28 febbraio 2006

Mario Luzi. Primo anniversario della morte

Ricorre oggi, 28 febbraio 2006, il primo anniversario della morte del poeta e senatore Mario Luzi. L'avvenimento sta passando quasi in sordina, se non fosse per il presidente Ciampi e la regione Toscana.
Ciampi ha scritto: «Luzi è stato un grande uomo, rimasto fino ai suoi ultimi giorni, vigile e attento ai valori della democrazia e della civiltà. Firenze insieme all’Italia tutta ricorda oggi con commozione uno dei suoi figli più illustri, voce poetica italiana tra le più insigni, alte e nobili della lirica del Novecento. Nominato senatore a vita per aver illustrato la patria con i suoi altissimi meriti, Luzi con la sua limpida purezza linguistica è stato uno dei maestri della nostra letteratura. Ha rappresentato un modello di intellettuale al pari dei grandi esempi fiorentini e italiani dell’umanesimo italiano».
La regione Toscana dedicherà una sala del Palazzo del Consiglio Regionale a Mario Luzi, dove verranno ospitati i "tesori" di Luzi. «Dedicare una sala a Luzi - ha affermato Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale della Toscana - è il nostro modo, da fiorentini e da toscani, per celebrare l'anniversario della sua morte, per ricordare la vastità della sua opera che lo ha reso un poeta emblematico di più stagioni e per far sì che il suo patrimonio continui a vivere e ci accompagni nella memoria».
La famiglia Luzi ha donato libri, carteggi e manoscritti inediti di Luzi a tre organismi istituzionali toscani: il Consiglio Regionale, il Gabinetto Vieusseux e il Comune di Pienza. Acquisterà così nuovo spessore il Centro studi «La Barca» di Pienza con il quale Luzi aveva intrattenuto una proficua collaborazione per oltre vent'anni.
Ma anche in questa occasione la destra italiana ha voluto distinguersi, tentando di vendicarsi del fatto che Luzi ha difeso con forza la Costituzione italiana dagli attacchi dell'attuale maggioranza di centro destra. Alla proposta di intitolare una via di Firenze a Luzi, la destra pretende in cambio che venga posta una targa a ricordo del ministro fascista Giovanni Gentile.
Luzi aveva detto: «Stiamo attraversando una fase che, con lo sconvolgimento della Costituzione, attacca lo Stato di diritto con leggi di pura convenienza personale e una gestione dello Stato che fa quotidianamente risaltare le conseguenze di un conflitto di interessi che non ha l'eguale in nessun altro Paese». Nonostante Luzi avesse 90anni era di una grande lucidità, che suscitava rabbiose reazioni. La destra non lo perdona nemmeno dopo la morte.

Altri miei post su Mario Luzi.
Mario Luzi: la poesia in Senato
Il poeta e il bifolco
Mario Luzi è morto. I becchini tacciano
Un ominide si aggira fra noi

Da La Nazione.it: La città commemora Mario Luzi

New Economy: sogni infranti

Nel 2000 molti sognarono di diventare miliardari sfruttando internet. Si pensava che bastasse una buona idea per fare businnes. «Studenti, neolaureati, smanettoni informatici, tossicodipendenti della Rete, tutti trasformati in miliardari virtuali in poco tempo, ricchi di stock option: azioni di società mai quotate». Per la stragrande maggioranza il sogno durò poco. Contro uno che riusciva, nove fallivano. Anche in Italia.
Il sardo Renato Soru, in tre anni, è riuscito a far diventare la sua Tiscali.it il secondo operatore telefonico e Internet Service a livello europeo. Ma Giancarlo Neri e Roberto Grassilli, fondatori di Clarence.com, dopo un avvio promettente, sono stati costretti a tornare ad antichi lavori: disegnatore il secondo e sviluppatore di format televisivi il primo (nel nuovo mondo dei blog, che non danno pane, è Macchianera.it). "Clarence", nel film La vita è meravigliosa di Frank Capra, era l'angelo che salva il protagonista dal suicidio e gli mostra come sarebbe stata la sua vita se non fosse mai nato. Gianluca Dettori di Vitaminic.it (musica in Rete) e Mario Del Rio di Buongiorno.it (multimedialità per telefonia e canali digitali) hanno fuso le due società, ridimensionando di molto i loro sogni. Massimo Gariano, socio fondatore di Lucky.it (promozioni on-line), ha venduto la sua quota perché «capì che il giocattolo si era rotto» ed è tornato a fare il pubblicitario tradizionale.
Anche negli Usa le cose non sono andate meglio. A fronte dello strepitoso successo di Google (motore di ricerca) di Sergey Brin e Larry Page, abbiamo l'altalenante Amazon.com di Jeff Bezos (vende libri e cd) e i fallimenti di Pets.com (vendeva prodotti per animali domestici) e di Kozmo.com (consegnava a domicilio patatine e Dvd). Il fallimento di quest'ultima società ha lasciato 1.100 disoccupati e molti debiti.
Ma c'è chi continua ad essere ottimista, come Elserino Piol, proprietario del fondo finanziario Kiwi, che sostiene: «Nel giro di qualche anno si potrebbe ripetere un boom del genere».

Quelli che dovevano essere miliardari

27 febbraio 2006

Berlusconi fischiato in diretta mondiale

Berlusconi ed il suo governo hanno snobbato i giochi olimpici invernali di Torino ed il pubblico della cerimonia di chiusura, ieri, gli ha restituita la scortesia. Quando lo speaker ha invitato il pubblico a dare «il benvenuto al presidente del Consiglio del governo italiano» è partita dagli spalti una poderosa sonora bordata di fischi, urla e sberleffi. Per il pubblico di Torino era questo il benvenuto che Berlusconi si meritava. Ovviamente Berlusconi non ha gradito ed ha risposto con un gesto volgare. Per seguire la cerimonia aveva praticamente paralizzata la città, con le sue spropositate misure di sicurezza, a cominciare dall'aeroporto di Caselle chiuso per quattro ore. A dire il vero vi era anche stato qualche sparuto applauso, sommerso però dal rumore dei fischi e dall'indifferenza dei più. Tanto vale oggi Berlusconi. Tutto il mondo, collegato in tv, ne ha avuto conferma.

Torino, si chiudono i Giochi. Fischi in mondovisione per il premier

26 febbraio 2006

La terra - Film di Sergio Rubini

Film duro e forte. Una prova di grande maturità artistica di Sergio Rubini. La terra, nel senso di proprietà, spesso divide gli uomini. Solo liberandosi di essa si riscoprono valori comuni. Fotografia, come la storia, a tinte forti. Musica coinvolgente. Recitazione maschia e rude degli attori maschi, dolce e tenera delle attrici, con qualche voluta eccezione. Sergio Rubini ha scelto per se la parte del personaggio più sgradevole e negativo. La terra arida e l'architettura rurale decadente del sud sono appropriata e naturale cornice alla storia. La "roba" divide i quattro fratelli diversissimi tra loro; uno strozzino ripugnante, piccolo mafioso locale, che li ricatta; un delitto che scatena sospetti reciproci fra i fratelli; una soluzione finale ambigua in contrasto con la morale corrente. Palesi i riferimenti letterari, in particolare a Dostojevski con I fratelli Karamazov e Delitto e castigo.
La sala dove ho visto il film, in provincia di Brindisi, con mia grande sorpresa era piena e vi era la coda per entrare. Forse perché il film è stato girato in luoghi di questa provincia: Mesagne e Francavilla Fontana. Ma il film era stato accolto con entusiasmo anche dai giornalisti a Roma, nell'anteprima a loro riservata, tanto da strappare applausi, alla fine della proiezione.
Trama
Ritornato in Puglia da dove se ne era andato adolescente per la violenta ribellione al padre-tiranno, Luigi ormai maturo professore di filosofia, si ritrova coinvolto nella torbida atmosfera di un mondo che credeva di essersi lasciato alle spalle per sempre. Assieme ai suoi fratelli Michele, mediocre affarista, e Mario, eterno studente impegnato nel volontariato, Luigi cerca inutilmente di convincere il fratellastro Aldo, violento e donnaiolo come il padre, a vendere un'azienda agricola di famiglia in stato di semi-abbandono. Riemergono rancori mai sopiti e vecchie ferite che il tempo non ha rimarginato mentre tutti i fratelli in modi diversi sembrano invischiati nella rete con la quale Tonino, sordido usuraio e boss emergente, avvolge l'intero paese...
Cast Tecnico Artistico
Regia: Sergio Rubini
Sceneggiatura: Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini, Sergio Rubini
Fotografia: Fabio Cianchetti
Musica: Pino Donaggio
Scenografia: Luca Gobbi
Costumi: Patrizia Chericoni, Florence Emir
Montaggio: Giogiò Franchini (Italia, 2005)
Prodotto da: Domenico Procacci
Durata: 112'
Distribuzione cinematografica: Medusa
Data di uscita: 24 Febbraio 2006 (cinema)
Personaggi e Interpreti
Luigi Di Santo: Fabrizio Bentivoglio
Mario Di Santo: Paolo Briguglia
Michele Di Santo: Emilio Solfrizzi
Aldo Di Santo: Massimo Venturiello
Laura: Claudia Gerini
Tonino: Sergio Rubini
Altri: Giovanna Di Rauso ed Alisa Bistrava

