trovava in quelle condizioni, la necessità di una gerarchia. «Il brigantaggio si eresse in sistema», scrive il Cardinali, e divenne camorra. Sono concetti ricorrenti in quegli anni, utilizzati per giustificare la repressione spietata ad opera dei piemontesi.
     Francesco II utilizzò e sfruttò i briganti per tentare di ritornare sul trono.
     Di Pontelandolfo e Casalduni il Cardinali, schierandosi apertamente con la ferocia dei piemontesi, scrive: «I due villaggi furono inesorabilmente condannati alle fiamme. Il nome di questi cannibali meritava esser abraso di mezzo al suolo italiano. Crollando le fondamenta de’ loro asili, doveva sperdersi anco la memoria di tanto misfatto».
     Nel libro del Cardinali sono trascritte, in italiano, le carte che il legittimista spagnolo José Borges portava con sé quando venne fucilato dai piemontesi l’8 dicembre 1861: la corrispondenza con il generale Clary, il memoriale, 6 lettere del generale Bosco, 5 lettere di una donna. Parte di questa documentazione era stata pubblicata poco prima da Marc Monnier, «che attesa la piccola mole del suo pregevole opuscolo quasi contemporaneo, poté precorrere la mia pubblicazione», scrive il Cardinali. A proposito del diario di Borges, dice il Cardinali: «Confesso che nel rifarmi più volte a leggere le sue memorie, ho pianto di compassione». Anche per lui le annotazioni di Borges costituivano un atto di accusa contro i briganti, così come i piemontesi avevano interesse a far credere. Anche se poi si contraddice quando afferma: «Egli (Borges) di fronte alla storia non potrà esimersi dal titolo di brigante».
     Contrariamente a quello che il governo piemontese voleva far credere, il Cardinali riteneva che: «Il brigantaggio poteva esser perseguitato, impedito ne’ suoi progressi, intralciato ne’ suoi progetti, ma spento non mai: le cagioni produttrici, dopo la sosta delle dispersioni, gli permettevano di ripullulare ad oltranza». Le cause del brigantaggio non erano estinte nella loro sorgente: la presenza di Francesco II a Roma e il potere temporale del papa che appoggiava e si alleava con il brigantaggio.

Emidio Cardinali, I briganti e la corte pontificia, Napoli 1971, Arturo Berisio Editore, Vol. I (pp. 580), Vol. II (pp. 460), ristampa edizione Editori L. Davitti e C. del 1862

1 commento:

Loreto Giovannone ha detto...

Purtroppo si legge sul brigantaggio post unitario una enorme quantità di notizie mal supportate da documenti veri, le teorie e analisi storiche che ne escono sono frutto del retaggio culturale e della colonizzazione culturale e storica degli invasori e di alcuni meridionali che per denaro, insegnamento universitario e carriere accademiche si "affratellarono" con loro. Purtroppo si guarda ancora con gli occhi deformati degli "altri". L'inquinamento e la deformazione da una sola parte ha ucciso decine di migliaia di persone, oggi continua a farlo. Per favore slettete di guardare il meridione con la versione di Villari e di molti altri, ci hanno raccontato una storia non vera, si sono presi le vite dei nostri avi e un po delle nostre. La realtà è peggiore di quella che vi è stata mostrata, smettete di pensare con i condizionamenti imposti dalla colonizzazione pedagogica e andiamo a leggere i documenti. I documenti degli archivi dicono il contrario di quanto affermato dal 99% degli autori. Il brigantaggio post unitario fu un vasto movimento politico di reazione è un fenomeno molto più complesso di quello raccontato fino ad ora e affatto primitivo che interessò larga parte della società civile. I briganti furono i "partigiani" del meridione.
Oggi molti continuano per interessi personali a cavalcare il retaggio storico consolidato, ci credo a 500 euro a conferenza, come fanno certi individui, quasi tutti lo farebbero.