Il delitto senza castigo di Rubini - "Il mio Sud, tra sangue e vitalità"

«Dio punirà chi sparge sangue»

FLASH
«Dio, Creatore e Padre di tutti, chiederà conto ancor più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello». Un forte appello contro le violenze su base religiosa è stato lanciato oggi da Benedetto XVI alla recita dell'Angelus. Il Pontefice ha citato in particolare le «tragiche violenze» in Iraq, con gli attentati alle moschee, e gli scontri fra cristiani e musulmani in Nigeria, esprimendo «ferma condanna» per gli spargimenti di sangue e per «la violazione di luoghi di culto»
Dal Corriere della Sera.it - Domenica 26 Febbraio 2006

Appello del Papa: dura condanna delle violenze in Iraq e Nigeria
Il monito del Papa: "Dio punirà chi sparge violenza in suo nome"

25 febbraio 2006

Moana Pozzi pornostar e spia

Il fascino di Moana Pozzi continua a colpire ancora. E' annunciato in uscita per i prossimi giorni, con distribuzione nelle edicole, un libro di Brunello Fantauzzi intitolato Moana: la spia nel letto del potere, per le edizioni Piscopo. In esso si sostiene che la pornostar era una spia al servizio del Kgb. "Operazione Moana" era il nome in codice di un'operazione di destabilizzazione contro il capo del governo italiano Bettino Craxi. Moana risulta ancora, a 12 anni dalla sua "presunta " morte, socia della "Anlivered Corporation Limited", società specializzata nel commercio legale di scorie. Fantauzzi al settimanale News ha raccontato che «ancora oggi la Digos non si spiega come mai per due, forse tre, volte nell'aereo per New York su cui volava la pornostar, furono trovate valigette con l'uranio. Moana aveva relazioni con politici di tutti i partiti, con ambasciatori, ufficiali e perfino alti prelati. Un prelato la propose per il processo di beatificazione. Da questi personaggi traeva informazioni che passava ai servizi segreti dell'Est». Mica scemo il cardinale, non solo aveva scopato con Moana, ma avrebbe potuto dire che aveva scopato con una santa. A rinverdire il ricordo di Moana ha contribuito Simone Pozzi, finora ritenuto fratello della pornostar, il quale ha svelato di esserne invece figlio: «Sì, Moana era la mia mamma». Moana lo avrebbe avuto, quando era ancora minorenne, da una relazione con un giovane di Anguillara. Altri invece sostengono che Simone sia figlio della sorella di Moana, Baby Pozzi, anche lei pornostar. Dai registri dell'anagrafe di Roma invece risulta che i genitori di Simone sono Alfredo Pozzi e Giovannina Alloisio, i genitori di Moana. Insomma un bel casino. Altro mistero ancora. Simone Pozzi ha scritto un libro su Moana. Due editori ne rivendicano la pubblicazione. Si annunciano guerre nei tribunali. I titoli dei due libri aumentano la confusione. Il primo s’intitola Moana, tutta la verità, sottotitolo La vita e i segreti svelati da Simone Pozzi, conversazione con Francesca Parravicini per l’editore Aliberti in Reggio Emilia. Il secondo s’intitola La verità su mia sorella Moana Pozzi, autore Simone Pozzi, edizioni Seneca in Torino. Ma ai molti fan di Moana tutto questo interessa poco. Moana è il mito.

Moana Pozzi, 'News': era una spia del kgb?
Guerra tra editori per il libro segreto su Moana

24 febbraio 2006

I numeri del disastro Berlusconi

Consiglio a Berlusconi per far vincere le elezioni: «La Casa delle libertà potrebbe anche vincere: servirebbe un grande attentato internazionale di cui lei rimanesse vittima...». Calma, non sono stato io a fare questa affermazione, ma il presidente emerito Francesco Cossiga, al quale Berlusconi si era rivolto per chiedere consiglio sulla strategia elettorale. Ma io sono più buono di Cossiga, preferisco un Berlusconi vivo e Prodi vincente, che un Berlusconi morto e Prodi perdente.
Ma lui, Berlusconi, con la più grande faccia tosta possibile [con il culo al posto della faccia], proclamandosi di volta in volta Napoleone o Gesù Cristo [Ruini dove sei?] dichiara strafottente ed insultante: «Abbiamo mantenuto tutte le promesse, ma la gente non se n'è accorta». Le promesse che aveva fatte l'8 maggio 2001, nel salotto di Vespa [speriamo di toglierci davanti anche lui insieme a Berlusconi], erano state quelle di ridurre tasse e reati, aumentare pensioni e posti di lavoro e far decollare le grandi opere pubbliche. Ha fallito su tutti i cinque punti e non solo. Lo hanno dimostrato i più autorevoli centri di ricerca nazionali e internazionali.
Ecco alcuni esempi.
Nel 2001 il prodotto interno lordo cresceva del 1,7 per cento, il 2005 si è chiuso allo 0,5 per cento. In pratica a crescita zero.
Il debito pubblico è passato dai 1.348 miliardi di euro del 2001 ai 1.542 miliardi nel 2005.
Il deficit pubblico, quindi, che nel 2001 era pari al 3,2 per cento, è salito nel 2005 al 4,3 per cento.
L'Italia è stata declassata dall'agenzia di rating Standard&Poor's.
Nel 2001 gli investimenti della pubblica amministrazione crescevano del 5,8 per cento, nel 2005 il loro incremento s'è fermato all'1,6 per cento.
Scuola, università e cultura sono andate allo sbando, con buona pace delle "tre i" (Internet, inglese, impresa). Ad esempio la percentuale di italiani in grado di sostenere una conversazione in una lingua diversa da quella di casa s'è ridotta dal 46 per cento del 2001 al 36 del 2005; dieci punti in meno in cinque anni.
Anche il tormentone sulle infrastrutture s'è rivelato un grande bluff. E' stato ultimato appena lo 0,01 per cento delle grandi opere strategiche. Vuol dire che Berlusconi ha mantenuto molto meno dell'1 per diecimila di quanto avevano promesso.
Nella classifica sulla competitività l'Italia nel 2001 occupava il trentaduesimo posto su 49 paesi; nel 2005 è finita al cinquantatreesimo (su 60), alle spalle di Brasile, Filippine, Turchia e Colombia.
Nella graduatoria dell'economia dalla ventiquattresima posizione del 2001, l'Italia è scivolata oggi al quarantasettesimo posto, dietro a Corea, Qatar, Cile e Thailandia.
La bilancia commerciale s'è ribaltata: nel 2001 vantava un attivo di 9.233 milioni; ora è in rosso per 10.368.
L'ordine pubblico, che soprattutto al Sud condiziona pesantamente ogni attività economica, presenta un bilancio drammatico. Solo nel primo triennio di questo governo il totale dei delitti ha conosciuto un'impennata del 17,5 per cento.
L'occupazione langue: all'inizio della legislatura cresceva del 2 per cento l'anno; nel 2004 solo dello 0,9. E un andamento peggiore ancora si rileva nel Sud: più 2,3 nel 2001 e meno 0,3 nel 2004.
Il portafoglio degli italiani è sempre più asciutto. L'indebitamento bancario delle famiglie è passato da 251.964 milioni di euro del 2001 a 384.867 milioni nel 2005.
Nell'era berlusconiana in Italia i fallimenti delle aziende sono aumentati del 7 per cento.
Nella classifica della libertà economica l'Italia è passata dal 35° al 42° posto a pari merito con Trinidad e Tobago; surclassati dal Botswana e tallonati da Madagascar e Mongolia.
Nell'indice di globalizzazione, che misura l'integrazione economica, politica e tecnologica in 62 paesi, nel 2001 l'Italia era al 13° posto, un gradino al di sotto degli Stati Uniti. In cinque anni siamo sprofondati al 27°, mentre gli Usa hanno scalato otto posizioni. Un paese chiuso alla globalizzazione diventa terreno fertile per la corruzione.
Nella classifica mondiale della corruzione l'Italia è passata dal 29° al 40° posto, superati anche dalla Malesia.
E Berlusconi ridens spergiura: «I dati che conosco inducono all'ottimismo». Ma da dove cazzo li prende i suoi dati?

Quanto ci è costato Silvio Berlusconi

23 febbraio 2006

Dalla parte dei giudici. Sentenza senza shoch.

Che i politici parlino e sparlino su cose apprese per sentito dire è quasi normale e non desta più meraviglia. Ma che lo facciano i giornalisti, i quali dovrebbero partire da fatti oggettivi per le informazioni e le valutazioni che danno nei loro articoli, è molto grave. E' quanto avvenuto sulla sentenza n. 6329 del 17 febbraio 2006, emanata dalla terza sezione penale della Cassazione, riguardante un presunto stupro ad una quattordicenne.
Politici, giornalisti, femministe, responsabili di associazioni, blogger si sono scagliati contro una sentenza "inesistente". E' la mania di questi ultimi tempi in Italia. I processi si fanno in piazza e non nelle aule dei tribunali. Tutti diventano giudici e si sentono autorizzati a sparare cazzate contro i giudici. Berlusconi docet.
A me, a fiuto, era parso strano che i giudici potessero aver emesso una sentenza di tal fatta. Nessuno prima di parlare aveva letto la sentenza. Si è parlato di stupro, mentre in realtà si trattava di atto sessuale con minorenne. Quasi nessuno sapeva che si trattava di un bocchino e non di una scopata con penetrazione.
Ed ecco i fatti come si desumono dalla sentenza: «Si era trattato di un rapporto pienamente assentito dalla stessa che ne aveva scelto la modalità. L'imputato infatti intendeva avere un rapporto completo ma la ragazza, consapevole che l'uomo aveva avuto problemi di tossicodipendenza, aveva optato per un, a suo avviso, meno rischioso rapporto orale».
Il fatto è ovviamente riprovevole, in quanto l'imputato si era avvalso dello stato di soggezione in cui la giovane vittima si trovava, vivendo nello stesso nucleo familiare da lui costituito con la madre di lei.
La legge penale presume lo stupro se la vittima ha meno di 14 anni. Ma all'epoca del fatto la ragazza aveva compiuto 14 anni ed aveva dato il proprio consenso al rapporto sessuale. E poi, recita ancora la sentenza, la ragazza per sua stessa ammissione e testimonianze varie, «già a partire dall'età di 13 anni aveva avuto numerosi rapporti sessuali con uomini di ogni età di guisa che è lecito ritenere che già al momento dell'incontro con l'imputato la sua personalità dal punto di vista sessuale fosse molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età».
Non so se questo sviluppo precoce sia un bene o un male o una cosa indifferente. Ritengo però certo che non possano e non debbano essere i giudici ad esprimere valutazioni su un simile comportamento.

22 febbraio 2006

Polizia di Stato online

Saremo tutti denunciati o è un servizio utile?

Nasce il commissariato online

David Irving: negazione dell'Olocausto - Condannato

David Irving è stato condannato dalla corte d'assise di Vienna a tre anni di prigione per aver negato l'esistenza dell'Olocausto. In Austria, la negazione dell'Olocausto è un reato punibile con la reclusione fino a dieci anni.
Irving, era stato arrestato nel novembre scorso su un'autostrada austriaca, mentre si recava ad una riunione "di amici studenti", in verità una corporazione neonazista.
Irving ieri era arrivato in tribunale ammanettato. Il pubblico ministero Michael Klackl ha ricordato in aula che Irving si spaccia da anni per uno storico ma «è tutto meno che uno storico, è un ambizioso falsificatore della storia» che racconta di una Seconda guerra mondiale in cui «non ci furono le camere a gas, né alcun assassinio sistematico di massa organizzato dai nazisti». L'ammissione di colpa e il suo tardivo riconoscimento che «sì, le camere a gas sono esistete» sono serviti a limitare i danni (rischiava fino a dieci anni), ma non ad evitare la condanna. I giudici gli hanno negato il beneficio della sospensione condizionale della pena. In attesa dell' esame del ricorso, dovrà comunque restare in carcere.
«Le camere a gas ad Auschwitz erano false, sono state costruite nel 1948 per i turisti», aveva dichiarato spudoratamente Irving. Ed ancora: «Hitler era il migliore amico degli ebrei, senza di lui lo Stato di Israele non esisterebbe». Ha definito l'Auschwitz di oggi come «una Disneyland per turisti». Non si può mentire impunemente così, non si può irridere in questo modo a milioni e milioni di ebrei, zingari e omosessuali massacrati.
Le sue tesi del tutto infondate sul piano scientifico e documentario sono pericolose per le nuove generazioni che non hanno nessun ricordo e nessuna conoscenza diretta di quello che è avvenuto in Europa prima e dopo la seconda guerra mondiale. Un po' di carcere servirà per ristabilire la verità della storia.

Olocausto: Irving, storico negazionista, condannato a tre anni
Nazismo, Irving condannato a tre anni
Irving, il negazionismo e la galera

21 febbraio 2006

20 febbraio 2006

Scuola italiana in mutande

Si è svolto nei giorni scorsi il 1° Congresso nazionale della neo Federazione dei Lavoratori della Conoscenza (Flc) della Cgil-Scuola. Apertosi il 15 febbraio a Trieste, si è concluso il 18 febbario a Portorese in Slovenia.
Il segretario generale Enrico Panini ha rivendicato una cosa su tutte: «Le leggi Moratti su scuola, università e ricerca sono tutte da cancellare». Niente cacciaviti, quindi, per aggiustare, ma martelli e picconi per demolire. Si deve ripartire da dove era arrivata la riforma della scuola cinque anni fa, prima che arrivasse il ciclone demolitore della scuola pubblica: la ministra Moratti.
Basta con le confusioni infinte, basta con le circolari che si contraddicono una con l'altra, basta con i tagli finanziari alla scuola pubblica per favorire quella privata confessionale, basta con il precariato e basta al blocco delle assunzioni in ruolo.
Si continui nel lavoro della costruzione di una scuola veramente laica. «L'avversario della laicità - ha però precisato Panini - non è la religione, è l'uso politico della religione in nome di presunti valori da imporre agli altri».
Si deve attuare una vera autonomia della scuola, che valorizzi il lavoro di tutti gli operatori della scuola e crei un proficuo rapporto con le autonomie degli enti locali. Tutto il contrario della gestione morattiana, che ha scaricato sulle singole scuole le scelte contraddittorie del governo.
Basta con la riduzione dei trasferimenti finanziari dello Stato alle singole scuole per l'offerta formativa, basta con la riduzione costante dei fondi per l'ordinario funzionamento amministrativo e didattico, basta con i tagli delle risorse per i Comuni che vanno poi a tradursi in tagli dei servizi alle scuole.
La via d'uscita, anche per la Flc-Cgil, è una sola: cambiare il governo del paese. E comunque anche per il quasi certo futuro governo di centrosinistra il lavoro da fare non sarà di poco conto.

Rassegna stampa del Congresso Flc Cgil Scuola

19 febbraio 2006

Quando sei nato non puoi più nasconderti

Settimo film del Cineforum Grottaglie 2006

Film poco convincente. Qualcosa non ha funzionato. Prova in tono minore rispetto agli altri film di Giordana. Sceneggiatura e storia che non riescono mai a decollare. Quadretti separati che non riescono a incastonarsi fra di loro. Il tema è lodevole: la triste storia dell'immigrazione. Come ai bei tempi del neorealismo. Ma qui il cinema non riesce a nobilitarsi in arte. Si rimane al livello di un discreto artigianato. I migranti clandestini che salvano dal naufragio il figlio di un ricco industrialotto è un'invenzione piuttosto azzardata. E' storia capovolta piuttosto gratuita. Poco convincente e forzata anche la caduta in mare del ragazzo protagonista. Questa volta Giordana non è riuscito nell'impresa. Sa fare molto di meglio.
Trama
Al centro della vicenda è Sandro, un ragazzo di dodici anni, cresciuto in una famiglia bresciana benestante. Il padre – Bruno - è un piccolo imprenditore, la madre – Lucia - lavora anch'essa in ditta, nell'amministrazione. Durante una crociera in barca a vela nel Mediterraneo, Sandro cade nottetempo in mare. Quando gli altri se ne accorgono e tornano indietro, non riescono più a trovarlo; con orrore si rendono conto che il bambino dev'essere affogato. Invece è riuscito a salvarsi. Ormai giunto allo stremo delle forze, Sandro viene avvistato da un barcone di migranti clandestini. Sfidando la rabbia degli scafisti che vorrebbero tirare dritto, qualcuno si tuffa e lo tira a bordo. È Radu, un ragazzo rumeno di diciassette anni che viaggia in compagnia della sorella minore, Alina. È l’inizio per Sandro di un avventuroso viaggio di ritorno verso l’Italia.
Cast
Regia: Marco Tullio Giordana
Interpreti: Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola, Andrea Tidona, Adriana Asti
Genere: Drammatico
Nazione: Italia, Regno Unito, Francia
Anno: 2005
Durata: 115'
Produzione: Cattleya, Rai Cinema, Once You Are Born Films, Babe
Data di uscita: 13 Maggio 2005 (cinema)
Riconoscimenti
- In concorso al 58mo Festival di Cannes (2005)
- Vincitore del Nastro d'Argento 2006 per il Miglior produttore (Riccardo Tozzi, Marco Chimenz, Giovanni Stabilini)
- Candidato al Nastro d'Argento 2006 anche per: Attore non protagonista (Rodolfo Corsato), Sonoro in presa diretta (Fulgenzio Ceccon)

18 febbraio 2006

Una querela per tutti. Moncalvo, chi era costui?

Io, che non vedo la televisione, non so chi sia questo Gigi Moncalvo che si è presa la briga di denunciare due blogger che hanno avuto l'ardire di criticare una sua trasmissione televisiva. Ma se l'unico merito che ha per ricoprire il posto che copre nella televisione pubblica è quello di aver diretto "La Padania", non dev'essere un granché.
E' vero che viviamo in un tempo in cui per cacciare dal governo un irresponsabile di ministro c'è bisogno che lo chiedano i libici e c'è bisogno che vi siano 11 morti, ma questo non ci può esimere dall'indignarci per il bavaglio che si vuol mettere alla libera espressione, alla faccia dell'articolo 21 della Costituzione.
Ma veniamo ai fatti. Il reato di Anna Setari consiste nell'aver scritto nel suo blog: «Attraverso una ricerca su Google, ho appreso che l'uomo [Moncalvo] è noto quasi soltanto per questo suo vezzo di aprire e chiudere la trasmissione con tale gesto [farsi il segno della croce]: è il suo marchio, un po' come per Mike Bongiorno il famoso "Allegria!". Penso che il Padreterno, se c'è, e ammesso che si interessi a noi, sia veramente paziente». E si è beccata una querela per diffamazione. La Setari l'ha presa bene se si è permessa di commentare nel suo blog: «Il gentile maresciallo che stamane mi ha comunicato la notizia ha detto che devo nominare un avvocato. Sono incerta tra Taormina e Ghedini».
Un po' meno bene l'ha presa Nick, che, dopo la querela per diffazione da parte del Moncalvo, ha annunciata la sua autosospensione dallo scrivere sul blog, : «Non entro nei termini esatti della questione, ora di competenza dei miei legali e del giudice. Quello, però, che mi preme comunicare a tutti quanti mi abbiano in questi mesi letto, risposto, commentato con partecipazione e competenza, è la mia intenzione di autosospendermi provvisoriamente dalla mia attività di redattore, almeno sino alla risoluzione della vicenda». Ed ecco cosa aveva scritto Nick nel suo blog, a proposito della trasmissione del Moncalvo: «Tutto, dico TUTTO in tale trasmissione era fuori luogo. Dal tasso di leghismo-qualunquismo del "nuovo che avanza" mai così dominante - anzi, assoluto - in un programma Rai (ecco la sensazione di esplicita 'occupazione' di cui sopra), al Segno della Croce iniziale del conduttore, assolutamente grottesco e forzatamente anticonvenzionale da apparire involontariamente ridicolo; dall'ipotesi di riconoscimento - tardivo - dei meriti della Fallaci (assurta a 'maitre-a-penser' della Nuova Destra dai tempi delle sue senili crociate antislamiche) ipotizzando un suo presumibile rifiuto preventivo di tale carica (che, montanellianemente parlando, risulta incompatibile con gli ideali della destinataria), agli ammiccamenti tra il Feltri, il Liguori e il Moncalvo.... stucchevoli e falsamente obbiettivi. Una Rai non più solo "alla frutta", ma quasi al digestivo». Dichiarazioni, insomma, che sono acqua fresca rispetto agli insulti quotidiani che il capo Berlusconi riversa su chi non la pensa come lui.
Se può servire, per tranquillizzare l'amico Nick, dico che io mi sono buscate tre querele per diffamazione da piccoli-potenti (non per il blog però), che si sono tutte risolte in bolle di sapone. Questi tipi di querela sono uno strumento in mano a chi si crede potente per tentare di intimidire chi dice la verità. L'unico vincolo al quale noi blogger siamo tenuti è la nostra coscienza e la verità. Anche se uno che disse: "io sono la verità", poi fu messo in croce. Ma speriamo che a noi non succeda. E poi, quel tale ha avuta più fortuna degli Erode e dei Ponzio Pilato.

Gigi Moncalvo, il giustiziere della rete querela i blog

17 febbraio 2006

Dalla Casa delle libertà alla Casa del fascio

L’accordo è fatto. La pioggia di accuse piovute sul premier da suoi stessi alleati per gli impresentabili di Alternativa Sociale alla fine non ha funzionato granché. Berlusconi ha firmato l’alleanza con la Mussolini per le prossimi elezioni. Al momento pare confermato che né i neo fascisti Thilger e Fiore né la stessa Alessandra Mussolini compariranno nella lista dei candidati. Ma la retromarcia resta possibile. Infatti , nel corso della conferenza stampa di ufficializzazione dell’accordo, il premier ha chiaramente detto che spera che la Mussolini ci ripensi: «Un suo ripensamento mi vedrebbe del tutto favorevole. E ho insistito». Detto questo che i nomi nella lista non siano più quelli annunciati all’inizio ma altri il risultato non cambia.
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Fascisti in doppiopetto e neonazisti doc: eccoli qui gli altri alleati impresentabili di Berlusconi, quelli che non fanno capo ad Alternativa Sociale. Un accordo tra la CdL e il Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli, infatti, c’è da mesi.
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16 febbraio 2006

Sui fascisti mente... In galera

Berlusconi mente su tutto e si allea con tutti sperando di vincere le elezioni. Una delle ultime balle che ha sparato è quella di non conoscere i fascisti Tilgher, Fiore e Saya. Quest'ultimo, in un intervento a Sky News, l'ha smentito dichiarando: «Ebbi il privilegio di incontrare Sua Eccellenza il Presidente Berlusconi alla festa del cinquantasettesimo anniversario della fondazione dello stato di Israele (12 maggio 2005) presso l'Hotel Excelsior di Roma. E di offrire lui la nostra incondizionata alleanza per sconfiggere i comunisti. Già da tempo ero in contatto con la Cdl e la segreteria di Berlusconi nelle persone della signora Bonfrisco, di Bondi e Cicchitto». E la "gentilissima signora" Saya rincara la dose, così descrivendo un incontro avuto con Berlusconi, documentato tra l'altro da una foto: «Berlusconi fu gentilissimo e, come sempre, dimostrò tutta la sua statura politica. Mi spiegò infatti che la presenza della fiamma tricolore, il nostro amato simbolo, è fondamentale nelle sue liste. Gli porteremo, lui ne è convinto, tutti i voti dei nostalgici e di quelli che non si riconoscono nell’attuale destra. Moscia e venduta». Il moscio e venduto dovrebbe essere Fini e tutto il suo partito. La Maria Antonietta Cannizzaro, moglie di Gaetano Saya, ha rilasciato questa dichiarazione ieri, 15 febbraio, al Corriere della Sera.
Gli impresentabili venderanno cara la loro pelle e la loro faccia. (Nella foto: Maria Antonietta Cannizzaro e Berlusconi... quasi sposi)

A proposito di impresentabili vi propongo la lettura interessante ed istruttiva del post pubblicato oggi nel blog di Rita dalla R-esistenza-infinita. Facendolo mio e ripronendolo qui credo di fare una cosa utile per quei due o tre lettori che stanno leggendo me e non hanno letto Rita.

Altri sindaci in galera. E andiamo avanti!
L’ennesimo bliz antimafia, ha portato in galera l’ennesimo sindaco di Italia forza, (hai letto bene). Stavolta è toccato a Giuseppe Di Vittorio, 60 anni, sindaco di Trabia (Palermo). Non fa nemmeno più notizia, infatti l’ho trovata in un angolino che fischiettava indifferenza.In questi giorni di ringhiose invettive contro le discutibili candidature della peggior feccia italiana neonazista, a garanzia di un recupero di voti dei nostalgici delusi, si è parlato assai poco di ben altre discutibili candidature, per esempio quella di Massimo Mallegni, sindaco della cosca delle libertà, di Pietrasanta, in galera con 51 capi di imputazione, dimessosi dalla carica non per coscienza ed etica, ma solo per poter rientrare nei termini di legge che garantiscano la sua candidatura al Parlamento.Fa discutere? Certamente no, noi siamo un popolo tollerante. Abbiamo tollerato previti e dell’utri, condannati rispettivamente a 12 e 9 anni di galera, abbiamo tollerato anche l’elezione di un personaggio in eleggibile, abbiamo tollerato le leggi cirami, pecorella 2, approvata in silenzio e a camere sciolte, tollereremo anche questo.L’ Italia è un grande paese, culla della civiltà, un paese ricco d’arte e di storia, che ha visto nascere nei secoli movimenti culturali e che quindi può anche permettersi il lusso di partecipare all’esportazione globalizzata di scampoli di democrazia in Afghanistan e Iraq.Quindi tollereremo di buon grado anche l’intervento degli osservatori dell’ OCSE durante la prossima tornata elettorale, sentendoci affratellati alla Lituania, alla Moldavia, al Congo, al Burkinafaso, all’Angola, allo stesso Iraq o allo stesso Afghanistan. E’ un paese fantastico il nostro, reso grande da cinque anni di invasione barbarica di berlusconi e bossi, calderoni e fini, cicchitto e bondi, dell’utri e previti, in attesa dei nuovi statisti d’elevata statura politica come saya, tilgher e fiore, e perché non anche mallegni e padre Fedele?Torna spesso quella domanda nelle mail che ricevo, perché APOLIDE? Immagino che una risposta sia pleonastica.Ammetto però che guardando al resto del mondo non mi sento meglio. L’Onu ha detto che il mattatoio di Guantanamo vada chiuso, sembra che si violino i diritti civili, che vi siano persone rinchiuse da anni senza motivo, sembra sia un lager neppure tanto moderno. Sembra che finalmente sia stato appurato quello che da anni diciamo e per i quali siamo più volte stati tacciati di filoterrorismo.Qualcosa mi dice che la civile e democratica America non chiuderà Guantanamo e nemmeno tutti gli altri mattatoi dei quali sospettiamo l’esistenza ma non ne abbiamo certezza, e che continuerà a fare esattamente quello che meglio crede, nella totale indifferenza delle regole e delle risoluzioni, come ha sempre fatto. Tutto il mondo è tollerante, proprio come noi.
Rita Pani (APOLIDE)

15 febbraio 2006

Direttiva Bolkestein. Di che parla?

Ieri 14 febbraio 2006, in coincidenza con l'inizio al Parlamento europeo della discussione sulla direttiva Bolkestein, si è svolta in Francia a Strasburgo una grande euromanifestazione organizzata dalla Ces (Confederazione Europea dei Sindacati) alla quale hanno partecipato in 50mila. Vi erano tutti i gruppi politici: dai comunisti all'euro destra, dai verdi al Pse, dai liberali al Ppe, ognuno con proprie istanze talvolta contrapposte; ma vi erano soprattutto i lavoratori europei per chiedere leggi non discriminatorie e per tutelare il loro diritto al lavoro contro la gestione selvaggia dei servizi.
Capire di che tratta la direttiva Bolkestein non è impresa facile, in molti aspetti è confusa e di incerta applicazione. Ma dalla lettura dei giornali una prima idea me la sono fatta. Prende il nome dal Commissario olandese relatore della proposta, affronta la problematica della liberalizzazione dei servizi e si basava, nella sua stesura originaria, sul cosiddetto principio del paese d´origine. Ha suscitato forti reazioni contrastanti. Un compromesso è stato trovato tra le due forze dominanti dell'Europarlamento, socialisti e popolari (Pse e Ppe) che da soli sommano oltre 450 dei 732 membri dell'assemblea di Strasburgo. Con l'intesa è stata cancellata la controversa norma del principio del paese d'origine, secondo cui chi presta servizio (impresa o lavoratore autonomo) in uno Stato straniero rimarrebbe però soggetto alle regole del Paese d'origine. E' la misura che aveva contribuito al no alla Costituzione europea da parte dei francesi, che temevano un'invasione di "idraulici polacchi" a basso costo.
La Bolkestein dice la sua, ma con poche certezze, anche su terreni specifici di vitale largo interesse, come l’acqua, l’università, la logistica, le assicurazioni e i servizi finanziari.
I giochi sono ancora aperti e le proposte sul tavolo sono numerose.
Due sono le filosofie che si scontrano: quella che punta tutto e solo sulla liberalizzazione delle merci e dei servizi e quella della crescita economica dentro regole certe e capaci di coesione sociale. Noi vogliamo che vinca la seconda.
Il voto sulla direttiva nel parlamento europeo è previsto per domani.

Stop all'idraulico polacco. Ma la battaglia non è ancora conclusa
Strasburgo, 40mila in piazza contro la Bolkestein
Migliaia di lavoratori a Strasburgo contro la Bolkestein e la Koalition
UE/ MCCREEVY: EUROPARLAMENTO TROVI CONSENSO SU DIRETTIVA SERVIZI

14 febbraio 2006

La Sacra Sindrome di Berlusconi

La striscia rossa de l'Unità del 14 febbraio 2006

«Nel momento delle sindromi, a cominciare da quella aviaria, Berlusconi che si paragona a Gesù Cristo, ha la Sacra Sindrome. In effetti il premier di miracoli ne ha fatti: gli sono ricresciuti i capelli e appare contemporaneamente in 40 televisioni. Lui ha detto che i sondaggi lo danno in netto vantaggio su Barabba». Roberto Benigni, Terni, 13 gennaio

13 febbraio 2006

Le bufale dei sondaggi di Berlusconi

Visto che tutti i sondaggi veri lo danno per perdente, Berlusconi si inventa dei sondaggi falsi per dire che sta in testa. E' la campagna dell'inganno, dice Fassino. Questa pubblicità ingannevole ha come obiettivo quello di ribaltare la sindrome della sconfitta e resuscitare la speranza tra i suoi.
Ma gli ultimi sondaggi veri dimostrano che questa tattica di Berlusconi non sta cambiando i pronostici: il centrodestra è condannato alla sconfitta.
Berlusconi si è assoldato dei sondaggisti americani (ma sarà vero?) che darebbero addirittura in vantaggio il centrodestra. Ma non solo vuol vendere la bufala americana, fa anche annunciare dai suoi giornali di famiglia il sorpasso ai danni del centrosinistra, facendo sostenere che quest'ultimo risultato è stato comunicato dall'italiana Swg, che di frequente fa sondaggi su commissione dei Ds. Il Giornale di ieri titolava: «Sondaggio della sinistra: al Senato vince il Polo». Il direttore della Swg, Roberto Weber, smentisce categoricamente dicendo che si tratta di «notizie false, senza alcun fondamento, che non corrispondono a quanto rilevato dall'istituto». Weber aggiunge ancora che «l'andamento generale della rilevazione di queste settimane appare sempre più vicino a quello riscontrato all'epoca delle regionali. Forza Italia non è, da quanto gli risulta, il primo partito perché oscilla tra il 17 e il 19% dei consensi, mentre i Ds al Senato sarebbero tra il 20 e 21%.
La guerra dei sondaggi proseguirà e l'Unione ha una sola possibilità di conservare il vantaggio: parlare dei problemi reali dell'Italia, senza farsi imporre l'agenda da Berlusconi.
Giuseppe Giulietti, capogruppo Ds nella commissione di vigilanza della Rai, ha presentato questa mattina un esposto all'autorità per le telecomunicazioni per chiedere se da parte del presidente del consiglio Silvio Berlusconi vi sia stata o meno, nel comizio elettorale tenuto sabato ad Ancona, una violazione della legge sulla pubblicazione dei sondaggi. «Berlusconi può dire ciò che vuole - ha detto Giulietti a Radio Radicale - quello che io trovo intollerabile in questo Paese è che ormai a qualcuno sia consentito di non rispettare le regole. C'è una legge sui sondaggi che prevede che chiunque dia dei dati relativi ad un sondaggio deve indicare la fonte del sondaggio, su quale campione e con quali modalità è stato realizzato, deve insomma renderlo pubblico. Non si può parlare di generici sondaggi. Berlusconi continua a dare i numeri e nessuno chiede il rispetto delle regole».

Sondaggi, Fassino attacca Berlusconi
L'impresa olimpica di Silvio Berlusconi

Berlusconi una buffonata

La striscia rossa de l'Unità del 13 febbraio 2006

«L’Europa ride di lui e di noi. Bush e Putin lo accontentano con le pacche. Pacche a lui patacche a noi. Non vi sembra ora di farla finita con questa buffonata che dopo cinque anni è diventata un incubo nazionale?». Eugenio Scalfari, la Repubblica 12 febbraio

12 febbraio 2006

Alla luce del sole

Sesto film del Cineforum Grottaglie 2006

Ma la mafia esiste ancora? A sentire dire a pezzi grossi della destra di oggi, i quali di mafia forse ne capiscono, che con la mafia bisogna imparare a convivere, ci fa capire che la mafia non è stata sconfitta. Anzi forse non la si vuol sconfiggere. Lo Stato, in alcuni luoghi, ha rinunciato al suo dovere e potere per farsi sostituire dagli "uomini d'onere". «Chi dà da mangiare alla gente qui? La Chiesa? Lo stato? Alla gente di qua solo noi diamo pane e lavoro», dice nel film uno di questi uomini ad un collaboratore di Don Puglisi. Uno di questi luoghi in cui lo Stato ha ceduto il posto alla violenza della mafia è il quartiere Brancaccio a Palermo. Lì la situazione era peggiore negli anni 1992/1993, anni in cui la mafia sferrava allo Stato la più grande offensiva, culminata nell'assassinio dei giudici Falcone e Borsellino. Padre Pino Puglisi, nato in quel quartiere, aveva cominciato un opera di bonifica, cominciando dai ragazzi. Ma veniva lasciato solo da tutti: dalle istituzioni, dalla gerarchia ecclesiastica e dalla stessa gente. Dal giro della mafia è impossibile uscirne vivi. Sintomatico il suicidio del figlio di un boss. Don Puglisi è stato un martire, ma anche una testimonianza di fede. «Ho sognato un posto dove erano spariti i furti, dove non c'erano più violenze, prepotenze», predicava Don Puglisi.
Trama
Chiamato dal vescovo di Palermo a occuparsi della parrocchia di un quartiere alle porte della città, Brancaccio, dove era nato, in meno di due anni Giuseppe Puglisi era riuscito a costruire un Centro di accoglienza. Qui, coadiuvato da un gruppetto di giovani volontari, lottava giorno dopo giorno per salvare dalla perdizione decine di piccoli innocenti. Presto capì che per incidere in quel tessuto disgregato bisognava fare e dare di più. Fare e dare di più significava scontrarsi contro l'inerzia del potere locale: per avere una rete fognaria, una scuola, un distretto sanitario, tutte cose che a Brancaccio mancavano da sempre. Inevitabilmente il suo percorso lo porta a entrare in conflitto con gli interessi del potere mafioso...
Cast
Regia: Roberto Faenza
Interpreti: Luca Zingaretti, Alessia Goria, Corrado Fortuna, Giovanna Bozzolo
Produzione: Jean Vigo Italia
Anno: 2004
Data di uscita: 21 Gennaio 2005 (cinema)
Sito ufficiale: www.allalucedelsole.it

Trailer

La mala coscienza del Berlusca

La striscia rossa de l'Unità del 12 febbraio 2006

Finanza rossa. «Lo scorso 30 giugno il Cavaliere ha rinnovato la polizza Unipol per il suo parco auto personale. Lo stesso ha fatto il figlio Pier Silvio per le proprie auto pagando all’Unipol un premio di 44.384,99 euro, la figlia Marina che ha pagato la più modesta cifra di 3824,69 euro e la moglie Veronica cliente dal giugno 2001» L’Espresso, 11 febbraio

Bye bye Berlusconi

Cinema (News da l'Unità)
Bye bye Berlusconi. Per adesso è solo un film

Tra i meriti a tutto campo che si attribuisce, con il suo piglio sicuro che ignora qualsiasi forma di autocritica, capita spesso che il nostro presidente del consiglio rivendichi anche quello di aver elevato la considerazione dell'Italia a livello internazionale. Per questo non ci deve cogliere di sorpresa la grande festa organizzata in suo onore nella città ai piedi dell'angelo, una Berlino sotto la neve che ospita dal 9 al 19 febbraio la 56° edizione del suo festival del cinema. Il presidente Ciampi si apprestava a sciogliere una legislatura (ahimè) sorprendentemente longeva e venerdì sera nella città dell'Orso una banda di 25 ottoni in corteo si è diretta verso lo Zoo Palast dove tanti tedeschi e turisti stranieri, cinefili di ogni risma, hanno festeggiato scandendo uno slogan bene augurante, Bye bye Berlusconi. Sui manifesti che tappezzavano le strade limitrofe si univano al saluto, con mani sventolanti, Putin, Bush, Blair, Chirac e la cancelliera Angela Merkel.

10 febbraio 2006

Giochi olimpici senza l'uccello di malauguri

La colomba, uccello della pace, formata dai ballerini acrobati volanti è stato per me il momento più bello dell'inaugurazione dei Giochi olimpici invernali, questa sera a Torino. Elaborazione un po' meccanica, se volete, ma bella. A rappresentare l'Italia e ad inaugurare i giochi c'era il presidente Ciampi, che in videomessaggio nei giorni scorsi aveva detto: «Sette anni fa diedi il mio sostegno alla candidatura di Torino per queste Olimpiadi. Fu il primo atto pubblico del mio mandato presidenziale. La cerimonia inaugurale, con l'accensione del braciere olimpico, simbolo della fratellanza fra i popoli sarà un momento pieno di emozione per noi italiani, per gli sportivi di tutto il mondo. Torino, il Piemonte, l'Italia si sono impegnati a fondo nella preparazione dei Giochi».
L'uccello del malaugurio, Berlusconi, non c'era. Quasi certamente non l'hanno voluto all'inaugurazione per non far fare brutta figura all'Italia. Nei giorni scorsi, come ha scritto Furio Colombo, aveva evocato il pericolo di eventuali azioni di disordine con tanta forza e ripetitività e fervore, da diventare una sorta di tetro invito all’azione. «I no global sono un movimento eversivo. Questa è una cosa che non si è mai vista, credo che siano 2700 anni che non si vedeva ciò che purtroppo sta accadendo qui». Berlusconi, anche di storia recente, non sa niente. Nel 1972, all'inizio dei giochi olimpici a Monaco di Baviera, gli atleti israeliani furono tutti massacrati da attentatori palestinesi. E' difficile dimenticare quella tragedia, ma Berlusconi in campagna elettorale fa questo ed altro. Berlusconi perdente spinge con tutte le forze per provocare scontro e pericolo. Speriamo con tutto il cuore che i cosiddetti no global di Torino non vogliano essere i compagni di questa triste merenda di fine regime, ha scritto ancora Colombo.
Tutto invece è filato liscio nella meravigliosa serata di inaugurazione dei giochi. Castellani e Chiamparino, di sinistra, sono stati degli ottimi padroni di casa. Il centrodestra invece ha fatto di tutto per boicottare i giochi olimpici di Torino, a cominciare con i tagli al bilancio. Aspettiamoci ora qualche comparsata del Berlusca che cercherà di accreditare a sé tutti i meriti della riuscita dei giochi.
Il colore predominante di tutta la scenografia dell'inaugurazione è stato il rosso: fumo negli occhi del Berlusca.
"Nessun dorma", ha cantato Luciano Pavarotti. E' un ottimo invito a tutti noi di sinistra per questa campagna elettorale.

Salta l'inappellabilità

Politica (News da l'Unità)
Senato, salta l'inappellabilità. Inutili due settimane in più
di red
L’inappellabilità non è passata. La legge scritta ad uso e consumo del presidente Berlusconi, tanto che lui stesso è stato costretto ad ammettere in tv il collegamento col processo Sme (anzi «processino» sempre secondo il premier), non è stata approvata dal Senato per mancanza del numero legale. Insomma: non c’erano abbastanza senatori della maggioranza in aula per votarla. Potrà tornarre in aula martedì perchè è stata rinviata alle Camere da Ciampi.

9 febbraio 2006

Berlusconi sulla sedia


Buon segno. Prodi chiede e Berlusconi esegue. Il Berlusca dice che se Prodi non ci sta, lui il confronto lo farà con la sedia vuota. Prodi gli risponde che sulla sedia vuota potrà salirci, così acquisterà un po' di statura. E il Berlusca, proseguendo con la sua politica da osteria, sulla sedia ci sale veramente in occasione della strana alleanza tra la Lega Nord di Bossi e il movimento per l'autonomia del Sud di Lombardo. Come dice Padellaro, si confonde la politica con l'avanspettacolo, si inventano cifre, si fanno promesse impossibili, le leggi diventano barzellette e le barzellette diventano leggi. Berlusca annuncia che tra dodici giorni il sorpasso sarà cosa fatta. In quella data arriveranno i risultati dei sondaggi commissionati a una società americana, che gli ha promesso comunque un risultato positivo. La forza dei soldi.

8 febbraio 2006

Berlusconi stoppato

Era ora che qualcuno cominciasse a dire no a Berlusconi. Bravissimo D'Alema che si è opposto all'autoinvito di Berlusconi a partecipare alla puntata di Ballarò andata in onda martedì 7 febbraio.
Il presidente del Consiglio, candidato di Forza Italia alle prossime politiche non era nel palinsesto e la sua aggiunta dell’ultimo minuto non è piaciuta a D’Alema, che si è opposto perché in questo modo si sarebbero violate le regole. E non solo. «E' educativo per lui rispettare qualche regola - ha detto D'Alema -. E poi era un gioco scoperto quello di Berlusconi, che la stessa sera in cui Prodi era ospite di Vespa a "Porta a Porta", voleva incontrare in tv colui che indica continuamente come il vero leader del centrosinistra, così anticipava Prodi e poi diceva "ho parlato con il vero leader". Sarà Prodi a decidere se e quando incontrare Berlusconi. Noi siamo una squadra e il leader è Prodi. E comunque mi è dispiaciuto dire di no - ha concluso D'Alema - perché mi sarei sicuramente divertito».
Questa volta l'ingordigia televisiva del Berlusca è stata stoppata. All'indomani dello "schiaffo" il premier spara la sua solita cazzata: «Ho capito che Floris, Ballarò e la Terza rete dipendono da D'Alema, perché è lui il vero presidente della Rai».
Ed Elio Vito, presidente dei deputati azzurri, rincara la dose: «Il no di D'Alema alla presenza del Presidente Berlusconi a Ballarò di Floris è un atto gravissimo ed indegno. Non era mai successo che un leader di partito esprimesse una preclusione nei confronti del Presidente del Consiglio. Siamo in presenza di un atto inqualificabile che smaschera il vero volto della sinistra». Ma guarda un po'! Il Berlusca aveva la bava alla bocca per la rabbia. Per lui è inimmaginabile che qualcuno possa dirgli di no.
Francesco Giro lo definisce «un niet brezneviano». E addirittura «un'occasione persa per gli italiani desiderosi di approfondire i temi della campagna elettorale». Peccato, ci siamo persi un'altra serie infinita di insulti.
«Il no di D'Alema - dice il portavoce del premier Paolo Bonaiuti - conferma il timore di affrontare il presidente del consiglio. La verità è che si vuole mettere il bavaglio a Berlusconi». Se si riuscisse a farlo apparire un po' di meno in televisione e quindi a farlo parlare un po' di meno, sarebbe un grande successo. Perché importuna le case degli italiani in tutte le ore.

Berlusconi autoinvitato a Rai3. D'Alema: no, rispetti le regole
Ballarò, il no di D'alema. "O io o Berlusconi"
Berlusconi tenta il blitz, ma D'Alema dice no
Ballarò: Berlusconi voleva un confronto con D'Alema. Respinto

7 febbraio 2006

Mortadella trionferà

E' un buon segno che Prodi la butti sull'ironia. Significa che ci crede veramente che possa vincere le elezioni. Al contrario del Berlusca, al quale sono saltati i nervi perché comincia a capire che fra due mesi se ne va a casa. Ma non si rassegna e reagisce insultando tutti. Per un venditore è un cattivo segno. Significa che il prodotto non va più. Prodi è tranquillo, Berlusconi è nervoso. Nel 2001 Berlusconi si rifiutò arrogantemente di partecipare a dibattiti a due con il candidato del centrosinistra. Ora invece rincorre Prodi, perché vuole a tutti i costi far dei dibattiti con lui. E' il comportamento di chi sa che sta per perdere e si aggrappa alla speranza di battere l'avversario in televisione per recuperare. Prodi gli risponde seraficamente chi già l'ha battuto nel 1996 e che non lo teme. Anzi non gli dispiacerebbe un dibattito tra lui da solo contro il tridente della destra: «Visto che la Cdl si presenta come tridente, con Berlusconi, Fini e Casini, mentre io sono stato indicato premier con le primarie, se c'è un dibattito voglio insieme Berlusconi, Fini e Casini». La scenografia potrebbe essere quella proposta dall'inviato di "Striscia la notizia": un supermercato Coop con un banco con la mortadella da una parte e le mozzarelle di bufala dall'altra. «Loro stanno bene con le bufale - ha scherzato (?) il leader dell'Unione -. Sarà il trionfo della mortadella, un cibo che viene da un materiale povero ma che è buono, ha sempre nutrito i lavoratori della classe operaia». Prodi pare proprio in forma, ha addirittura citato la classe operaia.
Parlando poi seriamente del presunto sorpasso nei sondaggi annunciato dal premier, Prodi si è mostrato sicuro: «Onestamente, sinceramente non si pone il rischio che Berlusconi vinca. Credo debba avere due mesi di speranza, credo che sia giusto lasciargli l'illusione».
Ad alimentare l'ottimismo di Prodi concorre anche il passaggio del Partito dei pensionati nelle file del centrosinistra. Il segretario Carlo Fattuzzo ha spiegato che il motivo per cui il partito abbandona la Cdl, con la quale è stata schierata negli ultimi 10 anni, è molto semplice: «Il governo Berlusconi ha fatto una promessa che non ha mantenuto, cioè quella di migliorare le pensioni minime». Bugiardo. Mandiamolo a casa.

«Non c'è rischio che Berlusconi vinca»
Prodi sicuro: "Vincerà la mortadella. A Berlusconi lasciamogli l'illusione"

6 febbraio 2006

Pacs in Puglia

Nella serata del 6 febbraio 2006 dalla Giunta Regionale della Puglia è stato approvato all’unanimità un disegno di legge (da votare in Consiglio Regionale) che prevede l’estensione dei servizi sociali per la famiglia alle unioni di fatto (patti civili di solidarietà - pacs). Uscendo dalla sala giunta, il presidente Nichi Vendola ha espresso la propria soddisfazione rilevando che per la prima volta in Italia si approva una legge che è «diretta alla ricostruzione del welfare in maniera organica e innovativa». La legge sulla famiglia della Regione Puglia garantirà assistenza e sostegno a tutti. Parliamo di eterosessuali e omosessuali, di famiglie plurime o monoparentali, italiane e straniere.
L’assessore alla Solidarietà della Regione Puglia, Elena Gentile (Ds), autrice della proposta, ha affermato: «Oggi il dibattito politico si sta avvitando su questioni terminologiche. Noi parliamo di famiglie non perché pretendiamo che la Chiesa riconosca le unioni di fatto. Non è un ambito che ci riguarda e non vogliamo mettere in discussione l'ideologia cattolica. Ognuno deve fare il suo mestiere e il nostro è quello di ridurre la marginalità e le problematiche sociali. Quindi non ci interessa che la famiglia sia costituita da un uomo e una donna sposati legalmente; per noi anche una coppia che sceglie di convivere è una famiglia, un uomo solo o una donna sola sono famiglia, due anziani dello stesso sesso che scelgono di vivere insieme la vecchiaia sono una famiglia, figli orfani o, perché no?, coppie straniere regolari che vivono e lavorano nelle nostre città, sono famiglie. Per noi tutte queste unioni meritano uguali opportunità».
«Io mi auguro - dice ancora la Gentile - che i vescovi pugliesi capiscano lo spirito di questa legge. Quanto alla cittadinanza sono certa che approverà quanto stiamo per fare. La mia proposta, infatti, nasce da un percorso di ascolto tra la gente».
Vendola rilancia e avverte: «Andremo avanti perché non si possono considerare cittadini di serie B tutti coloro che fanno scelte di vita non tradizionali».
Cosa cambierà? Un esempio per tutti: le politiche per l’accesso alla casa. Oggi molti sono esclusi dall’opportunità di avere un alloggio pubblico perché semplici conviventi o magari coppie immigrate o omosessuali. «Ci rendiamo conto di quanto sia ingiusto escludere unioni dal diritto alla casa? E poi pensiamo per esempio all’immigrazione: con questa legge una famiglia straniera potrà alloggiare nell’edilizia pubblica insieme alle famiglie del posto. Quale modo migliore per respingere al mittente la politica dei ghetti e favorire così anche l’integrazione».

Vendola come Zapatero. In Puglia stessi diritti per famiglie e unioni di fatto
La giunta Vendola benedice i “pacs”
“Pacs” – Come si regolano le altre Regioni

5 febbraio 2006

Il mio nuovo strano fidanzato

Quinto film del Cineforum Grottaglie 2006
Commediola acidula, che mette in luce le sventure del vivere quotidiano. La storia è un pretesto per parlare delle nevrosi e dei tic nei quali ognuno di noi può riconoscersi. Depressione, ninfomania, frigidità, solitudine possono diventare la normalità della vita di ogni giorno. Forse non c'è possibilità di redenzione. Situazioni paradossali, con recitazione volutamente sopra le righe. La morte come ultimo rifugio aleggia in tutto il film. Ma forse l'amore ci salverà.
«Un’opera contro tutti i fondamentalismi religiosi che invita ad accettarci e a godercela, anche se in fondo facciamo veramente pena; insomma, un invito alla tolleranza con cattiveria», ha scritto Adriano Marenco.
TRAMA
Leni Dalinsky, ragazza ebrea, vuole presentare alla famiglia il suo nuovo ragazzo, Rafi, palestinese. Sulle prime i due fidanzati decidono di non rivelare la cosa, soprattutto a causa di David, il fratello adolescente di Leni, che da poco ha abbracciato l'ebraismo più ortodossso. Tuttavia, non è solo David a preoccupare Leni, in quanto anche altri componenti della famiglia hanno comportamenti un po' anomali. In attesa che papà Ernesto torni a casa per cena, Leni e Rafi si trovano ad affrontare tragicomiche situazioni...
CAST
Regia: Teresa De Pelegrì, Dominic Harari
Intepreti: Norma Aleandro, Guillermo Toledo, Marian Aguilera, Maria Botto
Titolo originale: Seres queridos
Nazione: Spagna, Regno Unito, Argentina, Portogallo
Durata: 89'
Anno: 2004
Data di uscita: 20 Maggio 2005 (cinema)
Sito italiano: http://www.stranofidanzato.it/
Trailer

4 febbraio 2006

Una massa di fesserie

Il Berlusca le spara sempre più grosse per farsi conoscere meglio anche all'estero. Ma quel che è peggio e grave è che offende ed insulta chiunque non si abbassi a leccargli il culo. Questa volta è toccata ai giornalisti esteri. Al mio paese si dice, di chi insulta ed offende tutti, che non camperà molto. Chissà...
I giornalisti stranieri non riescono a credere quello che ha detto ieri mattina Berlusconi a Omnibus e cioè che la stampa estera manda in Italia i giornalisti peggiori. Loro rispondono con lo sberleffo.
David Lane, corrispondente del settimanale britannico l'Economist, ha detto: «I giornali stranieri mandano in Italia i migliori, perché solo loro possono tentare di capire la situazione molto complessa. Per di più, si tratta di giornalisti che non vengono intimiditi da Berlusconi. L'Economist - continua Lane - è il giornale più conservatore che si può avere. E' liberale, è per il mercato, ha appoggiato la guerra in Iraq e Bush. Forse per questo le sue critiche danno fastidio a Berlusconi. Lui lo definisce comunista. Chissa, forse non è in grado di leggere l'inglese. Ma dice una massa di fesserie».
Michael Braun, che lavora per il grande giornale tedesco di sinistra la Taz, ironizza: «Pare che conosca un solo colore, il rosso. Tra i giornalisti tedeschi quella di corrispondente dall'Italia è considerato una delle posizioni più ambite».
Eric Jozsef, del quotidiano francese di sinistra Liberation, ironizza: «Prima ci trattava da comunisti, ora dice che siamo peggiori dei comunisti».
Jean Jacques Bozonnet, corrispondente di Le Monde, afferma duro: «Berlusconi può fare tutti i commenti che vuole sul mio lavoro, ma personalmente e professionalmente preferisco il giudizio del direttore del mio giornale».
Marcelle Padovani, corrispondente de Le Nouvel Observateur, commenta: «Berlusconi non si rende conto fino a che punto si è degradata l'immagine dell'Italia all'estero sotto il suo regno. Noi corrispondenti facciamo un lavoro costante di mediazione per evitare giudizi troppo pesanti sull'Italia».
Insomma non siamo solo noi italiani che riteniamo Berlusconi un cretino, ma anche tutti giornalisti della stampa estera. E meno male che sono troppo buoni.
Questi commenti li ho letti su l'Unità di oggi. Altri più "lusinghieri" commenti possono essere letti sul Corriere della Sera.
Andate anche a leggervi altri brami di giornalisti stranieri su http://www.consapevolezza.it/notizie/2003/lug-set/parla_come_mangi.asp.

3 febbraio 2006

Referendum sulla devolution: silenzio assordante

Il Presidente dell'Autorità garante delle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha trasmesso alla Commissione parlamentare per l'indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi un atto di indirizzo in materia di raccolta delle firme per la promozione del referendum sulle modifiche alla parte II della Costituzione. In esso si dice che le emittenti radiotelevisive pubbliche e private nazionali dovranno riservare nei programmi di informazione uno spazio adeguato allo svolgimento della raccolta delle firme per la promozione del referendum di modifica costituzionale, osservando i principi del pluralismo, obiettività, completezza e imparzialità dell'informazione. Mancano solo pochi giorni alla conclusione della raccolta delle firme per la richiesta di referendum contro la devolution e su radio, televisione e stampa vi è un «silenzio assordante». Il 17 febbraio scadono infatti i 90 giorni previsti, ma quelli effettivi che restano a disposizione sono una decina, poiché le firme dovranno essere controllate dalla Corte di Cassazione. «Stiamo subendo un black out da parte della Rai, da tutte le tv pubbliche e private, e anche dalla carta stampata. È difficilissimo parlare di Costituzione. I partiti sono presi dai problemi delle liste elettorali, che sono molto seri, ma non soddisfano la voglia di partecipazione del cittadino», ha detto Sandra Bonsanti, presidente dell'associazione "Libertà e Giustizia", tra i promotori del Comitato «Salviamo la Costituzione», che ha organizzato il referendum confermativo. Ieri una delegazione guidata da Oscar Luigi Scalfaro, presidente del Comitato promotore del referendum, si è recata dal Presidente della Repubblica Ciampi per sollecitare l'interessamento affinché i mezzi di comunicazione parlino delle finalità del referendum. In realtà la raccolta delle firme non è determinante, perché il referendum comunque si farà avendolo già chiesto un quinto dei parlamentari e cinque consigli regionali. La raccolta delle 500mila firme assume un valore di testimonianza sulla volontà da parte dei cittadini di bloccare questo scempio della Costituzione operato dal centrodestra. Firmiamo quindi tutti per salvare la Costituzione. Votiamo NO nella consultazione popolare che si terrà nel giugno del 2006. Non esiste quorum da raggiungere; il referendum sarà comunque valido. Fra i Si ed il No vince chi prende più voti.

Sito del Comitato promotore

2 febbraio 2006

Il pentagono rosso e lo scolapasta


Ma come gli vengono in mente certe trovate? Quella del pentagono rosso è veramente forte. Ha ragione Staino. Il Berlusca si aggrava sempre più. Prima da Vespa disegnava autostrade e ponti sullo stretto, ora disegna pentagoni rossi, dando così testimonianza che la sua megalomania aumenta sempre più. «L'Italia è soffocata da un Pentagono rosso composto da finanza rossa, magistratura rossa, cooperative rosse, giunte rosse e Pci-Pds-Ds», questo è per il Berlusca la sinistra italiana; salvo contraddirsi subito dopo definendola un'armata Brancaleone. Delle due l'una, o la sinistra è la detentrice di un potente e variegato potere o è una squinternata accozzaglia di gente senza arte né parte. Il Berlusca si decida.
Ma forse ha ragione pure D'Alema quando dice che Berlusconi in fondo in politica è semplicemente un clown; con rispetto parlando dei clown, che potrebbero offendersi ad essere paragonati a Berlusconi. «Prima o poi vedremo Berlusconi con uno scolapasta in testa». Questa battuta di D'Alema, vecchia di 10 anni fa, l'ha ricordata lo stesso Berlusconi per avvalorare la sua boutade «di non aver mai attaccato nessuno, e di essere ricoperto di insulti ogni giorno». Ma questa battuta è più vecchia di quella di D'Alema e non fa ridere più nessuno.
Ho fatta una rapida ricerca di immagini in Google, ma non ho trovato nessuna vignetta o fotografia di Berlusconi con un colapasta in testa. Forse devo chiedere all'amico Mauro Biani di colmare la lacuna.
Fassino è troppo buono quando chiede a Berlusconi senso di responsabilità: «Chi si candita a guidare una nazione - ha detto - prima di lanciare accuse senza fondamento dovrebbe interrogarsi e chiederlo alla propria coscienza». E cos'è la coscienza? Berlusconi capisce solo di azioni e affari. Ha già creduto di guidare una nazione senza alcun senso di responsabilità. Lui è l'irresponsabile. Gli unti del signore sono superiori ad ogni legge. Mi autodenuncio, io ho fatto e faccio parte di un angolo del pentagono rosso, ho preso la tessera del Pci-Pds-Ds.

Il premier teorizza il pentagono rosso. Fassino: «Delira»
«Milano insabbia l'inchiesta Unipol». Berlusconi scatenato da Vespa
Fassino: «Il premier in tv sbrocca»
Ma che ci fanno i giornalisti?

Mi comunica Mauro Biani che lui una vignetta del Berlusca col colapasta in testa l'aveva già disegnata. Andatela a vedere.

1 febbraio 2006

L'attacco a Berlusconi paga

Non sarà determinate, ma a me il fatto che Berlusconi stia sempre in televisione non va proprio giù. Sarà pure vero che Berlusconi quando va in televisione piscia fuori dalla tazza, sbrocca dice Fassino, ma non credo che l'essere sempre in televisione, a sparare contro tutto e contro tutti, gli faccia perdere consensi. I consensi li ha persi per altro e l'apparire in televisione semmai glieli fa riconquistare.
Non sono per niente d'accordo con i buonisti che dicono che il parlar male di Berlusconi ci farà perdere le elezioni. Su questo dobbiamo imparare da Berlusconi (vedi il Bananas di Travaglio su l'Unità del 31 gennaio), demonizzare l'avversario paga. Lui, il Berlusca, è costretto a demonizzare con accuse false (Telekom Serbia, Motrokhin, Unipol, comunismo); lo fa 24 ore su 24 e recupera. Noi non sapremmo da dove cominciare nello sparare contro Berlusconi, dicendo cose vere. Per me il libro, già dal titolo, di Klaus Davi "Dì qualcosa di sinistra. Come vincere le elezioni senza parlar male di Berlusconi" è una cazzata. Davi di idee non ne deve avere tante, se nella sua rubrica su L'espresso non riesce ad andare oltre le dieci righe.
Sono con Ciampi che è preoccupato dell'invadenza di Berlusconi nelle televisioni. Sono d'accordo con il cardinale Tettamanzi che ha denunciato «la tv delle parole e delle opinioni, senza più i fatti». Berlusconi va in televisione per parlare di nonfatti, la sinistra dovrebbe pretendere di essere in televisione, almeno quanto lui, per parlare di fatti veri, quali la mafia, il conflitto di interessi, le leggi personali per salvare Berlusconi e il suo potere economico, la censura, gli attacchi ai giudici, gli stipendi insufficienti, la disoccupazione, il costo della vita.
In questa direzione va il libro di Prodi, scritto con Furio Colombo, "Ci sarà un'Italia", dove si dice con chiarezza che non appena la sinistra andrà al governo «tutte le leggi ad personam (per Berlusconi) si cancellano subito». Cancelliamo le leggi contro i cittadini e a favore di una sola persona, le leggi che hanno lo scopo di far tacere i giudici, le leggi che spingono a non pagare le tasse, le leggi che tagliano i contribuiti alla scuola pubblica, le leggi che dicono che i fascisti sono uguali agli antifascisti, le leggi che vogliono distruggere la Costituzione su cui è nata la democrazia in Italia. Basta con i parlamentari plurinquisiti e condannati. Basta con in ministri che dicono che bisogna imparare a convivere con la mafia.
Bisogna tornare dalle promesse finte e non mantenute alla democrazia dei fatti concreti, dal dialogo fra televisione e proprietario delle televisioni al dialogo fra cittadini liberi e governo democratico. Basta con i gentiloni leghisti che impunemente si permettono di dichiarare: «Ho chiesto al ministro della Difesa che vengano richiamati tutti i reparti speciali all'estero perché sono necessari da noi. Non dico che in ogni casa servano le mitragliatrici, ma questo comunque è un avviso ai criminali. Io sono un leone e quando toccano la Lega sbrano» (striscia rossa de l'Unità del 31 gennaio 2006).